Cambiavento

“L'inverno nucleare purtroppo è in agguato”

Pubblicata il 10 luglio 2016

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«Ricordo la vecchia battuta che mi facevano gli amici: “non hai un gran fisico per essere un grande fisico” e invece eccomi qua». In effetti Ettore Majorana ha un'età veneranda - il 5 agosto compirà 110 anni - ma sta benino. Ha accettato di farsi intervistare, rompendo così un lunghissimo silenzio, per le ragioni che lui stesso dirà. Ha messo una sola condizione: non vuole parlare della sua “scomparsa”.

D'obbligo una domanda preliminare sull'età: 109 sono una stranezza, quasi un record. C'è un segreto?
«Un record no: mercoledì scorso è morta Trinidad Alvarez Lira a 117 anni. Nel suo caso la stranezza era che nessuno credeva avesse quell'età: lei aspettava un documento per provare di esser nata nel 1898 ma quel certificato di nascita le è stato recapitato solo dopo il decesso. Nel mio caso nessun segreto: una vita sana e le cure giuste».

Ovviamente non posso chiederle se ha letto i numerosi libri sulla sua “scomparsa”: dal capolavoro di Leonardo Sciascia ai due usciti in questi ultimi giorni.
«Invece su questo le rispondo almeno in parte. La mia scomparsa ha appassionato così tanta gente che esiste ormai una sorta di paradossale scienza, la “majoranologia”: se lei va un rete vedrà che siccome Mauro De Mauro scrisse un articolo su di me mi hanno collegato alla sua sparizione e siccome Paolo Borsellino indagò su un “barbone” che parlava di fisica – per escludere poi che fossi io ed è un fatto noto – qualcuno insiste a dedurne che ci fossero collegamenti mafiosi. Non so se ridere o piangere. Quanto ai libri che hanno “romanzato” la mia vicenda quello di Sciascia è davvero un capolavoro come dice lei, anche se... il finale è sbagliato: non sono morto, tant'è che sono qui a parlare con lei».

Appena le ho nominato Peacelink ha accettato di rompere il silenzio: perché?
«Devo parlare di pace in pericolo, anzi di una minaccia nucleare tanto più pericolosa quanto più se ne parla poco. In passato ci furono grandi pericoli ma milioni di persone erano vigili; adesso c'è un misto di rassegnazione e ignoranza che diminuisce gli anticorpi. Da quel che lei mi ha detto, Peacelink mi sembrava il posto giusto».

E la scelta del momento? Si è fatto anche un regalo di compleanno?
«In effetti le ragioni “personali” sono due. La prima è che ovviamente a 109 anni non è il caso di rimandare ciò che si deve/può fare. La seconda è che negli ultimi tempi sono arrivate pessime novità rispetto alle armi nucleari e io mi sento in qualche modo responsabile... In teoria, perché come si sa non sono uno dei padri di quella prima bomba atomica anche se alcune mie idee hanno in effetti aperto la strada».

Le pessime novità allora: da dove partiamo?
«Visto che voi siete in Italia partiamo da lì. Nel generale silenzio stanno arrivando dagli Usa le B61-12, nuove bombe nucleari destinate a sostituire le B61 installate in Germania, Belgio, Olanda e Turchia. Sono in corso test per dotare la B61-12 di capacità anti-bunker, ossia penetrare nel sottosuolo, esplodendo in profondità per distruggere i centri di comando e altre strutture sotterranee in un first strike nucleare. Per l'uso di queste nuove bombe nucleari a guida di precisione e potenza variabile, l'Italia fornisce non solo le basi di Aviano e Ghedi-Torre, ma anche piloti che vengono addestrati all'attacco nucleare sotto comando Usa. E tutto questo - mi corregga se sbaglio – in segreto e in violazione degli accordi internazionali».

E' una di quelle notizie che solo gli scienziati, alcuni ricercatori e un drappello di irriducibili “contestatori” hanno segnalato.
«Sì, è così. Silenzi di comodo e censure. Ma non è l'unica notizia allarmante. Infatti lo Science and Security Board del “/The Bulletin of the Atomic Scientists/” ha annunciato che la lancetta dei minuti del 'Doomsday Clock', cioè l'orologio della fine del mondo, restano ferme a 3 minuti dalla mezzanotte, nonostante i progressi fatti con l'accordo sul nucleare iraniano e la Conferenza delle parti Unfccc di Parigi. Infatti quelle recenti piccole, buone notizie - cito - “rappresentano solo piccoli punti luminosi in una situazione mondiale più oscura e colma di potenziali catastrofi”. Tre minuti alla mezzanotte, cioè all'inverno nucleare sono davvero pochi ma – continuo a citare - “questa decisione è espressione dello sgomento per il fatto che i leader mondiali continuano a non concentrare i loro sforzi e l'attenzione del mondo sulla riduzione del pericolo estremo rappresentato dalle armi nucleari e dal cambiamento climatico”. Anzi. Ricordo che dello Science and Security Board fanno parte 16 premi Nobel. Non proprio persone sprovvedute. Le lancette del Doomsday Clock sono state spostate a 3 minuti prima della mezzanotte il 22 gennaio 2015 e rappresentano il più alto livello di pericolo per la sopravvivenza degli esseri umani sul nostro pianeta dal 1983, quando cioè si era ancora in piena Guerra Fredda. Posso proseguire su questo terribile, simbolico orologio?».

