Cambiavento

I cento giorni di Trump

Pubblicata il 29 aprile 2017

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Donald Trump
Cento giorni. Una brevissima parentesi temporale, quasi insignificante, eppure totalmente esplicita. Molti, se non tutti i commentatori politici si stanno sbracciando cercando un sunto, un valore quantificabile, un metodo di valutazione, una sintesi di valore per i primi cento giorni di governo del neo-eletto Presidente degli States Donald Trump.

Alcuni si spingono anche oltre, cercando di definire, in qualche modo, un parametro di paragone, un accostamento significativo. Per quanto possa sembrare non consono e irriverente, ne ho seguito le vicende elettorali in una sorta di assenza, leggevo ed ascoltavo le sue dichiarazioni di intenti, le sue promesse immerso in un denso bagno di quasi incredulità e mi stupivo nella mia incapacità di uscirne, di rinvenire una sponda di salvezza, un orizzonte di lucidità.
Costretto a prendere atto della realtà avevo cominciato a storpiarne il nome (pronunciavo "trump" o costruivo un improbabile vezzeggiativo con "trumpino": di entrambe le cose, ora, chiedo umilmente scusa e perdono) alla stregua del linguaggio che tutti noi assumiamo conversando con i piccoli. Mi rendevo ben conto di quanto tutto ciò fosse ridicolo, me compreso, ma non riuscivo nell'assumere un atteggiamento se pur parzialmente diverso.

Ora, dopo cento giorni, sarebbe fin troppo facile esaminare le sue promesse troppo spesso impossibili da mantenere, i suoi giudizi su altri leader mondiali rivisti quando non invertiti, le sue estreme minacce finite nel dimenticatoio o rivelatisi impossibili nella realizzazione, le sue iniziative economiche, sociali, politiche che sono state bocciate dal solido sbarramento democratico statunitense quando non accettate dagli stessi membri del suo partito seduti negli scranni del Senato.
Vistosi con le spalle al muro, cerca scampo in una mimica alle apparenze minuziosa e dettagliata, attorniato da splendide donne indossanti abiti preziosi e, a ben notare, un serio cruccio facciale che cerca di esprimere tutto il suo disappunto nella determinazione, tutta sua, di trovarsi dalla parte giusta ma immerso in un mare in tempesta ben deciso ad affondare la sua resistenza e la sua volontà.

No, tutto ciò è troppo facile. Mi resta unicamente l'ultima immagine da valutare, l'ultima sua iniziativa volta al disperato tentativo di salvare il salvabile, la carta finale, la possibilità di riserva: una vistosa ed immensa porta-aerei con un codazzo di altre unità marittime di appoggio e un subdolo sommergibile nucleare alla fonda nei pressi di uno dei nemici di sempre, retaggio degli immensi e non sanabili errori omaggio dell'ultimo conflitto mondiale, un regnante dinastico ben pasciuto e sorridente mentre osserva i suoi bellissimi giocattoli di distruzione sfilare tra un tripudio di bandiere e un coro di alti militari osannanti.
Lo scontro tra due grandi, due uomini che sono pronti ad affrontarsi a suon di botte, sventolando il vessillo irrinunciabile della propria preziosa libertà, del proprio indiscutibile valore, della preservazione dei loro irrinunciabili valori, diritti, ideali.

Troppo facile, davvero troppo facile assegnare un punteggio ad una simile situazione: non lo farò. Mi riservo, tuttavia, di proporre alla vostra attenzione una valutazione molto più complessa, un'analisi di situazione, una riflessione attenta su ciò che questo stato di cose ha determinato: il valore di un popolo.
Impossibile dimenticare che si tratta di un Presidente eletto anche se con un sistema elettorale discutibile (ma quale non lo è?) da una ben determinata quantità di americani che hanno visto in lui la panacea a tutti i mali, la sanatoria a tutti gli errori, a tutti i disastri che il suo precedente, un nero, aveva commesso.
Ricordate il tripudio di bandierine sventolanti? I grappoli di palloncini colorati che si innalzavano verso il cielo? I gridolini di giovani donne in avanzato stato di catalessi? Le nuvole di coriandoli multiformi e multicolore che invadevano il cielo? Sapete cosa stavamo osservando? Riusciamo a definire con sufficiente precisione lo spettacolo al quale stavamo assistendo? No? Ma al trionfo della democrazia, una democrazia ricca di imbonitori, di assenti ingiustificati, di incapaci di intendere e di volere, di affaristi senza scrupoli, di grandi masse alle quali difetta il buon senso del padre di famiglia (una volta si diceva così).

Che ci sia di lezione e che la sorte non ci sia avversa in una situazione che potrebbe decidere della vita di tutti noi. Mentre cerchiamo di vivere al meglio delle nostre possibilità, rendiamoci conto con assoluta certezza che là fuori, ben visibili o astutamente mimetizzati, di Trump ce n'è più di uno.

(Mauro Magnani)

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