Una mostra che indaga il mito di Piero della Francesca

Pubblicata il 14 febbraio 2016

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Il mito di Piero della Francesca indagato nella mostra al S. Domenico di Forlì
Dopo le mostre di grande qualità realizzate nelle scorse stagioni, i Musei di San Domenico di Forlì hanno tenuto a battesimo venerdì 12 febbraio quella tanto attesa su Piero della Francesca definito dall'allievo Luca Pacioli “il monarca della pittura”.
Preannunciata in città con alcuni eventi in anteprima , espone 250 opere. Non tutte di Piero, naturalmente, le cui opere trasportabili sono davvero poche e tra queste se ne possono ammirare 4 o 5 in tutto. Ma questo fatto non deve deludere, perché la mostra è un appuntamento culturale il cui senso è tutto racchiuso nel sottotitolo: “Indagine di un mito”.

Piero della Francesca, uno degli artisti del '400 italiano che ha lasciato un'impronta indelebile fino a condizionare l'arte dei secoli a venire, è qui indagato per l'influenza evidente esercitata sugli artisti italiani e stranieri che ne hanno seguito e studiato il lavoro. Come ha sottolineato Daniele Benati del comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci, la mostra si fonda su un'idea di tramando culturale fino ad artisti dell'immediato passato, l'idea che le opere del passato continuino a vivere. Lo stesso Benati ha sottolineato come la mostra sia una specie di palestra che riverifica le idee messe in campo in epoche passate. Una sfida all'intelligenza del visitatore in una città, Forlì che è una delle città di Piero per l'influenza esercitata su Melozzo da Forlì.

Il percorso della mostra
La mostra apre con una sintesi significativa che affianca il quadro di Carrà “La moglie dell'ingegnere”, al busto marmoreo di  Battista Sforza di Francesco Laurana e prosegue con alcune sezioni in cui sono esposte opere che attestano l'importanza dell'opera di Piero (matematico e inventore della prospettiva nonché dell'inserimento dei piani prospettici nelle composizioni pittoriche) e la sua influenza sul lavoro degli artisti emiliani, veneti e toscani.
Numerosi e di altissimo livello gli artisti rinascimentali che si confrontarono con il linguaggio pierfrancescano, da Domenico Veneziano a Beato Angelico, da Paolo Uccello ad Andrea del Castagno, a Filippo Lippi a Fra Carnevale e Francesco Laurana. Così come ne subirono l'influenza gli artisti delle generazioni a lui successive come Marco Zoppo, Francesco Del Cossa, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì Antoniazzo Romano, Bartolomeo della Gatta e Giovanni Bellini. Le opere di questi maestri sono documentate in mostra in un confronto con le poche opere di Piero: la “Sant'Apollonia”, la “ Madonna della misericordia” a cui chiaramente si ispira la Silvana Cenni di Casorati, la Madonna col bambino, San Girolamo e un devoto.

