REFERENDUM / COMMENTI: "E adesso?"

Pubblicata il 5 dicembre 2016

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REFERENDUM / COMMENTI: "E adesso?"
E adesso? Riprendo la mia facile ed insana abitudine di ricorrere a frasi fatte: “Tutto da rifare pover'uomo!”. Abbiamo, tutti indistintamente, errato confondendo la disputa costituzionale con una disputa politica.
Abbiamo assistito a confronti e contradditori indegni di una democrazia matura, di un insieme sociale che, prima di tutto, ha deciso che l'aspetto più importante per un quieto vivere sia e debba essere l'attenzione alle ragioni dell'altro.

Assistere nella tarda serata di ieri sera alle prime dichiarazioni, dopo la presentazioni di inequivocabili dati di scrutinio, dei rappresentanti dei due fronti è stata una cosa triste, molto triste, e presagio di futuri fumosi, incerti, rissosi, inconcludenti: non certo rassicuranti.
Abbiamo potuto ascoltare termini utilizzati come drogati”, pezzenti e via discorrendo. Il meglio della qualità politica dei nostri giorni.
Molto interessante poi l'assistere a schieramenti che più eterogenei non si può: su entrambi i fronti esponenti di idee condivise la cui vita politica, le posizioni assunte nel tempo, le frequentazioni predilette, le idee riguardanti la società non potrebbero essere più diverse: la rappresentazione della Sodoma e Gomorra Italiana con relativa confusione delle lingue.
Una riedizione in chiave moderna del diluvio universale? Avete approntato l'arca nel giardino? Temo non ci sarà arca tanto capace da contenere tutta la nostra stupidità, la nostra intransigenza, la nostra ostentata sicurezza, le nostre determinate certezze.

Dopo aver adeguatamente infangato l'avversario con selezionati improperi, arriva poi l'ostentazione della certezza assoluta. Forti dei numeri, in completa assenza di un attento esame delle quantificazioni, i “vincitori” si sono fatti forti dell'esito ed è inevitabilmente iniziata l'esposizione di sicurezza. Così abbiamo potuto assistere allo sproloquio di chi ritiene che erigendo un robusto muro si riesca a vincere il freddo, di chi da sempre arringa la folla selezionando l'obiettivo da colpire facendo leva sui valori più bassi dell'uomo, seguito subito a ruota dall'ennesimo e nuovissimo che afferma di avere, lui si, la sola ed unica verità in tasca, quello che, per intenderci, è tanto sicuro di sé da evitare di scegliere al fine di non sbagliare.

Nel bel mezzo dell'assordante rumore del pollaio, tra la convinzione dei tanti che ritengono il volume della propria eloquenza determinante ai fini della qualità della stessa, cercando di stare bene attenti nel percepirla, qualche piccola timida vocina che tenta di esprimere dubbi circa le scelte portate avanti, esprimendo incertezza, possibilità di errore, ricerca di dialogo. Ho molta paura di aver così individuato i futuri perdenti, gli impossibilitati ad emergere, quelli che non nascondono di essere pieni di dubbi.

Condividendo e rispettando la linea del giornale, linea redazionale che prevedeva con determinazione la necessità di ospitare in modo paritario entrambi gli schieramenti impegnati nel contendere, non ho esternato alcuna posizione circa la qualità del contesto di modifica costituzionale, pur avendo, e come potrebbe essere diversamente, una mia personale idea al riguardo.
Lo faccio ora, a giochi fatti, dopo il sorriso amaro dello sconfitto e il radiante atteggiamento del momentaneo vincitore, esprimendo tutti i miei personali dubbi sulla qualità e sui termini della proposta di modifica costituzionale: pur essendo assolutamente certo della necessità di porre un freno alle spese di questa politica che troppo ha avuto e troppo poco ha dato, pur non riuscendo ad avere dubbi circa la necessità di individuare un sano equilibrio tra rappresentanza e necessità di decisione certa, pur nella determinazione e nella necessità di eliminare sprechi e posizioni indifendibili, ho da sempre temuto la certezza di chi sa di non aver sbagliato mai, dell'uomo con il costume da superman sotto la camicia, di chi è ben certo di avere la sola e possibile verità in tasca.

Consapevole della mia scelta a lungo meditata, ricercata nella determinazione dell'ascolto di chi ne sa più di me su entrambi fronti e nel dialogo con amici, conoscenti, avversari, ho assistito alla presentazione dell'esito referendario in silenzio, quasi rannicchiato nella sicurezza della mia poltrona preferita, tra il silenzio dei miei tanti libri che, comunque, non sono riusciti, in questo caso, a darmi sicurezza, certezza, determinazione: “E adesso?”.

(Mauro Magnani)

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