Cambiavento

Metropolitani?

Pubblicata il 21 febbraio 2017

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Quando sento Bologna Metropolitan city mi viene da sorridere ma l’esperienza di ieri mi fa pensare che non sia solo una definizione esagerata. A Bologna frequento un centro servizi che chiamero’ Pratello international. Stavo facendo due chiacchiere con una  giovane donna che mi dice essere cresciuta a Roma ed e’ impegnata in un dottorato di ricerca di neuroscienze In Svizzera: nonostante il suo compagno sia in Italia non ritiene di poter tornare a lavorare qui: la scelta sara’fra Londra e Basilea.

Mi informo sul tema del suo dottorato e  avendo  conoscenze  in  materia capisco che sta ricercando un’area di grande interesse e rapida evoluzione, mi dice inoltre che il suo centro svizzero e’ il secondo in una graduatoria globale (ovviamente il primo e’negli  Stati Uniti) .

Mi dice anche  che sogna di fare un viaggio in Tibet;  interviene una persona che vi e’ stata e osserva che la situazione politica in Tibet non e’ tranquilla, aggiunge che il paese e’ stupendo.  Subito  arriva un giovane che viene dal Nepal ma conosce bene il Tibet e indica qual’ e’ il miglior periodo per visitarlo. Sentendolo parlare al telefonino capisco che e’ sposato ad un’italiana ed  hanno un figlio. Sento che sta cercando urgentemente lavoro e rifletto che nella sua fascia di eta’ il tasso di disoccupazione in Italia si avvicina al 40 %.

Arriva anche il continente Americano nella persona di un suonatore di sassofono jazz che ho gia’ visto suonare meravigliosamente davanti a San Petronio riempiendo Piazza Maggiore della sua musica: ha un cappello Rasta a strisce colorate e talvolta si addormenta sul  suo computer.

Forse solo a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento si sono viste ondate migratorie poderose come quelle che ora  si riversano  dai paesi africani ed asiatici e lambiscono soltanto l’area dei paesi industrializzati; per esempio dall’Africa solo 8,9 milioni sono venuti in Europa mentre 16,4 milioni di Africani sono sfollati (dai paesi vicini) in Sud Africa,Costa d’Avorio, Kenya,Sudan, Nigeria ed Etiopia, paesi che anche con il sostegno dell’UNHCR, agenzia ONU per I rifugiati, mal possono sopportare tale pressione. Appena sembra credibile che dall’area somala si possa fuggire numerosi nello Yemen dove e’ in atto una feroce guerra civile. Migranti certo che fuggono dalla fame e/o  dalla guerra ma anche migranti italiani che inseguono mete prestigiose e figli di schiavi-emigrazione forzata- o  di emigranti che giunti nelle Americhe duecento o piu’ anni fa ne ritornano in Europa.  Come conchiglie lasciate nella sabbia sono separate dalle loro radici culturali e a fatica cercano con skype di mantenere I contatti con I loro cari, integrandosi faticosamente con realta’ piu’ o meno accoglienti qui da noi. And so it begins : siamo soltanto all’ inizio.

(Cecilia Clementel)  

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