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Lotto marzo chi?

Pubblicata il 8 marzo 2017

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Lotto marzo chi?
Quanti 8 marzo abbiamo già vissuto! Per ciascuna decide l'anagrafe ma se allarghiamo la visione e pensiamo ai milioni di donne che ci hanno preceduto, sono molti, molti di più! Già, l'8 marzo. Una data discussa, una delle più discusse se si pensa che ormai ad ogni giorno dell'anno è assegnato, per lo più a livello mondiale, qualcosa da celebrare. Ma forse l'8 marzo è così discusso perché, per chi lo sente, non è una giornata di semplice celebrazione, se per celebrazione si intende il mero ricordo di una data che corrisponde nella memoria a un fenomeno o a un fatto. C'è chi dice che questa data, così importante per le donne, non è una festa, per i tanti problemi e le tante ingiustizie che ancora oggi, passata da tempo la soglia dei 2000, esistono diffusi. C'è chi dice che è una festa perché finalmente le donne si dedicano un giorno per sé. E poi c'è il mercato, che negli ultimi decenni l'ha assunta come opportunità di marketing fagocitandone le origini e il senso e che relega le donne ad un target interessante di consumo.

Non una data qualsiasi
Una cosa è certa: non è una data qualsiasi per le donne di tutto il mondo. Lo dimostra la vivacità, l'intelligenza, la creatività con cui ogni anno le donne di tutto il mondo mettono in campo in questo giorno speciale. Tutto parte dalle origini, come sempre, ma non si ferma lì. E non è importante, se non dal punto di vista storiografico, accertare con sicurezza i fatti che l'hanno ispirata. E' importante che da quei fatti scaturisce ogni volta un'energia dirompente che parla di trasmissione, di riconoscimento, di sorellanza (per dirla con un termine più in voga negli anni '70 del femminismo del secolo scorso), di coscienza e consapevolezza, di solidarietà, di pìetas, di empatia e comunione di percorsi. Per questo per l'8 marzo 2017 le donne hanno proposto uno sciopero generale globale. Un fatto inedito che molte sigle sindacali hanno, giustamente, raccolto. Un fatto inedito dalla forza eversiva che ha il senso di ribellarsi e dire basta ai mille soprusi, ingiustizie , violenze, che in varie forme si accaniscono contro le donne. Una critica radicale ad un sistema che arranca affaticato e sempre più impietoso che non ha capito che le donne sono una risorsa straordinaria e che rimane attaccato ferocemente ai vecchi schemi di potere e di privilegio.

Ricordiamo dunque Lottiamo 
Lotto marzo è lo slogan con cui Non una di meno, dopo aver portato 200.000 persone in piazza a Roma il 26 novembre scorso contro la violenza, ha definito questa giornata. Un destino linguistico, in nuce da sempre e finalmente sbocciato. Oggi le donne incrociano le braccia nella produzione, nei servizi e nel privato. La dimostrazione che se le donne si fermano anche il mondo si ferma quasi. A dire: se finora non si è capito il valore della nostra vita oggi ve lo diciamo coi fatti e vedete voi che accade. Sì perché le donne sono sempre state in panchina, per questo sistema maschile, chiamate a scendere in campo solo quando i giocatori titolari della produzione e del potere erano fuori gioco. Così è stato nelle fabbriche quando gli uomini erano chiamati in guerra, così è stato quando in mancanza di servizi sociali ci si doveva prendere cura di crescere le nuove generazioni che avrebbero dato un futuro al Paese, così è oggi in tempi grigi, quando le risorse scarseggiano e dopo anni di lotte per conquistare i servizi, questi sono i primi a subire drastiche riduzioni anche in presenza di nuovi fenomeni che richiedono nuove e originali risposte. Lo Stato sociale grava sulle donne. Siamo noi lo Stato sociale. Così ebbe a dire qualche anno fa un'economista in un convegno organizzato a Bologna da “Se non ora quando” dedicato al lavoro. Verissimo. Da più parti si ammette che le donne più degli uomini completano i percorsi di istruzione con profitti migliori ma il Paese non investe su di loro; si dice della qualità che esprime il genere femminile nelle aziende, nelle Istituzioni, nel sociale, nella cultura ma è una qualità che non interessa al Paese. E intanto il degrado sociale, il disagio, la violenza si nutrono e si estendono peggiorando le condizioni di vita e la qualità umana delle relazioni.

Tanta strada
Quanta strada hanno fatto le donne da quel lontano 1908 e quanta dai secoli precedenti e quanta ne hanno fatta gli uomini? Non si tratta di vis polemica ma della consapevolezza che la società non la cambiano né solo gli uomini né solo le donne. Occorre un salto di consapevolezza e di pensiero, perché senza pensiero, come diceva Hannah Arendt prevale la banalità del male. Dunque non basta la mera solidarietà degli uomini sulla violenza contro le donne che li distingue da chi questa violenza, fra loro la consuma. Non basta chiedere di partecipare e di esserci,  evocando datate lamentele sull'esclusione del genere maschile dai luoghi che le donne scelgono per sé. Condividere dei luoghi significa condividere delle condizioni e obiettivi comuni, significa che chi detiene la gran parte del potere, lo impieghi e lo condivida per creare una condizione di pari diritti per tutti, di pari responsabilità politiche e sociali, significa riconoscere il valore degli altri e investirlo per migliorare la condizione umana, significa scegliere una visione, una cultura, un pensiero, un agire che assicurino un futuro in cui tutti e tutte si riconoscano e nel quale sentirsi bene, con l'opportunità di essere quello che si è. Le donne un pensiero lo esprimono, da tempo. Le manifestazioni affollatissime che abbiamo visto in Polonia, in Turchia, negli Stati Uniti, in Islanda, in Venezuela, in Argentina e altrove, sono un monito. E significativo è che proprio dalle donne argentine, quelle delle tenaci madri di Plaza de Majo sia venuta l'idea dello sciopero globale. Appello raccolto da 40 Paesi nel mondo , un'onda che investe tutte le generazioni le quali sentono viva sulla pelle il sacrificio di chi le ha precedute con grande intelligenza, creatività e rischio. Ecco il senso di questa giornata e la strada è ancora lunga.

(Virna Gioiellieri)

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