Forlì città del Novecento: un'altra Storia. Il Festival 2017 di Atrium.

Pubblicata il 25 aprile 2017

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Forlì città del Novecento: un
A pochi giorni dal 25 aprile, Atrium ha inaugurato, giovedì scorso, il festival 2017: Forlì città del Novecento. Tanti eventi per continuare un  percorso avviato due anni fa con la costituzione di Atrium, la rotta culturale del Consiglio d'Europa sulle architetture dei regimi totalitari europei del XX secolo di cui Forlì è capofila e a cui partecipano altri Paesi europei. Sono la Grecia, l'Ungheria, la Bosnia Erzegovina, l'Albania, la Croazia, la Bulgaria e la Romania.
Il festival si svolge nella città romagnola dal 21 aprile al 18 giugno presso diversi luoghi della città ma quello di riferimento che ospita la maggior parte degli appuntamenti è l'ex GIL. L'edificio progettato da Cesare Valle che ospitava la sede della Gioventù italiana del Littorio è stato riaperto, dopo  una parziale ma estesa ristrutturazione, lo scorso anno con una mostra dedicata all'architetto romano. Si parla di cinema, di turismo, di storia, di libri, di formazione con convegni, proiezioni , laboratori, seminari di studio e mostre. Ma i temi comuni affrontano specifici e diversi aspetti della cultura dei regimi totalitari nelle sue diverse manifestazioni ed espressioni a partire dall'Italia e da Forlì, città che Mussolini individuò per la realizzazione di un piano di sviluppo urbanistico faraonico incompiuto ma le cui tracce evidenti e pressoché intatte sono ben visibili a cominciare dal viale della Stazione dove si trova anche l'ex GIL. Queste testimonianze, presenti nelle città italiane e in molte aree urbane romagnole sono una realtà che, più che ignorata per le drammatiche vicende storiche a cui sono legate, vanno indagate. Per questo si parla anche di turismo. Un turismo consapevole teso a relazionarsi con la storia dei luoghi visitati, riscoperta e reinterpretata dai contemporanei.

L'eredità dissonante
Il concetto innovativo infatti su cui Atrium è fondato è quello di Dissonant eritage ad indicare la presenza in diverse città europee di testimonianze e realtà storiche scomode , come quelle che risalgono a regimi totalitari. Questo patrimonio storico, dagli stili estetici e funzionali fortemente identitari , può essere ricollocato nel contemporaneo liberandolo dal legame con le dittature.  La rimozione non consente la conoscenza e l'elaborazione di una Storia a cui le comunità di fatto appartengono e il cui futuro non può che nascere dalla consapevolezza e dalla elaborazione del passato per rendere utile un'esperienza collettiva che attraversa le generazioni. Mondate dal dolore delle ferite, ormai cicatrizzate dal tempo, prodotte dai totalitarismi a danno di persone e comunità, le vicende storiche si prestano ad una riscoperta che ne indaga le ragioni, la visione , la cultura e i valori che le hanno determinate. Dovremmo comprendere e sapere di più e liquidare di meno sulla scia di schemi sommari serviti a voltare la pagina del corso storico ma non necessariamente a capire l'accaduto e i fattori che l'hanno creato. Questo è il senso di un progetto coraggioso che si pone come una finestra su un approccio e una visione alternativi e molto utili a scavare e a comprendere le vicende del nostro tempo. La sola memoria non basta perché non è conoscenza di per sé e non svela le dinamiche complesse che hanno condotto ai fatti storici segnando il destino di milioni di persone. Così i cittadini vengono coinvolti nella riscoperta e invitati ad interpretare e a ricollocare. Nel percorso sono impegnate Associazioni del territorio fra cui le realtà giovanili, le scuole in un confronto con le realtà dei Paesi che hanno vissuto analoghe esperienze. In questo modo l'eredità storica riacquista un senso e rivive nella riscoperta, producendo consapevolezza.

