Cambiavento

Trappola per topi

Pubblicata il 23 dicembre 2016

Vai alla sezione Lettere e Commenti »

Trappola per topi

Ciò che é stato é adesso e ciò che dovrà essere é già stato.
Libro di Quoelet

Via via che ci si allontana dal giorno in cui milioni di gufi hanno oscurato il cielo sopra Palazzo Chigi, si precisano i contorni del pasticciaccio combinato dall'uomo cui avevamo affidato le stremate speranze di rinascita dell'Italia.
Con la complicità di un gruppo dirigente che ha abdicato alla sua funzione assecondandone, per piaggeria e interesse, ogni scelta.
E di una opposizione interna isterilita in una guerriglia che ha finito per confinarla in una terra di nessuno, dalla quale non riesce a farsi ascoltare né dai pochi rimasti nel PD né dai tanti che l'hanno lasciato.
Questo PD di un Renzi sconfitto ma non ravveduto sembra non possedere nell'insieme, al centro e in periferia, le capacità e la credibilità per riannodare il filo reciso del rapporto con la parte della società che un partito di sinistra dovrebbe rappresentare.
Gli manca il coraggio critico, la curiosità, la generosità per farlo.
Gli mancano anche le forze.
Come ha dimostrato il fallimento del porta a porta in occasione del referendum, non é possibile alcuna riconquista dei territori perduti con un esercito rattrappito di soli ufficiali, più specializzati nel respingere che nell'accogliere bisogni, idee, persone nuove.
Servirà ben altro che una chiamata in correo dei grillini, nell'illusione che il proprio riaccredito passi dal discredito dell'avversario.
Qualcosa che scavi più a fondo nelle ragioni di un malessere che il voto non rivela ancora del tutto, qualcosa di meglio di un dibattito post elettorale autoreferenziale, asfittico, rancoroso.
Le volgarità di Giachetti apprezzate dall'assemblea PD danno conto non solo di un deprimente profilo umano e politico ma di una agghiacciante mancanza di quella fraternità che, fin dal tempo di Platone, rappresenta la condizione indispensabile per una feconda dialettica delle idee.
Un congresso in queste condizioni, vissuto in interni per soli interni, ora o più avanti, rischia di riprodurre solo l'esistente.
Né servono accordicchi fra oligarchi.
Ci vuole rispetto, fiducia nella partecipazione e la convinzione che questo PD, maggioranza e minoranza assieme, da prima di Renzi, non si basta da solo.
L'alternativa è farsi un partito su misura, dove c'è posto solo per chi ti da ragione.
Ma allora, forse, questo partito c'è già .
Tutto questo mentre l'altra sinistra celebra la propria impotenza a cambiare lo stato di cose presenti, come lo chiamava Marx, individuando ancora una volta il nemico nel parente più stretto.
Appagata di conservare quel che c'era prima ma non sarà mai più come prima perché, intanto, tutto, attorno, é cambiato.
Incapace di comprendere che il fallimento è comune.
Vedere il transfuga D'Attorre festeggiare assieme alla Meloni la caduta dell'ultimo governo d'Europa orientato a sinistra, tiepida e imperfetta quanto si vuole, ha illuminato più di cento convegni lo storico smarrimento di un ceto politico inadeguato a rappresentare le istanze di progresso di cui si vorrebbe portatore.
Dal suo letto di lana a Bruxelles uno dei peggiori sindaci di Bologna critica Pisapia che si aggira fra le macerie per vedere se si può salvare qualcosa.
Parla ancora di vera e falsa sinistra.
E sembra di riascoltare Bordiga.
Di rivivere l'atmosfera fra le due guerre del secolo scorso.
É ormai chiaro che il populismo é un fenomeno compenetrato a questa fase dello sviluppo delle società occidentali.
La crisi delle nostre democrazie non é solo il risultato delle difficoltà economiche e dei limiti dei governanti, ha origine, scriveva qualche tempo fa il filosofo Ivan Krastev, nell'apertura delle società che sfocia nell'inefficacia delle istituzioni e nella mancanza di fiducia in esse.
Il problema non è in che modo le élites possono ripristinare la fiducia della gente ma come può una democrazia liberale funzionare in un contesto in cui le classi dirigenti saranno costantemente oggetto di sfiducia, spesso a prescindere da ciò che fanno.
Sta accadendo ovunque.
Riportare tutto a Renzi come ieri a Monti e domani a chiunque regga il cerino dimostra solo che non abbiamo capito quel che accade né possediamo strumenti per affrontarlo.
Il disagio é reale, certo, non parliamo degli errori del Premier, della sua arroganza, ma questo non basta a spiegare.
E men che meno a risolvere.
Il Governo non ha fatto solo cose sbagliate.
La maggior parte degli italiani lo pensa ma i  fatti non lo confermano.
Nè il referendum sembra dischiudere prospettive più rassicuranti di un Di Battista che dal sellino della moto scimmiotta Italo Balbo dopo la trasvolata atlantica.
Sulle riforme fatte si possa avere opinioni radicalmente diverse.
Ma nessun uomo onesto può pensare che le cose possano restare come erano prima.
"È dinanzi agli occhi di tutti, diceva Pietro Ingrao nel 1985, l'assurda ripetitività di dibattiti e decisioni legislative, l'esorbitanza del numero dei parlamentari, i difetti pesanti di coordinamento ".
La sinistra nasce dall'idea che si possa cambiare il mondo, " cammino che va dal regno della necessità al regno della libertà ".
Siamo ancora piuttosto distanti.
A volte ti chiedi se davvero, come sostiene Kant, l'umanità sia in costante progresso verso il meglio.
Chi farà le riforme giuste, un'equa redistribuzione del reddito, il risanamento delle periferie?
Chi renderà più unita l'Europa, darà lavoro ai giovani, accoglierà meglio i profughi?
E, soprattutto, come lo farà?
La sinistra, é sicuro, può fare a meno di Renzi, di Hollande, della Clinton, ma nel mondo di Trump, di Putin, di Marie Le Pen o anche solo di Casaleggio non può fare a meno dell'intelligenza e della responsabilità.
Deve indicare le vie, le tappe, le alleanze che traducono i bisogni in diritti, le speranze in realizzazioni.
Deve dire come cambia " il cattivo corso del mondo".
Non può ridurre le enormi difficoltà di governare un mondo a rischio, sovraffollato e  ingiusto a un cumulo di recriminazioni e di addebiti personali. Altrimenti, semplicemente, non serve.
Come molta gente comincia purtroppo a pensare. Proprio quando c'è n'é tanto bisogno.
Intanto ad Aleppo si muore. Senza che nessuno faccia una piega. Speriamo che l'amico Putin conceda una tregua.
Per consentire ai tre re Magi intrappolati tra le rovine di lasciare la città, magari con qualche bambino.
E di arrivare in tempo a Betlemme.
A celebrare la gloria del Figlio di Dio e a chiedergli di intercedere per noi.
Se ancora gli riesce di sopportarci.
Buon Natale a tutti.

(Guido Tampieri)

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.IVA 02226881205
© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl