Cambiavento

Le ragioni di "Bifo"

Pubblicata il 27 aprile 2017

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La lettera, e il tono della stessa, inviata al nostro giornale da Franco "Bifo" Berardi non poteva essere diversa. Conoscendo "Bifo" non poteva essere diversa anche se l'argomento trattato è estremamente complesso e vede intersecarsi al suo interno problemi, interessi, colpe, errori e tutto ciò che l'uomo ha saputo e potuto costruire durante la sua permanenza sulla crosta di questo nostro pianeta.

Se ci sentiamo di sollevare obbiezioni circa il suo pensiero, se la sua posizione socio-politica non ci convince completamente, se il suo modo senza veli (ma "Bifo" non ha mai indossato veli) di inveire verso il vicepresidente della Camera ci appare non appropriato o quanto meno non proprio educato non possiamo nascondere a noi stessi la scottante e vergognosa verità che evidenzia e non trovo migliore giro di parole per definirla con esattezza se non rammentando le parole di una famosa canzone di De Andrè: " ...anche se voi vi ritenete assolti siete comunque coinvolti".
Fabrizio cantava queste parole parafrasando la realtà del tempo: un povero impiegato avvertiva la necessità di fare qualcosa contro un crescente senso di impotenza e di ingiustizia che lo stava pervadendo e non trovava di meglio da fare se non confezionare una bomba "casalinga" e piazzarla come meglio non sapeva finendo per colpire un chiostro di giornali. Davvero povero quell'impiegato e non da meno il Di Maio.

Chi non ha dubbi circa la possibile realtà che vede torme di sciacalli procurarsi denaro attorno al dramma dell'attuale fuga di decine di migliaia di persone da guerra e carestia alzi la mano, ma sparare nel "mucchio" alla cieca non si addice ad un candidato Primo Ministro: si raccolgono prove e documenti inserendoli in una circostanziata denuncia. E chi può aver dubbi circa la fatica, il sacrificio e la consapevolezza di migliaia di persone che a vario titolo si prodigano ogni giorno cercando, a volte invano, di salvare le vite di donne, uomini e bambini in fuga da una vita impossibile, ignobile, ingiusta, inenarrabile?

Qualcuno abbastanza importante, anche se ora indecentemente parafrasato, parlava molti anni fa della sostanziale differenza tra una pagliuzza e una trave e aveva visto giusto.
Se tante persone come noi fuggono dal terrore e da una vita non degna di essere vissuta è colpa della nostra cecità o ancor peggio della nostra capacità di vedere e capire solo quello che maggiormente ci aggrada.
Vistosi personaggi non troppo lontani da noi, si arricchiscono acquistando merci, minerali, oli e ogni tipo di derrate, incuranti del fatto che stanno finanziando dittatori assassini i quali, con il denaro incassato, alimentano i loro conti correnti segretamente aperti nei più lontani paradisi fiscali e, se qualcosa avanza, provvedono ad acquistare ogni tipo di armamento per continuare a reprimere, uccidere, imprigionare, massacrare chi anche solo si azzardasse a dire "... ma forse non si potrebbe ...".

Ovviamente ciò è reso possibile da fabbricanti di armi senza scrupolo alcuno che se ne guardano bene nell'applicare un qualsiasi vaglio circa la loro clientela e la saga continua.
Poi ci sono i governanti che rifuggono dall'ipotesi di indagare su tali commerci: "... i posti di lavoro ...".
Poi ci siamo noi, seduti davanti al nostro grande, anzi grandissimo, televisore che ci ripropone il peana oramai famigliare di gommoni stracarichi di disperati e di veloci e potenti mezzi marinari che li affiancano e cercano di salvare ciò che la brutalità e la vergogna umana ha prodotto.
Mentre distrattamente osserviamo o ascoltiamo perchè troppo intenti a frugare nei meandri incomprensibili dell'ultimo smart acquistato con ventiquattro rate, sgranocchiamo con gusto un fragrante biscottino al cacao e cocco, prodotto da una insospettabile multinazionale che ha acquistato il tutto finanziando vedi sopra, che ha acquistato vedi sopra, determinando guadagni di vedi sopra e conservando posti di lavoro per il sollievo di vedi sopra.

Continuiamo imperterriti a sgranocchiare il fragrante biscottino e non stupiamoci più di tanto se un certo "Bifo" si altera un po', anche se, per quanto ne so, il "Bifo" è sempre stato alterato.

(Mauro Magnani)

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