Le mostre
Fra i numerosi eventi in programma ci sono cinque mostre. Architettura e Urbanistica nelle Terre di Oltremare a cura di Ulisse Tramonti e Marino Mambelli. In mostra progetti urbanistici e architettonici delle colonie italiane che , con l'accrescimento dei domini coloniali africani e la nascita dell'impero vedono nel 1936 il loro massimo sviluppo. Dalle isole dell'Egeo, Rodi in particolare, alla Libia fino all'Africa Orientale italiana diversi furono gli architetti italiani che si cimentarono in grandiosi progetti urbanistici e architettonici che rappresentassero adeguatamente la grandezza e le logiche di regime. Territori tutti molto diversi fra loro per caratteristiche climatiche e orografiche e per le varietà razziali. Il fascismo considerò l'Etiopia come “terra vergine” ricca di opportunità e predisposta alla sperimentazione di nuovi assetti territoriali e a nuove forme di urbanizzazione. Fu introdotta una “ zonizzazione etnica” all'interno delle città estesa nel 1937 a tutte le colonie italiane d'Africa. Si prevedeva nei piani urbanistici la netta separazione fra indigeni e italiani e la formazione di zone indigene distinte fra loro a seconda delle varie razze, non senza la previsione nelle città di una divisione fra classi sociali. Il piano adottato nel 1939 per Addis Abeba, capitale del nuovo impero, progettato da Cesare Valle e Ignazio Guidi fu il modello esemplare di tale concezione discriminatoria. Il piano non fu mai realizzato a causa dell'occupazione inglese del 1941 ma di grande interesse sono i disegni dei progetti architettonici e urbanistici in mostra perché ne espongono le logiche e la concezione ispiratrici rispecchianti l'idea fascista di esportazione del proprio modello. L'Albania fu ultimo Paese colonizzato nell'aprile del 1939. Il Piano per la capitale  del regno di Albania, Tirana, fu progettato da Gherardo Bosio nel 1940 rendendo la città una “sezione trasversale” dell'architettura italiana della prima metà del '900. Nell'asse strutturale della città, è evidente il tentativo di mediare le istanze monumentali di rappresentanza e le istanze di spontaneità del tessuto preesistente , scardinando i contemporanei modelli romani di riferimento.
Due mostre sono dedicate all' URSS in occasione del centenario della Rivoluzione d'Ottobre. Una, Why revolution? 1917: Parole e immagini ripercorre i movimenti culturali sovietici durante e dopo la rivoluzione. Dalla letteratura ai movimenti artistici, alla grafica, all'iconografia e ai simboli di riferimento  del periodo. Frutto del lavoro degli studenti e dei docenti del Liceo Classico, del Liceo Artistico e Musicale Statale e dall'Istituto tecnico Statale di Forlì, è un interessante lavoro di sintesi di un impegno di ricerca che affiora dalle tavole esposte su un periodo e una vicenda assai poco indagati nei corsi scolastici. Dalla Censura e dal Samizdat alla libertà di stampa. URSS 1917-1990 è la mostra curata da Boris Belenkin in collaborazione con l'Università di Bologna, Dipartimento  di Interpretariato e Traduzione. Tratta della censura e del Samizdat, termine che indica la pubblicazione di testi ad opera di dissidenti, diffusi clandestinamente in URSS in copie ciclostilate e i mezzi impiegati per la diffusione. La mostra ha l'obiettivo di spiegare il Samizdat, un fenomeno legato alla censura ma anche un fenomeno letterario non ufficiale e i suoi sviluppi verificatisi nel periodo fra gli anni '50 e '80. Punita penalmente viene depenalizzata nel 1987 dopo l'avvento di Gorbaciov divenendo sempre più un mezzo di auto espressione più che di opposizione producendo mezzi di informazione di massa alternativi “non legali”. Il percorso espositivo termina con la legge russa sulla libertà di stampa approvata nel 1990. Arsia- Raša, Città Mineraria curata da Tullio Vorano è una mostra sulla città ungherese mentre la mostra curata da Andrea Savorelli si occupa dell'ex asilo Savorelli. Inaugurato da Rachele Mussolini nel 1937 e dalla Regina d'Italia Elena nell'ottobre 1938, l'edificio fu progettato dall'ingegnere G. Savini e costruito fra il 1934 e il 1937 sull'area dell'ex convento di S. Maria di Valverde in luogo di un vecchio asilo infantile chiuso perché non più funzionale e igienico. Incluso fra i beni culturali della regione, oggi è chiuso ma vi è il progetto di trasformarlo in una hub culturale. Infine la mostra fotografica, Una ricognizione. Torri dell'acqua in Romagna, curata da Veronica Daltriespone dal 27 maggio al 4 giugno foto di Guido Guidi, Mario Beltrambini, Emanuele Benini, Nicola Biondi, Sauro Errichiello, Mattia Sangiorgi, Antonello Zoffoli . La mostra sarà ospitata presso l'ex Acquedotto di Spinadello (v. Ausa Nuova) ed è realizzata in collaborazione col Comune di Forlimpopoli e il nascente Centro Visite Spinadello.

Dove quindi distruzione e demolizioni non hanno lasciato tracce fisiche i documenti esistenti e oggetto di indagine e ricerca storica, raccontano la cultura, la visione del mondo, delle relazioni, il gusto estetico , i valori, proprio della grandeur tipica dei regimi autoritari. Conoscerli significa acquisire strumenti critici per riconoscerli anche nel presente, dove spesso si scambiano visioni populiste e razziste, in definitiva tipiche di una concezione autoritaria, come mera legittima articolazione dei sistemi democratici seguiti a quella Storia. Senza la capacità di riconoscimento, non si coglie il pericolo che queste posizioni rappresentano per la democrazia e per l'esercizio delle libertà democratiche. Un esercizio che richiede, appunto, conoscenza per comprendere, condizione per essere cittadini e cittadine democratiche in grado di scegliere il proprio futuro, con la responsabilità e la consapevolezza di chi sa che le proprie scelte non riguardano mai solo i singoli individui, ma la collettività intera. Un'utile riflessione anche per questo 25 aprile.

Per saperne di più su Atrium:
www.atrium.comune.forli.fc.it
www.atriumroute.eu


(Virna Gioiellieri)

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