Cambiavento

Edilizia, una crisi che non finisce mai

Pubblicata il 8 ottobre 2016

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Ravenna. Nel pieno del suo ottavo anno, continua ad imperversare nel nostro paese la grave crisi del settore edile e del suo indotto, dovuta ad un immobiliare poco più che fermo e alla scarsità di investimenti pubblici e privati. Una crisi dura che colpisce in maniera particolare la provincia di Ravenna e che non ha risparmiato e non risparmia tuttora imprese grandi o piccole o imprese cooperative o private, in questo quadro l'unica impresa che sembra non soffrire più di tanto di tale crisi è la cooperativa CMC di Ravenna, ma va precisato che gran parte del suo fatturato è fatto all'estero.

I numeri della grave crisi edilizia in provincia di Ravenna parlano chiaro, in otto anni le imprese iscritte alla Cassa Edile sono passate da oltre 1.000 a poco più di 500 e si sono persi 3.500 posti di lavoro, e purtroppo in questo settore il peggio sembra senza fine.

In questi giorni, dopo 70 anni di attività, è stata messa in liquidazione l'impresa di costruzioni Gallileo Pasini di Ravenna con i lavoratori che sono stati tutti licenziati, questa è l'ultima di una serie di chiusure e ridimensionamenti di tante imprese edili piccole o grandi, tra cui hanno spiccato il fallimento della Bentini di Faenza, che era la più grande azienda privata del settore in provincia e la chiusura della cooperativa muratori di Cotignola, mentre continua l'agonia in liquidazione della ormai ex Iter di Lugo e prosegue la grave crisi in concordato della Acmar di Ravenna.

La vertenza della cooperativa Iter sembra non avere fine, la crisi dell'azienda iniziata nel 2010 si è conclusa lo scorso anno con la sua messa in liquidazione che di fatto ne ha sancito la chiusura, a maggio di quest'anno terminata la cassa integrazione i lavoratori ancora in forza alla Iter sono stati licenziati, nel contempo in Regione i sindacati del settore e Legacoop Ravenna hanno raggiunto un accordo per una parziale ricollocazione dei lavoratori, così che è nata Coopolis una nuova cooperativa nel settore delle manutenzioni edili che gradualmente avrebbe dovuto occupare una parte dei lavoratori licenziati, alla data attuale su 72 persone da ricollocare ne sono state ricollocate poco più di una decina. La cooperativa Iter una decina di anni fa dava occupazione a oltre 450 lavoratori.

Nella cooperativa Acmar gli eventi sono precipitati all'inizio del 2015 quando in febbraio è stata depositata una richiesta di concordato in bianco con il già previsto esubero di circa la metà dei lavoratori, dopo vari rinvii, quest'anno a tarda primavera l'azienda è stata ammessa al concordato. La situazione in Acmar si sta complicando in quanto alla fine di questo mese la cassa integrazione straordinaria termina, nel frattempo i sindacati e la direzione della cooperativa hanno sottoscritto un accordo per la mobilità volontaria. L'Acmar ha annunciato l'intenzione di procedere a fine ottobre con il licenziamento di 107 lavoratori, i sindacati hanno invece chiesto l'utilizzo di altra cassa integrazione. La cooperativa Acmar fino a pochi anni fa dava occupazione a circa 400 lavoratori. Come si può ben vedere Iter e Acmar, due realtà dalla situazione molto complessa, nella già molto complessa situazione del settore edile e del suo indotto.

 

(edgardo farolfi)

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