Cambiavento

L'affare Reder nelle carte segrete

Pubblicata il 25 febbraio 2016

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Walter Reder

"E' mia impressione che occorra ancora del tempo, prima che il manto dell'oblio consenta alla attuale situazione di evolvere in modo tale da poter riprendere l'argomento con favorevoli prospettive di soluzione. Credimi, con i più cordiali saluti"

Era l'inizio del 1955 e così il ministero degli Affari Esteri si esprimeva su una questione molto delicata. Il documento segreto, ora declassificato e messo a disposizione dalla Camera dei Deputati, è un'immagine del lavoro della diplomazia e della politica nei primi anni dopo il termine del secondo conflitto mondiale. Il carteggio riguarda Walter Reder, criminale di guerra condannato per la strage di Marzabotto "che eliminò senza alcuna discriminazione fra donne e bambini 836 persone" fra la popolazione civile.

A leggere le carte si può apprezzare il lavorare incessante per raggiungere una soluzione che permetta all'Italia di acquisire un’entratura austriaca limitando i danni in patria. "Non so se qualcosa si potrà fare o meno: certo è che una liberazione del Reder, concessa silenziosamente in modo da non sollevare in Italia il vespaio di certa stampa e di certa opinione pubblica, potrebbe avere benefica influenza in taluni ambienti austriaci" Così l'Ambasciatore d'Italia a Vienna il 15 dicembre 1955 al direttore generale degli affari politici del ministero degli Affari Esteri a Roma.

La risposta non si fa attendere e qualche giorno dopo è la politica romana che prende tempo e cerca di ricucire i rapporti disgregati - non pare troppo - dalla guerra.  "Carissimo, rispondo alla tua n. 5825 del 15 corrente in merito al maggiore Reder. Come sai complessivamente sono rimasti in Italia soltanto due ex appartenenti alla Wehrmacht, tutti e due condannati all'ergastolo: Kappler (tedesco) e Reder. La loro restituzione eventuale è subordinata alla decisione congiunta della Presidenza, del Ministero della Difesa, di quello dell'Interno e del nostro. Periodicamente il Ministero ha, in una forma o nell'altra, inoltrato alla Presidenza ed agli altri Dicasteri sopra menzionati le ricorrenti richieste delle rispettive Ambasciate a Roma, che hanno invocato in favore dei predetti un atto di clemenza. Sia la Presidenza che gli altri Ministeri si sono però pronunziati, anche in data recente, in senso contrario."

I risultati, non subito, ma forse non così scollegati da quelle istanze e corrispondenze, alla fine si apprezzano. Reder, dopo la resa tedesca, era riuscito a raggiungere la Baviera. Catturato dagli americani venne estradato in Italia nel maggio del 1948 con l'accusa di aver commesso crimini di guerra. Fu condannato nel 1951 all'ergastolo dal Tribunale militare di Bologna e nel 1964 si appellò al sindaco di Marzabotto per ottenere il perdono dei sopravvissuti e ottenere la libertà: 282 voti contrari e 4 a favore.

Nel 1980 il Tribunale militare di Bari ne decise la liberazione condizionale poiché "la criminalità di Reder - recitava l'ordinanza che lo definiva anche "valoroso combattente in guerra" - va ritenuta occasionale e contingente perché è collegata al fattore scatenante la guerra e quindi al particolare stato d'animo dell'ex maggiore". Il 24 gennaio 1985 l'esecutivo Craxi, indifferente alle proteste dei familiari delle vittime ed a quelle delle associazioni partigiane, si servì della "prevista possibilità" di scarcerazione anticipata prevista dalla sentenza del 1980 e ne decise la liberazione e il rimpatrio in Austria, su un aereo messo a disposizione dal governo italiano. "Non ho bisogno di giustificarmi di niente" così ritrattava nel 1986 la richiesta di perdono avanzata nel 1964 agli abitanti di Marzabotto attribuendone l'iniziativa al suo difensore. Morì a Vienna nel 1991.

(Caterina Grazioli)

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