Cambiavento

Contro la violenza sulle donne, un sistema metropolitano

Pubblicata il 20 dicembre 2015

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Contro la violenza sulle donne, un sistema metropolitano
Il contrasto alla violenza contro le donne è diventato sistema metropolitano. Con la sottoscrizione dell'accordo fra le istituzioni locali della Città metropolitana bolognese, i Centri antiviolenza e le Associazioni che svolgono attività di ascolto, accoglienza e sostegno il 16 dicembre scorso si è formalizzato il reciproco impegno per il funzionamento in rete dei servizi. L'accordo inoltre, consente la ripartizione dei fondi già messi a disposizione degli Enti locali (98.000€ circa) e quelli stanziati con il Piano nazionale antiviolenza del 2013 (230.000 €). Uno sblocco importante delle risorse per dare concretezza alle politiche di sostegno alle donne che subiscono violenza. I fondi saranno erogati dagli Enti capofila di ciascun Distretto socio-sanitario per conto dei Comuni che ne fanno parte per il territorio bolognese e dal Circondario imolese per il territorio di Imola. L'accordo ha validità fino al 31 dicembre 2019 e si colloca in coerenza alla convenzione di Istanbul sottoscritta dall'Italia ed effettiva dall'agosto 2014 e alla L.R. 6/2014 sulle pari opportunità, che prevede norme specifiche in materia.

Tre livelli di intervento a supporto delle donne che subiscono violenza
Tre sono i livelli individuati a sostegno delle donne che subiscono violenza: 1) ospitalità in pronta accoglienza, rivolta a donne con o senza figli che subiscono violenza intra o extrafamigliare che necessitano di pronta ospitalità; 2) ospitalità in seconda accoglienza, rivolta alle donne con o senza figli che subiscono violenza e che necessitano di un luogo protetto e accogliente in cui vivere per un periodo nel quale possono intraprendere un percorso adeguato di uscita dalla situazione di violenza; 3) consulenza, ascolto e sostegno rivolti a donne maggiorenni maltrattate nel proprio contesto famigliare o minacciate di violenza che necessitano di ascolto e accoglienza al fine di individuare strategie di uscita dalla violenza nel rispetto dell'autonomia e della decisione della donna stessa. 

Un accordo importante
L'importanza dell'accordo sottoscritto risiede nella formalizzazione di una collaborazione fra realtà pubbliche e private che, con l'obiettivo di fornire alle donne del territorio risposte articolate e adeguate ai singoli casi, agiscono in rete facendosi complessivamente carico dei percorsi di fuori uscita dalla violenza. La presenza di una rete consentirà l'investimento oculato e ottimizzato delle risorse nonché la raccolta di dati che consentano sia di tracciare un quadro attendibile del fenomeno quantitativo e qualitativo sia di monitorare il fenomeno stesso. Un passo avanti positivo che mette a valore l'esperienza storica nata all'inizio degli anni '90 col percorso che diede vita alla Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna. Quest'ultima è una delle due Associazioni in grado di farsi carico dei primi due livelli di intervento su indicati e relativi all'ospitalità. La seconda è l'Associazione Trama di Terre di Imola. Complessivamente i posti di pronta accoglienza sono 11 (di cui 2 a Imola) e quelli nelle case rifugio 25 (di cui 4 a Imola). Parte delle strutture che dispongono dei posti sono pubbliche e parte delle due Associazioni.
Oltre alle due Associazioni citate ve ne sono altre quattro individuate per far fronte all'esigenza descritta nel terzo livello e mappate nel numero verde 1522 del Ministero preposto e sono l'UDI, SOS Donna, Mondo Donna con lo sportello CHIAMA ChiAMA, PerleDonne. In base al criterio che stabilisce l'assegnazione del 90% delle risorse alle Associazioni in grado di intervenire sui tre livelli definiti dall'accordo e il 10% a quelle che intervengono sul terzo per il  territorio imolese all'Associazione Trama di Terre sono stati assegnati 17.625€ e a PerLe Donne 1958€.
In una nota stampa Trama di Terre, ringraziando tutte le donne che in questi anni hanno sostenuto l'Associazione, ha dichiarato che “I fondi stanziati sono ancora pochi, ma si tratta di un primo riconoscimento del lavoro che il CentroAntiviolenza di Trama di Terre svolge. Il nostro impegno continuerà accanto alle donne che si ribellano alla violenza maschile, come non abbiamo mai smesso di fare fino ad oggi, anche senza convenzione. Il nostro pensiero va a tutte quelle donne che hanno lottato in questi anni e che hanno pagato con il loro corpo il prezzo del controllo e del sessismo”.
Stabilendo una modalità di intervento sistemica e a rete l'accordo, che ha natura non solo programmatica ma anche culturale, esprime un orientamento che si auspica sia sempre più perseguito anche ad Imola dopo lo stallo degli ultimi anni. Una dinamica infatti che oltre alla attivazione di una rete fra i servizi e una effettiva collaborazione fra pubblico e privato (come chiesto anche nel documento sulla violenza contro le donne della Commissione Pari Opportunità del Comune di Imola), coinvolga le realtà che si occupano della cultura di genere e di contrasto alla violenza, condivida le informazioni e non si sottragga al confronto, favorisce di fatto la sensibilizzazione e la divulgazione di una cultura di contrasto alla violenza, fondamentale per la prevenzione e non meno importante del sostegno.

Ma a Roma…
Ma proprio quando nel nostro territorio si fanno passi avanti in questo senso, l'emendamento Giuliani, alla legge di stabilità, denominato “Codice Rosa” , toglie libertà e diritti alle donne che a seguito di maltrattamenti e violenze subite si rivolgono al Pronto Soccorso, prevedendo un percorso obbligato di segnalazione all'autorità giudiziaria. Tale emendamento implica per le donne che subiscono violenza, l'impossibilità di decidere come uscire dal percorso di violenza, magari col supporto dei servizi e dei centri preposti all'affiancamento di tale percorso. Non solo. Esse sarebbero esposte nella loro incolumità fisica e psichica e molte potrebbero rinunciare a rivolgersi al Pronto Soccorso per ricevere le cure necessarie con conseguenti difficoltà ad individuare e far emergere i fenomeni di violenza.
In una nota D.i.Re, la rete nazionale dei centri antiviolenza afferma che “ se l'emendamento “Codice Rosa” fosse approvato, una donna picchiata avrebbe paura di rivolgersi al Pronto Soccorso per farsi curare, già sapendo che la sua richiesta di aiuto e di prestazioni sanitarie si tradurrebbe automaticamente in una azione di polizia e poi giudiziaria. E poi chi garantirebbe l'incolumità fisica della donna dopo la visita al Pronto Soccorso? Una delle ragioni per cui le donne stentano a chiedere aiuto e a denunciare è proprio che hanno paura di essere uccise dal maltrattante se lo fanno. L'emendamento “Codice Rosa” è in aperta contraddizione con la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica del Consiglio d'Europa. La Convenzione di Istanbul è stata sottoscritta dall'Italia ed è giuridicamente vincolante dall'agosto 2014. Per le donne che subiscono maltrattamenti prevede il diritto di disporre di un sistema di supporto coordinato tra diversi attori territoriali, come i Centri antiviolenza, i Pronto Soccorso, le forze dell'ordine formate all'uopo, servizi sociali, eccetera”.
In un appello ai parlamentari e alle parlamentari a cui sta a cuore il tema, D.i.Re.  invita a contrastare l'emendamento “Codice Rosa” e invita alla sottoscrizione scrivendo a direcontrolaviolenza@women.it.

 

Virna Gioiellieri

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