Cambiavento

Alternanza scuola lavoro o apprendistato gratuito?

Pubblicata il 27 aprile 2017

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Spett. redazione,
ormai nella nostra Repubblica, seppur fondata sul lavoro (articolo 1 della Costituzione), è in uso non pagare più chi lavora.
D'altronde i tempi cambiano, il padrone ti dava almeno un rimborso spese, ora nemmeno più quello. Sei costretto a lavorare a titolo gratuito: può essere questa l'analisi sintetica della legge n. 107/2015 (la “buona” scuola di Renzi) sull'introduzione della nuova alternanza scuola lavoro e che la ministra Fedeli, nel suo decreto attuativo, ne aggrava la centralità, facendolo diventare una forma sfacciata di apprendistato gratuito, che diviene addirittura materia di esame alla Maturità.


Grazie a questa legge infatti, le scuole forniscono alle aziende manodopera a costo zero senza nessun obbligo di fornire tutele sindacali o salari agli studenti coinvolti perchè si non considera questa come un vero e proprio lavoro.
Attualmente non abbiamo ancora chiaro quanti siano e saranno gli studenti coinvolti in questa operazione, nè quali siano e saranno i loro orari o le loro mansioni o tutti i settori di impiego. L'unica cosa che è chiara è che nessuno di loro si può sottrarre, visto che è obbligatorio per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell'ultimo anno del percorso di studi secondario, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio, e dato che senza l'alternanza scuola lavoro non si può accedere al diploma.


“Curioso” il fatto che l'alternanza scuola lavoro riguardi il mondo del liceo, nonostante l'obiettivo principale dei liceali non sia il lavoro ma l'accesso all'università, un livello di istruzione cui lo Stato dovrebbe agevolare l'accesso invece di limitarlo, dato che, statistiche alla mano, siamo uno dei paesi occidentali con il più basso tasso di laureati. Va interpretato in questo senso, evidentemente, l'aumento esponenziale delle rette universitarie e il continuo taglio delle borse di studio.
Non è difficile nemmeno immaginare l'effetto nefasto di questo provvedimento sugli istituti professionali da sempre considerati di serie b, che verranno visti di fatto come utili solo per sfornare manodopera a costo zero.


Il nostro Paese dovrebbe invece investire realmente sulla cultura e sulla formazione, unici mezzi che possono consentirci di rilanciare l'occupazione e lo sviluppo industriale del nostro paese.
Invece il Preside Montanari, renziano di ferro e perciò strenue difensore della riforma della scuola (L. 107/2015) nel Consiglio superiore della pubblica istruzione, pensa a spalleggiare il ministro Poletti nella convinzione che al diploma (o al lavoro) ci si arrivi meglio giocando al calcetto.

Noi invece vogliamo ancora studiare Italo Calvino “Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere".


(Partito della Rifondazione Comunista Imola)

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