Cambiavento

Inaugurazione del Bologna Shoah Memorial

Pubblicata il 26 gennaio 2016

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Inaugura domani 27 gennaio il Bologna Shoah Memorial
70 anni sono trascorsi da quel 27 gennaio 1946 quando furono aperti i cancelli di Auschwitz e liberati i tanti prigionieri lasciati in condizioni disumane allo stremo. Ed è in questo settantesimo che Bologna domani inaugura un memoriale dedicato alla Shoah nel piazzale realizzato fra via Carracci e il ponte di via Matteotti dietro la Stazione di Bologna Centrale . Un luogo non casuale e volutamente scelto su indicazione del Comune di Bologna per creare risonanza con il luogo in cui il 2 agosto del 1980 scoppiò la bomba che uccise 80 persone e ne ferì altre 200. Un simbolo in un contesto simbolico, composto da due blocchi di acciaio alti 10 metri che si fronteggiano e convergono fra loro fino a delimitare una stretta fessura che consente il passaggio di una sola persona. Ai lati, orbite vuote sovrastano il percorso ripetendosi in maniera ossessiva in tutte le direzioni. Rappresentano le celle dei deportati; il vuoto lasciato da chi le occupava. L'altra faccia del Memoriale è liscia e pensata espressamente per riflettere suoni, luci e immagini. Qui il perimetro delle celle si indovina solo attraverso lievi sporgenze.
«Su quella superficie si può continuare a 'scrivere' il presente – sottolinea Daniele De Paz, presidente della Comunità Ebraica di Bologna –. Coscienti del male e dell'ignoranza del passato rispondiamo, tutti assieme, con la vita, il ricordo e il dialogo, affinché la brutalità non risorga, in nessuna forma e contro nessuna cultura. Il nostro vero memoriale è un gesto antichissimo di ospitalità: aprire le porte econdividere le nostre memorie».  
E infatti la struttura è concepita come un magnete che attira le persone per indurle a riflettere e a pensare su quanto accaduto nella storiae sui nomi che lo sterminio ha assunto nelle diverse lingue e culture cha ha cercato di estinguere.
«Ricordare, ascoltare, andare avanti sono i tre verbi chiave dell'identità ebraica – spiega De Paz –, ma sono anche valori da condividere. Sono le basi di ciò che ci unisce: la memoria, che è universale, perché appartiene a tutti ed è essa stessa identità».
Sul monumento non ci sono scritte – eccetto una targa che riporta il nome di coloro che finanziariamente vi hanno contribuito – ma è il luogo stesso a parlare: una piazza immacolata, sorta sopra la neonata stazione dell'alta velocità. «È un luogo urbano intatto, da riempire di significati. Nello stesso tempo, è un sito della memoria. Affiancare il Memoriale della Shoah alla Strage di Bologna significa offrire, a chi fa il suo ingresso ideale in città, la possibilità di ricordare entrambe».
Mentre la paura, il terrorismo e l'esclusione risorgono a livello internazionale, il Memoriale di Bologna offre una visione del futuro completamente antitetica. Ad inaugurare congiuntamente la nuova struttura alle 17,30, saranno Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, Rav Alberto Sermoneta, Rabbino Capo della Comunità Ebraica bolognese e Shaykh Abd Al Wahid Pallavicini Presidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana.  

Il progetto
Il Memoriale è stato realizzato in 1 anno sulla base di un progetto scelto fra 284, da una commissione presieduta da Peter Eisenman, l'architetto autore del progetto del Memoriale di Berlino.
La scelta è caduta su 4 architetti romani trentenni. Già affermati nel loro campo grazie a riconoscimenti e collaborazioni internazionali, hanno deciso di partecipare, insieme, alla Memorial Competition fondando lo studio di progettazione SET Architects (Lorenzo Catena, Chiara Cucina, Onorato di Manno, Andrea Tanci). «Immaginiamo gli spazi architettonici come scenari della vita – racconta il co-fondatore Onorato di Manno - un'architettura che dialoghi in modo diretto con chi la vive attraverso l'attento rapporto con il contesto e la cultura locale con un approccio critico nei confronti dell'oggetto architettonico come fattore culturale. Appena individuato il tema e le specifiche tecniche, abbiamo cominciato a riflettere e parlare ai parenti dei deportati. Alla fine è stata la frase iniziale di Se questo è un uomo di Primo Levi a indirizzare la progettazione». I versi “Voi che vivete sicuri/ Nelle vostre tiepide case […] Considerate se questo è un uomo” hanno fatto scattare l'attenzione sulle celle dei prigionieri, al loro essere la pura negazione del concetto stesso di casa.
Tra i primissimi a sposare l'iniziativa il Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Marco Cammelli. L'impegno è stato confermato e portato a termine dall'attuale presidente, Giusella Finocchiaro. Nella stesura del bando si è rivelato fondamentale il contributo dell'Ordine degli Architetti di Bologna, mentre la stesura del progetto esecutivo dell'opera si deve alla bolognese Si Produzioni. A garantire la sostenibilità del progetto, il contributo finanziario della Regione Emilia-Romagna. Forte anche l'impegno internazionale, con la campagna della Comunità ebraica di Las Vegas, e in continua crescita il contributo di imprenditori e privati cittadini. Attualmente sono stati raccolti 160mila dei 280mila euro spesi. 

 Con il contributo di:
Regione Emilia Romagna, Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, Temple Beth Shalom of Las Vegas, Jewish Federation of Las Vegas, Unipol Sai, G.D., Banca di Bologna, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Fondazione Carisbo, Fondazione Marino Golinelli, Net Service, Coop Adriatica

 Con il supporto di:
Comune di Bologna, Urban Center Bologna, Ferrovie dello Stato, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Ambasciata d'Israele, Ordine degli Architetti di Bologna, Consiglio Nazionale Architetti, Museo Ebraico di Bologna, Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia, Centro di documentazione Ebraica, Istituto Storico Parri, Mémorial de la Shoah Paris, Anti Defamation League of Los Angeles, Aned Italia

 

(V.G.)

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