Cambiavento

Wwf : “La discarica Tre monti va bonificata”

Pubblicata il 16 marzo 2017

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Imola. E' del 13 marzo la notizia del ricorso al Tar proposto dal Wwf e dalle associazioni ambientaliste locali contro le decisioni assunte dalla Regione Emilia-Romagna e Arpae sulla discarica Tre Monti. L'azione giudiziaria è tesa ad annullare sia gli atti amministrativi sia le delibere della procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) e di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che hanno dato il via libera, due mesi fa, alla sopraelevazione del terzo lotto della discarica bocciando però il 4° lotto, quello che riguardava l'ampliamento per una ulteriore capacità di conferimento di 1 milione e cinquecentomila tonnellate di rifiuti.

L'opera - oltre che dai cittadini è tutt'ora contestata con forza dalle opposizioni politiche in Consiglio comunale e in assemblea regionale, M5S in testa – si arricchisce quindi di un elemento di peso qual è la vertenza giudiziaria appena intrapresa e che vedrà, secondo le previsioni dei ricorrenti, una definizione non troppo lontana nel tempo. Anche perché è ragionevole supporre che la questione, veramente scottante, lo diventi ancor di più affrontando i tempi lunghi di un giudizio che non permetterebbe ad Hera e Con.Ami (promotori del progetto di ampliamento) di presentare, in attesa della sentenza, un nuovo progetto perché questo sarebbe comunque sotto la spada di Damocle di una eventuale – secondo i ricorrenti molto probabile – bocciatura della sopraelevazione appena approvata. Una situazione complessa che si innesta in un clima già arroventato dalla sentenza sulla classificazione acustica del parco delle Acque minerali che ha visto pesantemente soccombere il Comune di Imola che però si appresta ora ad appellarsi - impiegando la somma non proprio modesta di 35.000 euro per le sole spese legali prelevati dal fondo di riserva del bilancio comunale - al Consiglio di Stato.

Nel merito del ricorso al Tar molti i motivi di diritto indicati e tanti anche gli elementi di merito richiamati dall'avvocato Matteo Ceruti del foro di Rovigo (patrocinante nella causa contro la centrale Enel di Porto Tolle, ndr). Prima però va puntualizzato – ed è rilevante - che la Regione e l'Arpae sono state citate in giudizio non solo da Wwf, Legambiente e Panda Imola ma anche da privati cittadini che risiedono nei pressi della discarica. Legittimati ad agire proprio in ragione della – supposta – lesione del loro, costituzionalmente garantito, diritto alla salute e salubrità dei luoghi di residenza. Messo a repentaglio, secondo la tesi difensiva, “dall'ampliamento della discarica, con il conseguente significativo aumento dei rifiuti conferiti ed il relativo carico inquinante (atmosferico, acustico e di odori molesti, e con il rischio di un inquinamento idrico)”.

La tutela della salute, come è scontato, è il filo rosso che percorre tutto il ricorso nel quale l'avvocato Ceruti espone 9 punti in diritto che ritiene lesi - per incompetenza, travisamento dei fatti e violazione di legge - nella contestata procedura di autorizzazione.

“Sottrazione del progetto alla valutazione complessiva degli impatti ambientali con artificioso frazionamento dell'intervento unitario”. In sostanza l'avvocato Ceruti, argomentando su una pacifica giurisprudenza amministrativa ed europea, si spinge ad affermare che il proponente (Herambiente e Con.Ami) avrebbe proceduto nel caso di specie a un “artificioso frazionamento di un unitario progetto di ampliamento della discarica (...) pur prevedendo contestualmente ed espressamente di realizzare a breve l'ulteriore porzione di ampliamento a seguito della revisione del progetto del 4° lotto per un'ulteriore capacità complessiva di 1 milione e 125.000 tonnellate”. E prosegue “il tutto nel palese (illegittimo) tentativo di ovviare alla bocciatura del progetto complessivo della discarica conseguente al parere paesaggistico negativo espresso dal Segretario regionale del MiBact (il ministero retto da Dario Franceschini, ndr).

Ma ancor più rilevante, a lato delle doglianze per il mancato coinvolgimento dei residenti in un'istruttoria pubblica “solo formalmente aderente alla legge” e non riaperta al cambio di rotta, è la censura che riguarda il “cedimento del sistema di captazione profondo del percolato” che probabilmente ha causato l'inquinamento del sito l'anno passato e sui cui aspetti “il pubblico interessato, tra cui i ricorrenti, non ha potuto neppure interloquire in quanto neppure presi in considerazione nell'abito delle procedure di Via ed Aia”.

Il ricorso poi tocca il tema centrale della volontà di mantenere in vita comunque, vista anche la vetustà e il carico di problemi che ne derivano, una discarica di 40 anni di età. Secondo i ricorrenti non sarebbero state prese in esame le alternative e la cd. opzione zero tanto più che “le motivazioni di tale carenza addotte negli elaborati progettuali risultano particolarmente fantasiose oltre che prive di fondamento tecnico-scientifico. Anche perché valutazioni tecniche alternative non sono proprio state condotte (per stessa ammissione dei tecnici di Herambiente)”.

Non rimane che attendere le mosse delle parti citate in giudizio (il ricorso è stato notificato anche nei confronti di Herambiente e Con.Ami, ndr) anche se da subito è ragionevole aspettarsi che possano essere poste in essere dai ricorrenti azioni di immediata tutela, visto che la discarica Tre Monti ha già ripreso a lavorare a pieno regime.

(Caterina Grazioli)

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