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REFERENDUM COSTITUZIONALE: “Sel, le nostre ragioni del no”

Pubblicata il 1 dicembre 2016

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REFERENDUM COSTITUZIONALE: “Sel, le nostre ragioni del no”
Nella scrittura della Costituzione Italiana, nata a seguito della lotta antifascista i padri costituenti avevano inserito la possibilità di modificare in alcune parti la carta costituzionale adeguandola alla realtà del tempo. Con l'art. 138 si dispone che le leggi di revisione della costituzione sono sottoposte a referendum popolare per l'approvazione delle modifiche se “la legge NON è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza dei 2/3 dei suoi componenti”, i legislatori ritenevano quindi, che solo i cittadini si potevano arrogare il diritto di approvare o meno le modiche alla legge fondamentale dello Stato Italiano.

Il 4 dicembre ci si recherà alle urne per esprimersi, su un quesito referendario formulato in maniera deliberatamente “fuorviante” nei confronti dei cittadini, al fine di favorire il governo, inducendo a votare SI.

Il Circolo Sel di Imola invita a votare NO perché:

- NON si supera il bicameralismo ma lo si rende più confuso creando conflitti di competenze tra i vari organi (è di pochi giorni fa la sentenza di anticostituzionalità della Legge Madia sulla riforma della pubblica amministrazione a seguito del ricorso della regione Veneto). I sindaci delle maggiori città italiane, oltre ad essere rappresentanti NON eletti delle Città Metropolitane, si troveranno ad esercitare anche la funzione di senatore del riformato Senato Italiano. Si sommeranno quindi in un'unica persona 3 cariche di cui quella di Senatore che, si dovrà occupare di materie lontane dalla quotidianità dei problemi degli enti locali. Si correrà inoltre il rischio che alcune grandi città italiane NON vengano rappresentate nel nuovo Senato riformato, in quanto esprimono un governo della città diverso dal governo regionale. Gli attuali sindaci di Torino, Milano e Roma difficilmente verranno eletti dai consigli regionali piemontese, lombardo e laziale, perché molto difficilmente una forza politica eleggerà un rappresentante di un altro partito che nel nuovo Senato potrebbe modificare la maggioranza, escludendo però la rappresentanza di alcuni milioni di italiani.

- NON si diminuiscono i costi della politica in maniera significativa. Molto meglio dimezzare gli eletti in entrambe le Camere e tagliare sui compensi come è stato fatto in alcune regioni; ad esempio l'Emilia Romagna.

- NON diminuisce affatto la burocrazia italiana asfissiata da migliaia di leggi e decreti attuativi, ma stranamente la riforma costituzionale interessa i maggiori poteri finanziari internazionali, interferendo nell'autonomia politica italiana ed auspicando scenari apocalittici dal 5 dicembre in poi. Limitare la possibilità ai cittadini di scegliersi i suoi rappresentanti e quindi “Il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi” rende “un paese” sicuramente molto più attrattivo per la finanza internazionale. J.P. Morgan già nel 2013 affermava in un rapporto interno che le costituzioni del Sud Europa, scritte dopo la II guerra mondiale “mostrano una forte influenza socialista” che non rende agevole gli investimenti.

Infine vogliamo porre l'accento sulla troppa personalizzazione di questa campagna referendaria e sui toni troppo forti utilizzati sui media. In un referendum gli schieramenti politici e sociali vengono superati e il posizionamento da una parte o l'altra matura sulla base della valutazione positiva o negativa che si dà al quesito referendario.
Le cadute di stile di alcuni ministri in questa campagna referendaria sono state molte; affermare che votando SI “avremmo il dovere che ci sia lo stesso tipo di diritto alla salute a prescindere dalla regione” come ha detto un ministro della Repubblica, è un affermazione grave che si pone in contrasto con l'art. 32 della Costituzione che “riconosce la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività".

(Stefania Battilani, Coordinatore circolo SEL di Imola)

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