Cambiavento

Chiude a Imola il caffè Bacchilega, nota un po' personale e un po'storica

Pubblicata il 31 maggio 2016

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Chiude a Imola il caffè Bacchilega, nota un po
Gli imolesi di oggi, dalla mezza età in giù, lo ricordano come bar Bacchilega. O caffè piuttosto? Per gli appuntamenti però è sembra bastato dire: “da Bacchilega”, “sotto il portico da Bacchilega”, luogo peraltro freschissimo nel caldo dell'estate.
Io, che la mezza età l'ho passata da un po', lo ricordo con il nome primitivo, un nome nobile: “Zanarini”. Veniva come filiazione della più celebre pasticceria di Bologna, oggi ancora viva e vivace in un angolo nobile di quella città: piazza Galvani.

Forse qualcuno ha già scritto la storia di come con questa denominazione le pasticcerie Zanarini si riprodussero nella nostra regione. A Imola “Zanarini” approdò sul finire dell'estate 1929, se prendiamo come punto di riferimento la pubblicità che apparve sul “Diario” il 21 settembre di quell'anno. L'indirizzo era chiaro: “Imola-Palazzo comunale”. Né bar, né caffè, ma “pasticceria-cioccolato- bombons” , e anche: “Bomboniere e servizi di rinfresco per nozze”.

A Riccione, allora già “perla dell'Adriatico” e soggiorno della famiglia Mussolini, Giorgio Bassani nel suo romanzo Gli occhiali d'oro ambientato alla fine degli anni '30 del secolo scorso, ricorda il locale di quel nome, posto in prossimità dei campi da tennis, frequentatissimi - immaginiamo - dall'Autore, appassionato di quello sport. Lo scrittore ferrarese, come si accorge chi lo legge, proietta infatti gran parte della sua personale esperienza nel giovane villeggiante ebreo narratore-protagonista di quelle pagine. «Avevamo fissato a quell'ora il campo da tennis dietro al caffè Zanarini», leggiamo. E più avanti: «Ha detto il campo da tennis vicino al caffè Zanarini? Chissà che più tardi non venga ad ammirarvi».

Ancora, del resto, sulla nostra riviera il nome Zanarini resiste legato a caffè e a hotel. A Riccione lo trovate in un viale parallelo al più celebre viale Ceccarini. Le guide Michelin direbbero: Vaut le détour.
Era il dopoguerra ed ero piccola, quando il nome “caffè Zanarini” circolava ancora nella città di Imola. Poi sempre lì, un po' sacrificato, eppure piacevole, in quella stretta striscia lungo il bel portico gotico del duecentesco palazzo comunale, è passato ad altre gestioni, ha preso il nome di caffè Mazzini, infine è diventato Bacchilega. E adesso chiude.

Un luogo di silenzio era, rispetto ai bar fracassoni che invadono con la loro musica-rumore lo spazio intorno. Un luogo che, pur essendo stato anche rinnovato negli arredi, riusciva ancora ad avere un'aria antica, un'aria nobile.
E adesso chiude, dicono. Fine della storia? Chi lo sa.

(Giuliana Zanelli)

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