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Disparità tra i sessi sul lavoro: in Italia le donne continuano a guadagnare di meno

Pubblicata il 10 maggio 2016

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<h1>Disparità tra i sessi sul lavoro: in Italia le donne continuano a guadagnare di men
La completa parità tra i sessi, per quanto riguarda le opportunità alle quali è possibile accedere, continua ad essere un miraggio in Italia, specie quando si prende in considerazione il mondo del lavoro. Se è vero che negli ultimi decenni, in molti paesi, la società ha attraversato cambiamenti epocali che hanno finalmente portato ad equiparare tutti i diritti della donna con quelli dell'uomo, va detto che, ancora oggi, le differenze di trattamento risultano essere diffuse e, a volte, anche tacitamente accettate.

Il rapporto Gender Gap 2015 elaborato da Jobpricing rivela che, nel corso del 2014, in Italia le donne hanno guadagnato il 7,2 % in meno rispetto agli uomini, ovviamente a parità di mansioni, livello di anzianità e di responsabilità. Scendendo nel dettaglio, si scopre che la retribuzione lorda annua dei lavoratori di sesso maschile è stata pari a 29.891 euro in media, contro i 27.890 euro del genere femminile. Potrebbe sembrare una differenza sottile, eppure questo dato dimostra in maniera incontrovertibile come, in molte realtà, continui a sussistere l'idea che l'opera prestata da una donna sul suo luogo di lavoro non abbia lo stesso valore di quella maschile.
Al di là delle riflessioni etiche che potrebbero essere fatte sulle conseguenze di questo svilimento del lavoro femminile, va detto che nella pratica esso si traduce in una minore possibilità di indipendenza, un fattore che ancora oggi continua a influenzare pesantemente la vita di molte donne.

La maggior parte delle grandi aziende e delle realtà imprenditoriali di successo oggi scelgono di rivolgersi ad uno studio che si occupa dell'elaborazione delle buste paga, centri ai quali è possibile delegare queste attività per assicurare ai propri dipendenti un trattamento equo e basato sul rigoroso rispetto dei contratti e di quanto stabilito dalle leggi sul lavoro. In sostanza, i servizi offerti da questi studi rappresentano una garanzia tanto per i lavoratori quanto per le imprese.

Ovviamente, il problema non è solo di natura amministrativa e non riguarda esclusivamente le piccole e medie imprese, sebbene nell'ambito di queste realtà le discriminazioni basate sul sesso siano più diffuse.
Inoltre, la questione delle differenze legate al genere sul posto di lavoro non si esprime solo a livello della busta paga. In Italia, è solo il 57,8% delle donne con un figlio ad avere un impiego: il paradosso sta nel fatto che in altri paesi europei, come Svezia, Slovenia, Paesi Bassi e Austria, persino la percentuale delle donne lavoratrici con 3 bambini risulta essere maggiore.
Il gap esistente tra uomo e donna diventa ancora più palese quando si considerano i cosiddetti ruoli chiave, ovvero quelli dirigenziali all'interno delle aziende, ma anche rappresentativi, ad esempio nell'ambito della politica. In Italia, solo il 5% delle grandi imprese quotate in borsa è guidato da un presidente donna, mentre, per quanto riguarda i consigli di amministrazione, la presenza femminile si ferma al 24%, un dato in crescita, ma comunque lontano dal 32% di paesi come la Francia.

Sono molti i settori in cui le donne, ancora oggi, faticano a guadagnare il proprio spazio e, come accennato, uno di quelli in cui il fenomeno risulta essere più evidente è la politica: nel 2015, la presenza femminile in parlamento ha raggiunto a malapena il 30%, contro il 44% della Svezia.

Ai numeri e alle considerazioni finora riportate, si aggiunge un ulteriore dato di fatto: in Italia, le donne faticano più degli uomini nel fare carriera e ottenere i dovuti riconoscimenti sul posto di lavoro. A ciò si aggiungono anche le difficoltà che portano molte giovani madri a dover scegliere tra vita lavorativa e famiglia: per ragioni di natura sociale e legate alle tradizioni culturali, gli impegni relativi all'educazione dei bambini continuano a gravare soprattutto sulle mamme, una situazione che spesso si rivela inconciliabile con l'ambizione di una carriera importante.

È auspicabile che sia a livello nazionale che europeo, vengano intraprese nuove iniziative volte ad appianare la secolare differenza tra uomo e donna sul posto di lavoro, anche attraverso l'offerta di maggiori e migliori servizi pensati per le madri lavoratrici, quali asili, incentivi e orari flessibili in ufficio.

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