Cambiavento

Unioni "civili"

Pubblicata il 25 luglio 2016

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Unioni "civili"
Castel San Pietro Terme (Bo). E' successo dalle nostre parti, proprio poco lontano da casa nostra. Si tratta di una cosa vecchia come il mondo che solo la stupidità dell'uomo poteva caricare di connotati da evento epocale.
Arriva nella piazza del comune di Castel San Pietro Terme una panda gialla, una come tante se ne vedono, appena un poco più visibile per il colore, non certo anonimo. Scendono due donne, poco più che quarantenni e si incamminano verso la porta del municipio. Sulla soglia e nella piazza alcune persone in attesa.
Ecco arrivano altre auto: parcheggiano e altre persone seguono le due donne all'interno del municipio. Elena e Deborah sono già davanti al sindaco Tinti attorniate da un folto gruppo di parenti, amici, conoscenti.
Si respira un'aria come di novità, di mai visto prima nonostante tutto sembri scorrere nella più noncurante normalità.
Poche parole, alcune d'obbligo, altre di rito ed Elena e Deborah sono unite civilmente. Come si conviene ed è solito in queste circostanze segue una lunga fila di abbracci, di baci, carezze, strette di mano. Qualche lacrima.
Tutto nella normalità pur nell'evento che ci si ostina a considerare come eccezionale. Non esiste eccezionalità nel dichiararsi innamorati e decisi a trascorrere la vita insieme, non possiamo considerare evento il gesto più normale tra i rapporti umani.

Dal balcone del municipio spuntano due visi sorridenti e due braccia alzate quasi a simboleggiare un gesto di vittoria: "Stiamo insieme da tempo, ma solo ora siamo veramente unite e non si tratta solo di un effetto di legge". Già, l'effetto di legge. Le parole delle due donne non riescono a nascondere un senso di vittoria, la vittoria dell'amore sull'ipocrisia, la vittoria del coraggio che sconfigge il consueto, la tradizione, l'ovvietà. Una pioggia di riso sorprende le due "Unite" quando escono dalla porta del Municipio: mani alzare a proteggersi il viso e gli occhi, piccole grida di gioia e di sorpresa, altri abbracci, altri baci. Strette di mano.

Che la felicità vi innondi e ricopra la vostra vita di fiori colorati e profumati, che la vostra vita scorra felice e serena come spetta a chi si vuole veramente bene, che la vostra unione sia solida come il vostro amore e serena nella quotidianità. Scrivo parole di augurio in conclusione di un evento che "merita" lo spazio nelle pagine del giornale e in questo modo mi rendo conto che semplicemente ed inconsciamente sto descrivendo comunque un evento insolito, desueto, non scontato. Un piccolo quasi insignificante sussulto di inquietudine e di vergogna mi assale, poi mi ritorna il sorriso: scrivo della vostra felicità con povere parole, ma la vostra vittoria è grande, è grande. Che sia di lezione a noi tutti. Un abbraccio.

(Mauro Magnani)

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