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S. Valentino, si festeggia l'amore. Quale amore?

Pubblicata il 14 febbraio 2016

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S. Valentino, si festeggia l
Oggi, 14 febbraio, S. Valentino, si festeggia l'amore. E' il giorno degli innamorati e il mercato è mobilitato a proporre al suo target, le coppie, svariati generi di articoli commerciali per festeggiare il loro amore, magari farsi perdonare qualcosa o sancire una riconciliazione dopo momenti di tempesta.

Ma quale amore? In nome dell'amore proprio nell'ambito della coppia o della famiglia (cosiddetta tradizionale) i maschi usano violenza, fino ad ucciderle, in molti casi. Il 2016 già ha consegnato le prime vittime e la strage continua, senza interruzione. Per questo, a fianco del 25 novembre giornata mondiale dedicata al femminicidio dalle Nazioni Unite, esiste un 14 febbraio, giornata di One Billion Rising, Rise for Revolution. La prima, lo rammento, nasce in ricordo delle sorelle Mirabal, tre coraggiose donne rivoluzionarie fatte trucidare nel 1960 dal dittatore della Repubblica Domenicana Rafael Leonidas Trujillo. La seconda invece, data amaramente simbolica, è individuata come giornata mondiale contro la violenza (tutti i tipi di violenza) consumata sulle donne, dalla femminista americana Eve Ensler che nel 2012 lancia un appello per un movimento mondiale.
Una scelta dal sapore ironico financo sarcastico che sbugiarda l'amore come pretesto giustificante delle pratiche violente. Da 4 anni in 200 Paesi del mondo il flashmob sulle note di “Break the cahin” (ormai divenuto inno della giornata) viene riproposto in centinaia di città. Ieri a Imola dopo molti anni si è svolta una manifestazione femminista, di sole donne. Una scelta tesa a proporre una riflessione agli uomini per dire che non ci basta la solidarietà esplicita di molti uomini (peraltro ancora una minoranza) ma che occorre che i maschi svolgano un percorso di genere per cambiare una cultura che è innanzi tutta loro propria e da loro imposta, come in modo clamoroso hanno dimostrato i fatti di Colonia il 31 dicembre scorso.

A Imola in corteo
Eravamo circa 250 ieri per le strade di Imola ad urlare il nostro disappunto verso una cultura che a parole riconosce le pari opportunità ma che nei fatti tende a riaffermare il potere maschile sulle donne. Donne di ogni generazione, moltissime le ragazze e tante le donne straniere. Un fatto che ormai mostra la corda nel mondo mettendosi a nudo in manifestazioni ben visibili e tangibili dai connotati tutti contemporanei. Non eravamo tantissime , avremmo potuto essere di più. E sono sicura che sono molte più numerose le donne indignate di fronte alla violenza di genere che ogni giorno viene consumata. E' stato un passo coraggioso nella tranquilla città di provincia di Imola dove il conflitto è malvisto e certo non percepito come opportunità di crescita ed evoluzione della comunità intera. Il corteo ha volutamente scelto un tracciato per toccare luoghi significativi. Partito dal piazzale della Stazione ferroviaria dove la rotonda è intitolata alle donne che hanno partecipato alla Resistenza, è passato dalla sede della CGIL (per il diritto al lavoro), l'Ospedale Vecchio (per il diritto alla salute, all'aborto e all'assistenza), la Biblioteca, Casa Piani, la sede distaccata dell'Università per il diritto allo studio, all'educazione paritaria, alla Cultura, per il riconoscimento del ruolo delle donne nella storia da cui veniamo fino a Piazza Matteotti dove si è svolto il flashmob di Break the chain. Un corteo colorato con slogan inventati all'occorrenza e altri datati a stabilire un ponte col percorso passato dalle piazze 40 anni fa. E siamo ancora lì. Ad ogni tappa canzoni e letture che hanno dato sostanza al senso della manifestazione. Poesie, testi e il documento politico con il quale le Associazioni e i gruppi promotori hanno motivato e invitato la partecipazione all'evento. In un sabato pomeriggio assolato sopravanzato da un dolce imbrunire i passanti a lato delle strade avevano espressioni un po' stupite e meravigliate; in un caso a Port'Appia la reazione provocatoria di un uomo ignorata dalle manifestanti. Le donne dovrebbero stare sempre in silenzio per qualcuno, ma il silenzio è ormai divenuto assordante e dunque deve e ha trovato le parole per rendersi udibile e visibile. Sì perché la sicurezza, spesso  reclamata da chi ha responsabilità politiche, non è in questo caso un problema di ordine pubblico, ma un problema di natura culturale, di coscienza che riguarda una evoluta convivenza civile e fra i sessi. Prima di raggiungere Piazza Matteotti, il corteo ha lambito il banchetto allestito dalla Lega, in via Emilia. 

Quale amore e per quale famiglia?
Di recente, come abbiamo tutti appreso dalle cronache, questa forza politica ha aderito al Family day in difesa della famiglia tradizionale. Ogni posizione è legittima, ma mi chiedo se non sarebbe ora di fare un atto di onestà intellettuale che apra una riflessione sulla violenza consumata per lo più proprio in questo modello di famiglia e nel modello di coppia tradizionale. E' questa la famiglia che vogliamo? o forse non sarebbe più efficace difenderla attraverso l'affermazione di una nuova concezione della relazione fra uomini e donne, perchè è su questo che la famiglia fonda la sua esistenza e il suo senso come ambito di solidarietà, di reciproco sostegno e di sana crescita di eventuali figli e figlie. Ironia della sorte, infine, un centro storico abbigliato dall'Ascom con drappi rossi costellati di cuori bianchi in preparazione del S. Valentino, una chiara allusione all'amore, dal suono ambiguo, nel contesto. Un appello all' amore? Quale amore? Quello dei cioccolatini, dei gioielli, dei fiori che fanno bene al commercio o una nota che finisce per risultare ironica in una realtà dove il significato e il senso dell'amore paiono più smarriti che affermati e comunica indifferenza rispetto al problema della violenza che ancora continua a giustificarsi con l'eccesso di amore? Certo sono meglio i fiori , i cioccolatini e i gioielli (per chi se li può permettere) ma ogni giorno dell'anno e come espressioni di amore reale. Naturalmente non voglio generalizzare. Il portato simbolico di questa giornata non è da disconoscere, ma forse un gesto altrettanto simbolico che evitasse una manifestazione che finisce per suonare un poco ipocrita servirebbe di più all'amore che per sua natura non è figlio del mercato ma che se praticato con consapevolezza e autenticità farebbe comunque bene al mercato.

(Virna Gioiellieri)

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