Cambiavento

Il crollo dell'ennesimo ponte, metafora della realtà italiana

Pubblicata il 20 aprile 2017

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Il crollo dell
Mi sono soffermato a lungo, forse troppo a lungo, sull'immagine riportata dalla stampa nazionale che mostra l'ultimo crollo di un ponte stradale questa volta, per puro caso, senza causare vittime, limitandosi a schiacciare l'auto di due Carabinieri in servizio di pattuglia proprio nella zona: stando a quanto riportato dal testo i due sono stati messi in allarme da scricchiolii provenienti dalla struttura in cemento armato e si sono prudentemente allontanati.

Non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla foto quindi ho incominciato a chiedermi il perché di tanto interesse: stavo riflettendo su quanto quell'immagine dell'ultimo disastro assomigliasse alla purtroppo triste condizione del nostro paese.
Una struttura non di recente costruzione, ma neppure tanto attempata da poter essere considerata obsoleta che non riesce più a reggere il proprio peso e decide quindi, quasi dotata di pensiero, di abbattersi al suolo. L'ennesimo manufatto costruito ad uso del traffico automobilistico e commerciale, emblema di una scelta economica e politica, che cade malamente al suolo.

Potrei giocare ad indovinare: commissione di inchiesta, meglio due, assicurazione circa la volontà di individuare le cause e i colpevoli, dure e scontate parole di circostanza, tecnici misurati nelle parole e nelle loro affermazioni, dichiarazioni di dirigenti di varie società, pubbliche e non, che si proclamano integerrimi, privi di dubbi e che invitano la ricerca delle cause e delle negligenze a indirizzarsi altrove e un altro certo numero di frasi in perfetta circostanza. Abbastanza scontato l'intervento di qualche magistrato che accenna alle problematiche legate ai soliti appalti, sub-appalti, appaltini & c. e, immancabile, l'ombra della mafia. Poi, il tempo che passa. Il silenzio dell'oblio. Forse provvidenziale. Si, forse provvidenziale, perché è senza dubbio alcuno molto meglio dimenticare ciò che non si può modificare, curare, invertire di tendenza. Il tempo che trascorre cancella molte cose: cancellerà anche questo.

Resta nei miei occhi l'immagine di quella campata di cemento che sembra adagiata sull'asfalto sottostante, come se una stanchezza antica l'avesse assalita all'improvviso sottraendole la forza di resistere alla gravità, il desiderio di avvinghiarsi ai supporti fino a poco prima gagliardi baluardi a difesa della grande forza che l'attirava inesorabile verso il basso, rendendola priva di volontà propria nel resistere alle proprie carenze strutturali.
Improvvisa mi assale l'immagine delle case di Messina che, se avvisate dell'imminente terremoto, si sarebbero date alla fuga senza ritegno alcuno immortalate nelle parole dell'Uomo dal fiore in bocca di Pirandello e mi sorprendo a chiedermi se le "cose" possano avere un'anima, un proprio pensiero, una loro stanchezza.

Forse anche noi siamo stanchi, stanchi di sentirci ripetere le stesse cose, i soliti luoghi comuni, le usuali promesse, le minacce di rito. Ora ci rassicurano circa l'assoluta necessità delle riforme anche se non riusciamo bene a comprendere quali siano e cosa riguardino: riteniamo corretto l'abbreviare il tempo dell'individuazione dell'errore, la pronta indicazione del/dei colpevoli, una punizione giusta e severa e poter affermare, non guasterebbe, che questa volta giustizia è fatta.
Ma domani è un altro giorno, poi il fine settimana, la festa della Liberazione e l'arrivo della calda primavera piena di colori e profumi inebrianti. Finisce il mese di aprile e il tempo, inesorabile, trascorre: implacabile, inesorabile e preciso cancellerà anche questo.
Non sarà riuscito nel cancellare anche la nostra volontà e dignità di uomini?

(Mauro Magnani)

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