Cambiavento

"On. Montroni, continui pure a discutere, intanto però..."

Pubblicata il 23 febbraio 2017

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Rileggendo le dichiarazioni dell'On. Montroni si provano sensazioni diverse, discordanti e, a volte, disorientanti. Un esempio per tutte quando si legge ..." Se sgomberiamo la discussione dalla tattica un po' penosa di queste settimane...”: di queste settimane, On. Montroni? Viene quasi da pensare che Lei si sia assentato dal Parlamento, da Roma, dall'Italia e abbia spento tutti, ma proprio tutti, i marchingegni elettronici in grado di fornirci informazione: sono anni, non settimane che all'interno del Pd Nazionale è netta la sensazione che ci sia qualcosa che non va, qualcosa che non funzioni. Importanti esponenti eletti tra le fila dei Rappresentanti se ne sono andati  sbattendo la porta anche rumorosamente, dichiarazioni di voto in presenza di fiducia si sino moltiplicate anche in presenza di decisioni di carattere politico e non solo di quelle amministrative, dichiarazioni di rottura e di netta diversificazione hanno da tempo riempito i canali di informazioni politica fino ad arrivare a chiedersi, sorridendo: "Ma guarda, oggi sono tutto concordi ...".

 

"Serve discutere, non dividersi": ecco la via della saggezza! Io mi trovo concorde con Lei quando afferma che "di fronte a cambiamenti globali immensi e a questioni vaste come quelle che la crisi ha portato con sé, il vero obiettivo debba essere quello di definire meglio i contorni di un centro sinistra in grado di governare", ma non ritiene corretto che al termine della discussione, del confronto, della valutazione si debba prendere una decisione e che quella decisione possa non essere condivisa. E quando tale decisione dovesse presentare contorni politici e sociali impossibili da condividere cosa occorre fare? Esprimere il proprio malcontento e tenere la testa bassa? Abbozzare un triste sorriso affermando che la prossima volta potrebbe andare meglio? Poi Lei continua " "...se sono stati commessi errori politici in questi anni ...": mi fa piacere constatare che, in questo caso il periodo delle ultime settimane si sia dilatato fino a divenire questi anni e mi verrebbe da chiederLe se per caso non si sente un po' stanco di assistere ad errori politici che si sono protratti per tanto tempo.

 

Arriviamo alla parte giustamente dubbiosa circa il non aver risposto adeguatamente ai bisogni dei cittadini o alla mancanza di rappresentatività di alcune importanti parti della società e ancora una volta Lei afferma che occorra discutere. Ritengo Lei possa concordare con me che nel corso di questi anni di crisi di sistema le problematiche esistenti e quelle nuove scatenate dall'inferire della crisi abbiano via via assunto importanza e valore sempre maggiore, fino a sovrastarci con un pesante senso di impotenza: la situazione delle giovani generazioni è disastrosa al punto che occorre chiedersi, con forza, non dove vogliamo andare noi, ma dove volgiamo che riescano ad andare "loro" e noi ci fermiamo a discutere, a discutere e a discutere ancora; una gran massa di anziani non riesce più ad avvicinarsi ad una vita dignitosa e masse sempre più grandi di cittadini non riescono ad accedere alle cure per la propria salute per il semplice fatto che non possono permettersele, il miraggio del raggiungimento di una  pensione dignitosa e in termini tali da consentirci un discreto numero di anni di meritato riposo va assumendo le fattezze di una sconcertante realtà e gironzolare nelle zone industriali fa montare un pesante senso di angoscia leggendo la lunga serie di strutture in vendita/affitto e noi pensiamo che sia ancora il caso di discutere? Non sono un politico quindi ho la quasi certezza di essere in errore, ma così, a sentore di pelle, credo sia arrivato il momento di porre fine alla discussione e passare all'azione e, mi creda, davanti a problematiche di questa tipologia e gravità se il tempo trascorso si misura in anni, l'errore commesso assume dimensioni e forme non perdonabili.

 

Non sono parole mie ma condivido appieno il dissenso di chi afferma che l'aver tolto la tassa sulla prima casa a tutti, ma proprio a tutti, non sia una cosa di sinistra, l'aver esteso la libera circolazione di contante al limite dei 3.000 euro significhi unicamente l'aver favorito ogni forma di evasione, le liquidazioni milionarie riscosse da banchieri e grandi manager trovati con le caramelle rubate in tasca non sono una cosa di sinistra, sottrarre all'informazione pubblica gli elenchi di quanti sono presenti tra le sofferenze bancarie alle quali tutti noi dovremo contribuire per il risanamento non è una cosa di sinistra e vedere ancora in libertà super-ricchi che hanno provveduto ad alimentare la loro sporca ricchezza inserendo nei portafogli di tanti inconsapevoli obbligazioni "subordinate" oggi ridotte a carta straccia non è una cosa di sinistra.

 

Mi fermo per non tediare Lei, se vorrà e potrà leggermi e con Lei i tanti lettori che ancora mi sopportano in queste mie lungaggini, ma resta in me ben ferma l'idea che la "sinistra" non sia una spilla da apporre in quella piccola apertura là, sul bavero sinistro della giacca, o una vistosa cravatta fortemente contrastante con il rigoroso grigio del tessuto, né tanto meno la postura assunta nei salotti bene dove si sorseggia vino di alta qualità e liquore dal lungo invecchiamento: la sinistra è una scelta, dura, faticosa e che richiede , a volta, prezzi altissimi da pagare. Lei continui pure a discutere mentre il mondo, tutto attorno, muta troppo spesso in peggio e sembra non fermarsi di fronte a nulla.

Mi scusi, dimenticavo: se per caso dovesse incontrare il signor Errani, me lo saluta per cortesia? Grazie.

(Mauro Magnani)

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