Cambiavento

La caduta di Aleppo

Pubblicata il 23 dicembre 2016

Vai alla sezione Lettere e Commenti »

La caduta di Aleppo                                                                     

Oggi Aleppo cade alle forze dell’esercito siriano di Assad ma soprattutto alle truppe sciite ed iraniane e alle forze aeronavali  russe che li appoggiano. Leggo le pagine scritte con passione politica e compassione in quello che ho sempre considerato la bandiera della liberta’ di stampa in Europa: il quotidiano Le Monde. Ho delle riserve sul taglio dell’analisi del giornale ma condivido l’emozione di un sopravvissuto, miracolosamente , alla strage di Srebrenica  (Serbia 1995) Nedzd Avdic (a pagina 22, le Monde 14.12).

“Centinaia di migliaia di persone sono morte dal 2011 ( e sei milioni sono rifugiati )… pensate anni di bombardament, razzi e gas tossici, sepolture a non finire. Intanto il mondo osserva e assiste passivamente alla distruzione di un paese e del suo popolo. Ogni volta si pensa che le situazione non puo’ peggiorare, eppure cio’ accade. L’orrore raggiunge il culmine. Mancano cibo, acqua, medicine e cure mediche, non una sola ambulanza che possa soccorrere il numero crescente di feritii…L’Europa nel 2005 aveva affermato che non vi sarebbe stata un’altra Srebrenica…ho visto da vicino la canna di un’arma e so che l’umanità non puo’ permettersi che il massacro si ripeta CREDETE ALLA MIA VOCE DI SOPRAVVISSUTO:OGGI NON  SI TRATTA SOLAMENTE DI ALEPPO”  ne’ del resto si trattò solo della Spagna nel corso della Guerra civile spagnola, ma di tutta l’Europa che faceva le prove generali della Guerra successive.

Questo evento mette in discussione I valori della civiltà europea: malgrado la grancassa mediatica non si e’ verificata la mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale. “La Guerra in Siria e’ stata fra le piu’ atroci degli ultimi decenni. I gas, l’affamare la popolazione, bombardamenti alla cieca (o alle code per il pane) e bombe a frammentazione, la tortura su una scala inaudita, nulla ha potuto innescare una rivolta morale che avrebbe potuto salvare  Aleppo, come se, al distaccarsi strategico degli stati occidental si accompagnasse l’abbandono dei nostri valori” (Washington ha firmato il destino di Aleppo, p.22 Le Monde 14.12).

L’esito –il probabile massacro finale- di cui si addossa la colpa all’Iran, oltre che ad Assad- della presa di Aleppo non risolve nulla, ne’ sul piano strategico ne’ su quello politico. Daesh attacca ai fianchi, a Palmira ha giacimenti e un areoporto.  la Turchia ed anche Assad si oppongono ai Curdi, gli irakeni restano impantanati a Mosul. I nostri valenti soldati a guardia della importante diga di Mosul e i nostri abili tecnici che la stanno rafforzando rischiano di lavorare inutilmente: leggo che la diga ha problemi derivanti dalla costruzione su terreno non stabile ed e’ a rischio di cedere, in tal caso devasterebbe un ampio territorio e causerebbe gravissimi danni e centinaia di migliaia di morti! Ci si chiede se il nostro governo sappia quello che si deve fare  o stia solo eseguendo ordini.

 I vincitori, sulla pelle della Siria, sono Putin e l’Iran ( il governo egiziano di quel galantuomo democratico di Al Sisi si sta spostando verso l’Iran). Devo aggiungere che quell ache si dice di Aleppo si potrebbe ugualmente dire dello Yemen e degli Houti , una popolazione sciita presa in mezzo fra Iran e Arabia Saudita. Visto che i bombardamenti a volontà su popolazioni civili inermi sono stati sdoganati dalla Russia e dagli USA anche l’Arabia Saudita segue tale moda nel vicino Yemen. Questo non impedisce a somali ed eritrei di rifugiarsi in Yemen, traversando un piccolo braccio di mare e ricevendo l’accoglienza che si può immaginare, tanto essi sono disperati di allontanarsi dal corno d’Africa, chissà perchè.

Davvero tutto ciò accade lontano da noi e non ci riguarda ? “Quando suona la campana non chiedere  per chi suona, essa suona anche per te” scrisse Hemingway  nella Guerra civile spagnola.

Non si tratta –come lo chiamerebbe Caracciolo- di caos, si tratta di tensioni irrisolte da un secolo, da quando cioè (anche inseguendo ideologie di nazionalismi e identità etnico culturali) la fine della prima Guerra mondiale e la pace di Versailles (la pace che pose le basi per tante guerre) smembrò con mentalità coloniale due imperi multietnici che con relativa tolleranza e contenimento dei conflitti interetnici erano durati per 500 anni: l’Austria Ungheria e l’impero Ottomano.  Il terzo, la Russia, sopravvisse a stento.

Potrà l’Europa vivere un ideale di civiltà accogliente e società multietnica mentre ai suoi confini si scatenano feroci pulizie etniche?

Cecilia Clementel

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.IVA 02226881205
© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl