Cambiavento

Il voto utile e il voto dilettevole

Pubblicata il 3 febbraio 2017

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La verità è la cosa più bella che ci sia nel mondo intero
Tolstoj

Fa tre, sei, al più dodici mesi, si torna a votare.
Con una legge elettorale, quella che resta dopo il pronurnciamento della Consulta o qualsiasi altra il Parlamento decida di adottare sulla stessa falsariga, che ci porterà, nel pieno di un rivolgimento mondiale che reclama stabilità e coesione, all'assoluta ingovernabilità dell'Italia.
I partiti sembrano essere d'accordo.
La gente pare contenta.
L'importante, dicono tutti, è ridare la parola al popolo.
In che modo non conta.
Per fare cosa nemmeno.
Quanto alle conseguenze, poi si vedrà.
Un esercizio che somiglia a un salto nel cerchio di fuoco con gli occhi bendati.
Noi non abbiamo paura, è il corale grido di battaglia.
Quando forse é il caso di cercare di capire su cosa andremo ad atterrare.
La fine della legislatura é attestata per primo da colui che l'ha guidata con dichiarato intento riformatore.
Il Governo Gentiloni non contempla nel suo programma alcuna riforma significativa.
Neppure quella della legge elettorale, demandata ora, correttamente, al Parlamento, quando il Governo uscente l'aveva confezionata e assoggettata a ripetuti voti di fiducia.
Il nodo che una politica responsabile dovrebbe sciogliere non é quando votare ma come riattivare il rugginoso funzionamento delle istituzioni democratiche.
"Debolezza e pericolo nello Stato moderno insorgono laddove esiste una spaccatura fra governanti e governati, quando la gente avverte che il Governo non é suo, scrive Galbraith. Quanto più democratico é il processo del Governo tanto minori saranno quei pericoli. Allora la gente accetterà, entro certi limiti, di considerare propri i suoi errori."
Questa condizione, che da tempo non sussiste più, va ripristinata al più presto.
Non solo eleggendo un Parlamento la cui composizione rispecchi la volontà dei cittadini ma assicurando al Paese un Governo che governi.
Rappresentatività e governabilità sono valori parimenti importanti, che non vanno contrapposti ma composti, cosicché l'uno non vada a discapito dell'altro.
Un Parlamento che non riesce ad esprimere un Governo condanna la democrazia all'impotenza e rischia di volgerla nel suo contrario.
Non si scherza con queste cose.
Un'altra consultazione a vuoto, capace di produrre, all'indomani, solo recriminazioni non farebbe che ingigantire il malessere civile.
Come un fiume in piena che non trova sbocco a mare e travolge gli argini devastando tutto ciò che incontra.
La profondità della crisi e l'insostenibile pesantezza delle disparità sociali hanno prodotto allontanamento ed estraniazione.
Anni di liste bloccate che hanno portato in Parlamento e nei Consigli Regionali persone mediocri quando non impresentabili, privando i cittadini della sola prerogativa che consente loro di influenzare la sfera delle decisioni pubbliche, hanno accresciuto il senso di spossessamento.
La frustrazione ha via via assunto una veste politica, si é trasformata in domanda di protagonismo, mentre la scelta diretta dei propri rappresentanti diventava la misura della credibilità degli istituti della democrazia rappresentativa, in primo luogo dei partiti.
La suggestione della democrazia diretta per un verso e la domanda di un uomo forte per l'altro, nella loro apparente contraddizione, sono la conseguenza del cattivo funzionamento delle istituzioni.
In momenti e modi diversi é già accaduto.
Scrive ancora Galbraith all'inizio degli anni '70:  "Noi vogliamo il più vasto numero di partecipanti al dibattito democratico, vogliamo che i giovani credano che in una democrazia essi sono sovrani, che hanno il diritto, la responsabilità, il potere di decidere.
E vogliamo inoltre leader capaci di decidere per gli altri, e conquistarsi la loro adesione al proprio volere. Chiediamo contemporaneamente leader e seguaci a cui viene detto che la leadership appartiene a loro!  É possibile che taluni conflitti inconciliabili in via di principio possano non esserlo nella pratica.
O almeno lo speriamo."
Trovare un equilibrio é difficile, preservarlo nei passaggi impervi ancora di più.
Quando non ci si riesce il risultato é Trump.
Per questo chi coltiva un'idea di democrazia rappresentativa mite, alternativa al populismo, deve avere estrema attenzione a tenere aperti i canali della partecipazione che la irrorano, deve governare assieme al popolo e non solo in suo nome.
Renzi non si é mostrato molto sensibile al problema, non ha colto il sentimento che cresceva nel Paese, o non l'ha voluto ascoltare, come non di rado gli accade.
La sua legge elettorale da una risposta insoddisfacente alla richiesta di poter decidere senza interferenze i propri rappresentanti, attraverso le preferenze.
Di converso l'Italicum risolveva al meglio il problema della governabilità, prevedendo un ballottaggio capace di recidere il nodo gordiano del tripartitismo equivalente, senza dover ricorrere a commistioni spurie fra forze politiche avverse.
Come avviene in Francia, e nei Comuni italiani, a prescindere dall'affluenza alle urne, senza che nessuno eccepisca l'incostituzionalità.
La sentenza della Suprema Corte, di cui incuriosiscono le motivazioni, sarà certo giuridicamente fondata, ma sotto l'aspetto politico confeziona un risultato che salva il peggio e boccia il meglio della legge osservata.
Risolve il problema di poter votare subito ma non consegna al popolo il potere di decidere un Governo né di scegliersi i rappresentanti.
Lascia cioè irrisolte le questioni democratiche più importanti.
I parlamentari verranno decisi ancora in buona misura dalle segreterie dei partiti o se più vi piace, dalla Casaleggio & soci, con annessa finzione della rete, in tutto simile a una tombola truccata.
Mentre non sapremo nè la sera delle elezioni nè nei giorni a seguire chi ha vinto le elezioni.
Perché, con un premio di maggioranza collocato oltre il 40% dei consensi a un solo partito, non ci sarà un vincitore.
Il risultato, dopo tanto cianciare, sarà un Parlamento bicamerale uguale a quello che c'era, due leggi elettorali differenti, col rischio di avere due maggioranze diverse, una nuova stagione di sceneggiate, di rimpalli di responsabilità, di accuse, noi andiamo da soli, voi tradite gli elettori, se vi mettete assieme è un inciucio e via delirando, per concludersi magari con un bel confronto in streaming e un nulla di fatto.
L'alternativa è la nascita di un Governo morto, debole, disarmonico e inespressivo.
La colpa, se il Parlamento non provvede a metterci una pezza seria, questa volta va divisa equamente fra tutti.
Un pensiero "riconoscente" va a chi, come D'Alema, Fassina, Gasparri,Salvini e DiMaio diceva che, con la vittoria del NO , si sarebbero fatte in un amen  le riforme che servono al Paese.
Il tempo è galantuomo.
Gli uomini non sempre.
Continua......

(Guido Tampieri)

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