Cambiavento

Buon Natale... se ce la fate

Pubblicata il 24 dicembre 2016

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Buon Natale... se ce la fate
Uffa! Sono più di duemila anni che si ripete sempre la stessa storia: salgo la stessa scala di legno che oramai non ne può più e scricchiola da far paura, infilo la stessa chiave di sempre che sta insieme solo per la ruggine e a stento riesco ancora a centrare il buco della serratura.
Dentro è freddo e buio; da qualche parte ci deve essere un lume e la scatola di svedesi. Ahia! Anche l'anno scorso ho inciampato nello stesso sgabello, ma così so che sono arrivato vicino al baule. Mamma che polvere! Urca che ragno: aspetta va, che se ne vada. Ecco qua dentro il solito costume che sembra tenere ancora botta: il rosso è un po' sbiadito ma sembra sia ancora di moda e il pelo è ancora abbastanza fitto.
Raccatto tutto e in quattro e quattr'otto rieccomi dentro al personaggio. Fuori deve essere già arrivato il resto: ho sentito le campanelle e dal finestrotto ho intravvisto una luce famigliare … Bisogna che mi affretti: il superiperstramegamercato deve ancora essere aperto che ho tanti regali da comprare e tanti pacchetti da fare. Con otto renne dovrei arrivare in tempo e caricare a colmo la slitta.
Ma guarda quanta gente! E tutti stracarichi di pacchi e pacchetti! E come sorridono tutti. Sembrano tutti spensierati e felici. Manco solo io, per i piccoli ovviamente. Allora, da dove comincio …

Mi dirigo a passo svelto verso quella grande vetrina laggiù in fondo: là dovrei trovare tutto quello che … Ma... e questo cos'è? Un cinematografo dentro al negozio? Ma no, è uno di quei televisori formato gigante, per metterli in casa si deve buttare giù un pezzo di muro e sembra che dentro ci siano le notizie più grandi e più vere. Sarà, vedremo.
Ecco, adesso lo mettono in moto così tutti possono vedere come funziona. Ah!, il telegiornale. Porca vacca, ma quello è tutto quello che resta di una città? Brandelli di muri, strade invase da macerie, gente armata che inneggia alla vittoria, centinaia di migliaia di vittime? Ma quale vittoria e… quanti bambini morti? Niente medicine, niente ospedale, distrutto anche quello, niente da mangiare e si va a dormire dove si può e come si può. Vittoria! Ma di chi? Persone in silenzio che cercano una via di fuga. E dove e da chi? Per cosa?

Perchè? Ecco adesso cambia la scaletta. Un giovane di ventidue anni ha sparato ad un distinto signore che stava parlando dentro ad un microfono a stelo: una giustizia a otto colpi di arma da fuoco.
Così imparano! Ma imparano da chi e cosa? Altra scaletta… oh! Ecco finalmente qualcosa di famigliare, qualcosa che mi somiglia: luci, colori, palle di vetro, statuine, festoni e, ma è tutto per terra, tutto distrutto e in mezzo … ci sono persone stese a terra.
Come? Un tir impazzito si è gettato su un mercatino di Natale facendo strage. Quanti morti? E quanto stanno male, forse morendo? Ma dove è successo? Ha importanza? Lontano? Vicino? Dietro l'angolo? Sembra fosse guidato da un giovane di ventiquattro anni che si è dato alla fuga: è armato e ha ucciso pure il legittimo proprietario che cercava di difendere il suo automezzo, il suo posto di lavoro.

Guardo tutto questo mentre attorno a me la gente continua a passare, a sorridere, a girare con i carrelli pieni. Tengono i bimbi per mano; quelli più piccini in braccio. Ma … ma come bisogna farli grandi i televisori perchè la notizia vi entri dentro? A quanto bisogna alzare il volume? E i colori quanto devono essere vivi e minuziosamente definiti per farvi fermare a guardare tutto ciò? Che sia colpa del vetro spesso che sta tra noi e il televisore? Si, è colpa del vetro, solo che non si tratta del vetro della vetrina del negozio, ma di un vetro ben più spesso e robusto, almeno all'apparenza di quanto crediamo, un vetro che ci siamo costruiti tutto attorno a mo' di scatola di protezione: abbiamo buon coperchio, anch'esso di vetro che ci isola ben bene. Dentro alla nostra bella scatola un perfetto silenzio, tante luci, tanti colori, tanti profumi. E le immagini del televisore? Vanno e vengono, come stelle cadenti che ora ci sono poi non ci sono più, come non fossero mai esistite. Un filo di luce che traccia e scompare.

Ah! no, io non ci sto più, ne ho abbastanza di questa finta allegria, di queste luci e di questo colore che ci invade mentre là, fuori, fuori dalla nostra scatola di vetro … beh, quella è roba da televisore.
In un attimo mi sono tolto tutto il vestito rosso, i guantoni di pelo e gli stivali: sono rimasto nudo, nudo come quel bambino nato in una grotta, tra un bue e un somaro (sembra ci fosse anche una pecora ma non è certo) mentre fuori, tutto attorno, gente semplice accorreva per vedere il figlio di un Re nato sulla paglia. Che evento! E c'è pure una stella con la coda!

Torno in me tra la marea di risate tutto attorno: “ Guardate!Un Babbo Natale nudo! Com'è buffo!”
Si, meglio nudo che male accompagnato. Io me ne torno tra la neve e il gelo di quel fiordo lassù. I regali comprateveli da soli se ce la fate.
Buon Natale, se ce la fate.

(Mauro Magnani)

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