La riscoperta di Piero
La riscoperta di Piero della Francesca, originario di S. Sepolcro (Ar), dimenticato per qualche secolo, risale in prima battuta al 1792 quando l'abate Luigi Lanzi gli dedica ampia attenzione nella sua “Storia pittorica dell'Italia”. L'interesse degli storici dell'arte fu poi crescente e testimoniato da varie vicende intermittenti fino alla metà dell'800, quando fra il 1858 e il 1861 il pittore purista Gaetano Bianchi noto come “il re dei restauratori” fu incaricato del restauro degli affreschi aretini, in serio pericolo.  E' durante questi lavori che alcuni artisti appartenenti al movimento dei Macchiaioli salendo sui ponteggi, scoprono il valore del pittore toscano subendone l'indiscutibile influenza che si ritrova nelle opere di Lega, Signorini, Cecioni, Borrani, Altamura inserite nel percorso espositivo. In mostra due monumentali copie degli affreschi di Arezzo prestito dell'Ecole des Beaux-Arts di Parigi restaurate per  l'occasione che testimoniano un momento decisivo della riscoperta di Piero così consacrato a fine '800 sulla scena internazionale grazie anche alla sintonia con Degas e Puvis de Chavannes.
Ma la consacrazione definitiva del valore dell'opera e delle teorie di Piero, arriva nel '900 quando a seguito di approfonditi studi lo storico dell'arte Roberto Longhi pubblica nel 1914 un articolo in due puntate su  “L'Arte” dal titolo “Piero dei Franceschi e lo sviluppo della pittura veneziana”. Questo saggio fu la base della monografia su Piero pubblicata successivamente nel 1927, un testo ancora di fondamentale riferimento. Longhi pone Piero alla base della rinnovata pittura veneziana di Giovanni Bellini e Antonello da Messina indicandolo come precusore di artisti moderni quali soprattutto Cézanne. Longhi inoltre poneva il pittore toscano a capo di una corrente alternativa rispetto a quella basata sul disegno e il chiaroscuro promossa da Vasari, definendola secondo l'efficace formula di “sintesi prospettica di forma-colore”.  In mostra le fotografie che servirono a Longhi come strumento di indagine.
L'interesse di Seurat prelude alla fortuna di Piero nella pittura della prima metà del Novecento, dalla metafisica di Carrà, Morandi, Funi e Casorati, alla pittura di Guidi e Campigli, al realismo magico di Donghi, al neorealismo della scuola romana di Cagli e Capogrossi. L'ultima sala dedicata ad alcune opere di  Balthus e Hopper attesta come l'eredità di Piero della Francesca sia consegnata alla piena e universale modernità.

 La mostra che terminerà il 26 giugno, è una vera e propria operazione culturale, difficile, che richiede l'accurata verifica delle ragioni che legano l'opera di Piero agli altri artisti in mostra. Frutto di studi approfonditi e lontana dall'essere un appuntamento commerciale come altri se ne vedono di questi tempi, esprime l'intento della diffusione della cultura, che è un bene in sé, come sottolineato dal Presidente della Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì, Pinza, ente promotore insieme al Comune di Forlì.

Prossimi appuntamenti a Castrocaro e San Sepolcro
Il mito di Piero sarà al centro anche di altre due mostre legate a quella ospitata a S. Domenico che si inaugureranno l'una il 12 marzo a Castrocaro Terme nel Padiglione delle Feste fino al 26 giugno con le opere di grandi artisti : Borra, Carrà, Casorati, Crivelli, De Chirico, De Pisis, Funi, Garbari, Guidi, Morandi, Morelli, Rosai, Savinio, Severini e Sironi. L'altra, che  aprirà i battenti il 19 marzo a San Sepolcro e chiuderà il 17 luglio, è centrata sul tema della Resurrezione. Accanto alla celebre Resurrezione di Piero della Francesca (di cui si sta ultimando il restauro) vivranno in una inedita comparazione alcuni straordinari capolavori dello stesso periodo con il medesimo soggetto: la tavola di Giorgio Vasari, il grande polittico di Marcantonio Aquili e il noto affresco del Pontormo della Certosa del Galluzzo. La mostra è collegata agli eventi pierfrancescani del 2016 e alle iniziative del percorso “Terre di Piero” tra Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana. 

 Alla mostra ai Musei di S. Domenico di Forlì è associata una iniziativa a sostegno della ricerca contro il cancro nei bambini grazie alla collaborazione fra la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì che donerà parte del costo dei biglietti a Mediafriend che raccoglierà fondi attraverso l'iniziativa Fabbrica del Sorriso.

 
ORARI DI VISITA
Da martedì a venerdì : 9,30 – 19,00
Sabato, domenica, giorni festivi : 9,30 – 20,00.
Lunedì chiuso.
28 marzo e 25 aprile apertura straordinaria
La biglietteria chiude 1 ora prima.

(v.g)

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