Certamente.

«Pur riconoscendo i notevoli progressi che rappresentano gli accordi sul nucleare iraniano e quelli presi a Parigi sul clima, il “/Bulletin of the Atomic Scientists/” avverte che questi passi in avanti sono stati in gran parte vanificati dal crescere di altre tensioni planetarie: le tensioni fra gli Stati Uniti e la Russia sono a livelli che ricordano i periodi peggiori della guerra fredda. I conflitti in Ucraina e in Siria si aggravano mentre la Turchia, membro della Nato, è sempre più aggressiva verso la Russia. Washington e Mosca aderiscono alla maggior parte degli accordi sul controllo degli armamenti nucleari ma gli Stati Uniti, la Russia e altri Paesi con armi nucleari sono impegnati in programmi per modernizzare i loro arsenali, il che suggerisce che abbiano intenzione di mantenerne e conservarne la disponibilità almeno per decenni, nonostante i loro impegni, codificati nel Trattato di non proliferazione nucleare, di perseguire il disarmo nucleare. Poi c'è la Corea del Nord. Per tacere di Israele che finge addirittura di non avere armi nucleari».

L'altro pericolo – cioè l'ecocidio, la distruzione della vita sul pianeta – è altrettanto grave?
«Per quanto riguarda la catastrofe climatica il “Bulletin” sottolinea: “Anche se può essere promettente, l'accordo sul clima di Parigi è arrivato verso la fine di anno più caldo della Terra, un record dell'aumento della temperatura globale rispetto ai livelli pre-industriali». Sviluppi positivi sul clima, citati dal “/Bulletin/” nella dichiarazione includono l'enciclica “/Laudato sì/” di papa Francesco, il movimento per disinvestire dai combustibili fossili, i nuovi progressi tecnologici nei sistemi energetici e la formazione di governi più rispettosi del clima a esempio in Canada e Australia. Ma è ancora pochissimo rispetto a quel che urge».

Restiamo sul «/Bulletin/»: i timori non sono finiti, vero?
«Purtroppo no. C'è una grande preoccupazione per il cosiddetto “nuclear power vacuum” in tutto il mondo. Cito di nuovo: “La comunità internazionale non ha messo a punto piani coordinati per affrontare costi, sicurezza, gestione delle scorie radioattive e la proliferazione, le sfide che pone l'espansione nucleare su larga scala”. In sintesi ecco quel che scrive Rachel Bronson: “l'anno scorso, lo Science and Security Board del /Bulletin/ aveva spostato il Doomsday Clock in avanti fino a 3 minuti alla mezzanotte, osservando che /La probabilità di una catastrofe globale è molto alta e le azioni necessarie per ridurre i rischi di catastrofe devono essere prese al più presto/. Siamo fermi, L'orologio fa tic tac. Il pericolo globale incombe. Tutti i leader dovrebbero agire, immediatamente».

Se i leader sono immobili e incoscienti, se gli scienziati non vengono ascoltati... siamo perduti? Oppure la mobilitazione dal basso può invertire la rotta?
«Io concordo con i cosiddetti “disarmisti esigenti” che parlano di due “bombe” che incombono come una spada di Damocle: la bomba atomica e quella ecologica. Se e potrebbe aggiungere una terza, quella finanziaria, perché il sistema industrial-militare, l'economia accumulativa e il consumismo sfrenato sono strettamente in connessione. Se i popoli si mobilitano... la speranza può riaprirsi. Ed era proprio questo che ci tenevo a dire, alla vigilia dei miei 110 anni».

Professor Majorana mi piacerebbe chiederle mille cose, anche di fisica teorica, ma il tempo dell'intervista sta finendo e comunque la vedo molto affaticata. Posso togliermi però una piccola curiosità?
«Prego».

Deduco da un risposta precedente che lei ha letto i libri del suo conterraneo Sciascia: c'è qualche altro scrittore italiano dei nostri giorni che conosce?
«Ho molto amato i libri di Umberto Eco. E d'altronde se non avessi letto una delle sue “interviste impossibili”, per la precisione quella fatta da Eco a a Pitagora, non avrei avuto l'idea di questa chiacchierata con lei. A volte anche un'intervista inventata può essere portatrice di verità».


BREVE NOTA FINALE
Come svela Ettore Majorana nell'ultima risposta questa è una “intervista impossibile”. Ma sarà utile precisare che le informazioni e le analisi di Majorana si basano sul citato “Bulletin” ma anche su recenti articoli di Manlio Dinucci e del duo Alfonso Navarra e Laura Tussi; ovviamente la responsabilità del montaggio e le preoccupazioni attribuite a Majorana sono del non immaginario Daniele Barbieri.

(Pubblicato per gentile concessione di Peacelink -Telematica per la pace)

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