Cambiavento

Ero al Lingotto

Pubblicata il 12 marzo 2017

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Ho visto al lavoro un partito pensante, come aveva sollecitato  Renzi nell'introduzione: non un partito leggero, non un partito pesante ma un partito pensante. Ho visto al lavoro un partito di eredi della grande tradizione riformista, non un partito di reduci, con la testa rivolta all'indietro, perché stavano meglio quando si stava peggio. " Siamo eredi, non reduci" ha scandito Renzi all'inizio del suo discorso, scatenando un boato di applausi.

Renzi ha parlato in apertura un po' troppo a lungo, forse bisognoso di applausi e standing ovation, che gli curassero le ferite della drammatica sconfitta del 4 dicembre. A proposito della quale l'analisi collettiva è stata ancora parziale e incompleta, a parte un intervento, di cui scriverò in chiusura.

 Assai ricca invece sia in plenaria, sia nei workshop e ovviamente nel discorso di Renzi l'analisi dei problemi emergenti nella nostra epoca. Renzi  ha portato all'attenzione della numerosa e attentissima platea alcuni nodi della crisi d'epoca che stiamo attraversando. Le migrazioni di massa, il sentimento della paura da esse suscitate, il miglioramento globale della condizione umana e l'espandersi del sentimento di ingiustizia sociale, la pericolosa nostalgia del passato e l'irrealistica idea di risolvere i problemi della globalizzazione con una  decrescita felice , il drammatico calo demografico del nostro paese, le urgenti questioni ambientali, l'Europa e le relazioni con l'Africa.

 Renzi ha riassunto il tutto con una efficace indicazione : prendersi cura della persona , del futuro , del territorio .

 I tre giorni del Lingotto sono stati assai diversi dalle Leopolda ma anche assai diversi dai paludati congressi della sinistra. I partecipanti sempre seduti e attenti, dall'inizio fino alla fine dei lavori. Applausi molto caldi, ma selettivi: a chi rivendicava la giustezza delle riforme fatte, l'orgoglio identitario del Pd, a chi raccontava la concreta innovazione di esperienze territoriali, la progettualità del futuro, a chi difendeva il garantismo, l'urgenza di un riequilibrio del potere della magistratura e la vocazione riformista degli elettori del si.

 L'originalità è stata anche ben visibile nella scansione dei lavori. Plenaria in apertura con gli interventi di esperti, docenti universitari. Workshop dopo cena. Di nuovo plenaria la mattina con gli interventi di una decina di giovani testimoni di esperienze territoriali, poi interventi alternati di ministri, di dirigenti del pd e di intellettuali, interrotti da altre tre ora di workshop, fino alle conclusioni di Renzi la domenica mattina.

 Degno di citazione tra tutti l'intervento del filosofo Biagio De Giovanni, 85enne , intellettuale di punta del PCI e sostenitore di Renzi dalla  prima ora, e in particolare di  due punti. Il primo. L'Italia soffre, ha detto De Giovanni, di un ruolo politico della giustizia che ha prodotto, per via giudiziaria 30 anni fa, un cambio di regime. E che ora funziona come potere a difesa di quel cambio. Contribuendo, nei fatti, a bloccare ogni ambizione riformista. Nel No  alla riforma costituzionale del 4 dicembre, De Giovanni legge questo potere di blocco conservatore, che ha impedito il possibile cambio riformista del paese. Il secondo. Fin dalla sua nascita, ha detto De Giovanni, nel Pd hanno convissuto due partiti in lotta tra loro.  Con due diverse identita'. Non era possibile che questa lacerazione reale si prolungasse. Bisogna avere il coraggio di accettare, ha concluso il professore, che al conflitto identitario  prolungato ("due partiti"), si sostituisca  la verità': " per il bene di tutti, che ognuno vada per la sua strada. E tessa il suo filo".

 A partire dall'esperienza di questi tre giorni speriamo che Renzi e il suo gruppo dirigente escano dall'elaborazione del lutto della sconfitta del 4 dicembre e  trovino il coraggio di riproporre le "ragioni del 40%", le ragioni del Si, le ragioni di quella parte ( grandissima) dell'Italia che ha creduto in una possibile, reale, auspicata riforma dell'assetto statale, della governance italiana e del potere.

 Sperando anche, che allo stesso modo,  gli elettori e le elettrici del Pd che hanno votato Sì , si rechino numerosi a votare alle primarie.

 (Maria Chiara Risoldi)

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