Cambiavento

La morte di Nadiani e le promesse mancate

Pubblicata il 11 agosto 2016

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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta di Renzo Bertaccini al sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi sulla morte di Giovanni Nadiani.

Caro sindaco,
adesso che abbiamo accompagnato il nostro Giovanni Nadiani nel suo ultimo viaggio, vorrei rispondere alla tua dichiarazione per la scomparsa del nostro amico poeta.

Perdona se non mi viene la mia abituale ironia. Non ti nascondo infatti la mia rabbia e il mio fastidio a leggere quelle parole, le stesse che avete usato (parlo di voi istituzioni) due anni fa alla morte di Guido Leotta.
Allora se ne era andato "una colonna della cultura faentina", adesso invece è la volta dell'intellettuale eclettico "che ha lasciato un segno profondo".
Belle parole, ah sì sì, peccato che nessuno di loro le possa più sentire. Basta, per favore.

Scriveva Nadiani alla scomparsa di Leotta: "Sognavamo una Casa della Letteratura in cui far convergere tutte le iniziative attorno a quest'arte sempre più bistrattata. E in trent'anni, dopo centinaia di libri pubblicati, le recensioni nei maggiori organi di stampa, dopo il 'Premio della Traduzione' del ministero della Cultura, i premi e i riconoscimenti di tanti enti internazionali come l'Unesco, ebbene sì in trent'anni il Comune di Faenza nel suo provincialismo non è stato in grado di trovare neppure un sottoscala, nonostante le reiterate promesse di sindaci e assessori".

Altri intellettuali, altri studiosi, altri artisti se ne andranno, d'altronde siamo una razza di morti. Volete aspettare che siano tornati a essere polvere per accorgervi di loro e riconoscere il loro lavoro?

Cosa ne è dell'arte e della cultura a Faenza? Stiamo diventando una città fighettina, modaiola, distratta, sorda, superficiale, smemorata. Volete passare alla storia per questo?
Voi dovete amministrare questa città, ma serve un grande respiro, una programmazione, una progettazione. Cominciando dalle istituzioni culturali cittadine per esempio: non è possibile che la biblioteca, la pinacoteca, le scuole di musica e di disegno vivano alla giornata, in uno stato di costante precarietà, senza finanziamenti, senza prospettive certe, con un personale ridotto all'osso. Dopo di che passiamo al resto.

Non rappresento altri che me stesso ma mi sento parte di quel movimento di pensieri e di persone che operano nell'arte e nella cultura, con costanza e coerenza, e che chiedono impegni e rispetto. In vita possibilmente.

(Renzo Bertaccini)

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