Cambiavento

14 febbraio, San Valentino, in piazza Matteotti a Imola con One Billion Rising

Pubblicata il 13 febbraio 2017

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14 febbraio, San Valentino, in piazza Matteotti a Imola con One Billion Rising
Il 2016 si è concluso in Italia con oltre 120 donne uccise dalla violenza maschile e il 2017 conta già altri femminicidi. La strage non si ferma e mentre le donne si mobilitano nel mondo contro i soprusi, le violenze, le ingiustizie e la negazione dei diritti, nel nostro Paese i centri antiviolenza rischiano la chiusura e le risorse non sono sufficienti a far fronte ad un fenomeno fin troppo diffuso. Così, dopo la grande manifestazione del 26 novembre scorso pressoché ignorata dai media, con qualche eccezione, si torna a ballare in decine e decine di piazze sulle note di Break the chain, il brano che 5 anni fa ha dato inizio ad una manifestazione di testimonianza e di ribellione alle violenze di vario genere perpetrate contro le donne. Violenze fisiche, psicologiche , economiche continuano a devastare ed insidiare la vita quotidiana di moltissime donne, soprattutto fra le mura domestiche. Come è stato sottolineato più volte non si tratta di un problema di ordine pubblico, ma culturale che mina profondamente la qualità e la salubrità delle relazioni sociali e fra i sessi. Un problema che si manifesta anche dopo le azioni violente nella reazioni che difendono e giustificano gli autori o nelle sedi giudiziarie e a volte di altre Istituzioni. Dunque non è il caso di abbassare la guardia perché alla violenza non ci si può abituare e non ci si deve abituare tanto meno se giustificata da presunti nobili e affettivi sentimenti come l'amore. Un amore che tale non è e che è in sostanza incapacità di gestire la propria sfera emotiva da parte di molti uomini che non sopportano e non tollerano la capacità e la pretesa delle donne di determinare le scelte della propria vita. E questo è il risultato di una cultura maschile e di stereotipi sessisti che impongono il potere degli uomini sul corpo e sulla vita delle donne in un contesto storico e sociale sempre più povero di riferimenti valoriali e culturali che ne contrastino gli effetti. La violenza contro le donne riguarda tutti e chiama in causa la responsabilità di ciascuno di adoperarsi per sconfiggerla costruendo un sistema fondato su equilibri e valori di pari dignità e diritti.

Allora si torna in piazza martedì 14 febbraio alle 18. Appuntamento in Piazza Matteotti a Imola.

 In queste ore è pervenuto alla stampa locale un comunicato stampa della Lega che annuncia la sua partecipazione a One Billion Rising. Recita il comunicato:
“Appoggiamo la linea del movimento nazionale che mette al centro della sua azione la "solidarietà contro lo sfruttamento delle donne, solidarietà contro il razzismo e il sessismo ancora presente in tutto il mondo".
Le donne leghiste, da sempre in prima linea per combattere gli abusi e per portare al centro la persona, non vogliono mancare a questo appuntamento.
NO alla violenza su donne e bambine. SI ad una rivoluzione che scardini mentalità e pratiche basate su abuso, omertà e sopraffazione.

Le ragioni  dell'appuntamento del 14 febbraio ( a cominciare dalla visione e dalla cultura di Eve Ensler che l'ha lanciato) sono fondate su una visione del rapporto fra i generi e fra identità culturali ed etniche differenti, completamente estranea alla cultura e alle posizioni che un partito come la Lega esprime ogni giorno e in ogni circostanza. Per questo e per il suo tipico linguaggio aggressivo, le motivazioni riportate dal comunicato peccano di credibilità e di autenticità. L'ambiguità e la genericità degli argomenti, espressi a slogan nel comunicato, fanno riferimento ad un non ben identificato movimento nazionale e portano a pensare più ad una presa di posizione di facciata e ad intenzioni strumentali di ricerca di visibilità. Chi condivide infatti i temi, i valori e la visione che hanno dato origine a One Billion Rising e che ne determinano l'identità non ha bisogno per parteciparvi di comunicare la sua presenza e di piantare bandiere.

(Virna Gioiellieri)

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