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Falso intermediario di smaltimento rifiuti messo agli arresti domiciliari dal Noe

Pubblicata il 12 aprile 2017

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Falso intermediario di smaltimento rifiuti messo agli arresti domiciliari dal Noe
Casalfiumanese. Un 49enne aveva raggirato tante imprese in tutta Italia, per un totale di circa 175mila euro, che dovevano riciclare rifiuti proponendosi come intermediario con altri impianti, ma in realtà non aveva alcuna autorizzazione per fare tale mestiere. I militari del Noe - Nucleo Operativo Ecologico di Bologna, articolazione periferica del Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente, lo hanno scoperto dando esecuzione ad un'ordinanza di applicazione della misura cautelare di arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Bologna su richiesta dell'omologa Procura Distrettuale Antimafia. Ora è indagato per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, tentata estorsione, truffa, falso documentale ed evasione fiscale.

Le indagini, sviluppate a partire dallo scorso mese di dicembre dai carabinieri e scaturite dalla segnalazione di un imprenditore insospettitosi della solerzia del soggetto che si proponeva come valido intermediario, hanno consentito di far luce su un articolato piano criminale, ideato ed applicato a regola d'arte dall'odierno arrestato che, sfruttando le ampie possibilità offerte dalla “rete” e lavorando on-line con telefoni e mail, ha svolto nel tempo una massiccia opera di procacciamento di commesse, interagendo con svariate aziende (in prevalenza tipografie) che dai loro processi produttivi generano rifiuti metallici di pregio come scarti di alluminio.

Il modus operandi era tanto semplice quanto efficace: individuata l'azienda di interesse tra le migliaia ubicate sull'intero territorio nazionale, l'uomo si procurava falsamente, anche modificando documenti autentici rinvenuti on line, una abilitazione all'esercizio dell'intermediazione nella gestione rifiuti, con la quale effettuava proposte altamente vantaggiose rispetto ai valori di mercato. Perfezionato quindi l'accordo, interagiva successivamente con gli ignari titolari degli impianti di recupero dell'area colpita, dai quali, una volta concluso il trasporto dei rifiuti, si faceva regolarmente liquidare il corrispettivo della relativa transazione. A questo punto, in luogo di trattenere la sola quota relativa alla propria mediazione, si appropriava dell'intero ammontare, rendendosi poi irreperibile verso il produttore dei rifiuti, che rimaneva così truffato.

Nel corso delle perquisizioni effettuare dai Carabinieri del Noe di Bologna su delega della locale Procura della Repubblica lo scorso mese di marzo, era già stata individuata e posta sotto sequestro un'importante mole di documentazione che ha consentito di ricostruire la filiera dell'attività truffaldina. Allo stato sono stati censiti oltre 60 episodi, per un controvalore di oltre 175 mila euro, somma peraltro nascosta all'Agenzia dell'Entrate, che non ha notizie dei redditi dell'arrestato da circa 10 anni.

L'estrema spregiudicatezza e determinazione del soggetto è anche emersa in un recente tentativo di estorsione nei confronti del titolare di un impianto lombardo, “colpevole”, secondo l'indagato, di non avergli inviato un bonifico bancario quale compenso per l'opera prestata e pertanto pesantemente minacciato. In realtà la vittima, compreso che con il suo incolpevole contributo si stava perfezionando un'ennesima azione criminale, secondo il format precedentemente illustrato, ha solo evitato il trasferimento di somme di denaro che sarebbero state frutto di reato.

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