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Integrazione fra Ausl della Città metropolitana, per la Cgil "fusione a freddo"

Pubblicata il 22 aprile 2017

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Integrazione fra Ausl della Città metropolitana, per la Cgil "fusione a freddo"
La notizia della riunificazione-integrazione delle Ausl e degli ospedali della Città metropolitana non poteva passare inosservata nel territorio imolese. Per prime le Fp-Cgil di Bologna e di Imola confermano le proprie perplessità: "I motivi sono diversi: il primo legato al fatto che abbiamo appena chiuso un percorso di confronto a livello regionale sul piano socio sanitario dove nulla di tutto ciò era previsto e dove, a questo punto, risulta veramente poco chiaro quale organico progetto di sviluppo si vuole dare alla sanità Emiliano-Romagnola e Metropolitana. La motivazione per cui è impossibile decifrare il quadro programmatico della Regione Emilia Romagna e di conseguenza dell'Area Metropolitana deriva dalla variopinta gamma di geometrie organizzative che sono presenti nel sistema sanitario: Da un lato la Maxiausl della Romagna, dall'altro, quello dell'area vasta Emilia Nord, dove oltre a due Aziende Ospedaliero Universitarie, Parma e Modena, sono presenti quattro Aziende USL ognuna responsabile dei propri ospedali. La proposta di una maxi azienda ospedaliero universitaria metropolitana (la cui normale conseguenza sarà la nascita di una USL metropolitana formata dai soli dipartimenti territoriali) ci conferma che sicuramente la fantasia non manca ma che forse ci sarebbe bisogno di maggior coordinamento tra la Regione e il sindaco metropolitano".

"Tre riflessioni sono doverose - continuano i sindacati di categoria della Cgil -. La prima è che, preso atto che la situazione economico-finanziaria ha sparigliato quel sistema di autonomie aziendali troppo spesso sconfinato nella concorrenza piuttosto che nella collaborazione tra aziende, l'integrazione tra Aziende, funzionale o strutturale che sia, sconta mille difficoltà legate proprio alle abitudini differenti e ai metodi di lavoro diversi, derivanti da quelle stesse autonomie. Un esempio pratico è il Servizio Unico che gestisce il personale (assunzioni, concorsi, stipendi etc.) delle tre Aziende sanitarie Bolognesi che è rimasto una fusione a freddo di tre servizi che continuano a lavorare ognuno con il proprio modus operandi, con i propri orari e con le prorie regole. Oppure il Laboratorio Unico Metropolitano dove, nella sede collocata a Imola, al personale i tabulati orari non arrivano e si procede a scriverli manualmente come si faceva diverse decine di anni fa. Problemi che non si risolvono solo aumentando i perimetri e mettendo insieme pezzi che prima erano indipendenti ma anche e soprattutto ascoltando la gente che lavora nei servizi a cui queste riorganizzazioni vengono troppo spesso letteralmente buttate sulla testa. La seconda è di importanza strategica per il futuro della sanità: i tagli al Sistema Sanitario nazionale e un contratto dei lavoratori della sanità scaduto dal 2009 hanno provocato una situazione in cui il personale sta lavorando senza aumenti contrattuali da allora in una condizione che inoltre registra una riduzione drastica del personale in servizio Un mix esplosivo che provoca una tensione che si respira in tutti i reparti ed in tutti i servizi delle Aziende sanitarie. La terza e ultima motivazione è che i dipendenti delle aziende dell'area metropolitana hanno una storia di contrattazione integrativa autonoma che presenta oggi situazioni diversificate sia dal punto di vista organizzativo, che normativo ed economico".

Intanto, anche il consigliere regionale della Lega Nord Daniele Marchetti contesta la decisione presa: "Apprendiamo con preoccupazione, che l'azienda USL imolese sarebbe disposta a raccogliere l'invito lanciato dal Sindaco di Bologna, di unire tutte le Aziende sanitarie dell'area metropolitana. Se tutto ciò si realizzerà, la nostra sanità verrà inghiottita dalle strutture bolognese, meglio guardare alla Romagna forse oggi qualcuno capirà per quale motivo volevamo restare fuori dalla Città Metropolitana di Bologna".

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