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Cgil, Sanità: "Imbarazzanti le dichiarazioni dell'assessore Venturi"

Pubblicata il 30 aprile 2017

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Cgil, Sanità: "Imbarazzanti le dichiarazioni dell
Imola. La Cgil imolese si dichiara esterefatta dalle affermazioni dell'assessore Venturi sul tema della fusione tra ospedali Sant'Orsola e Maggiore, secondo ijl quale "l'idea è da percorrere con convinzione” ma che tuttavia “se i clinici non vorranno, non si farà” e comunque il progetto, per concretizzarsi, non può essere calato dall'alto, bensì vedere la luce “attraverso il parere dei clinici, non della politica”.

"Si tratta, com'è evidente, di un vero è proprio stravolgimento della logica che sta alla base della costituzione del Servizio sanitario nazionale nel 1978 (Legge 833) che nasce con un fondamentale caposaldo: quello di garantire una forte corrispondenza tra programmazione dei servizi e bisogni reali dei cittadini (rappresentati sia dagli amministratori democraticamente eletti - sindaci, assessori regionali - sia dalle rappresentanze sindacali)", si legge nel comunicato della Cgil di Imola a firma Mirella Collina.

Secondo Collina, "anche con la successiva legislazione (DLGS 502/1992; 517/1993), che ha comportato l'aziendalizzazione e la regionalizzazione della Sanità, mai è stato messo in discussione tale principio, che è anzi stato rinsaldato con la terza riforma del Ssn (Legge n. 229 del 1999), la quale ha riequilibrato i rapporti di forza tra amministratori locali e management, e tra Comuni e Regione, nella direzione di riaffidare alle municipalità un ruolo importante, se non decisivo, nell'ambito della cosiddetta governance del sistema, esercitata all'interno delle CTSS e dei Comitati di Distretto.
Non si tratta di negare un ruolo ai clinici (cioè ai medici… ma… ci sia consentito un inciso: solo ad essi?) come attori fondamentali nella erogazione e nella qualificazione dei servizi. Si tratta di ribadire una distinzione netta di ruolo (e davvero non credevamo di dover intervenire su una questione tanto scontata) tra politica sanitaria, programmazione dei servizi, da un lato, e scelte tecnico-professionali, dall'altro".

Per la Cgil le dichiarazioni di Venturi di adesso, che fanno seguito a quelle di Merola, quando valorizzano questo progetto come il massimo della innovazione, "contengono davvero in sé un tratto surreale e persino grottesco, specie perché intervengono nel corso di una fase tutta volta ad elaborare il nuovo 'Piano sociale e sanitario regionale', tutto concentrato a ricostruire un legame forte tra cittadini e servizi, entro una logica di condivisione di nuove strategie condivise e di un nuovo patto per la salute. Un nuovo Piano sociale e sanitario 2017-2019 che, tra l'altro, non fa menzione di alcuna ipotesi di fusione degli ospedali in città metropolitana, ma sostiene la tendenza a forme di integrazione in rete degli ospedali metropolitani".

La conclusione di questo ragionamento porta ad affermare che "si sta tornando indietro. In questi anni si è sempre discusso di un modello sanitario diverso da quello che viene proposto ora con questo progetto, che introduce, di fatto, separazione tra l'ospedale e il territorio. L'obiettivo affermato è sempre stato quello di una forte integrazione di ogni territorio con il proprio ospedale di riferimento, per tutte le condizioni patologiche comuni e prevalenti, al fine di garantire continuità e sistematicità delle cure, presa in carico delle persone, contrasto ai ricoveri inappropriati e ai re-ricoveri".

Dire, infine, che si tratta un progetto che incrocia il sentire diffuso dei professionisti perché “se lo ha proposto il sindaco di Bologna, si vede che lo ha percepito” "è l'ultima perla di una argomentazione su cui non ci pare necessario spendere altre parole. Troviamo imbarazzante che l'assessore Venturi, che rappresenta la parte politica e quindi i cittadini della regione e che sponsorizza questo progetto, dichiari di averne discusso 'dal basso' senza aver minimamente coinvolto le organizzazioni sindacali che rappresentano i cittadini e tutti i professionisti della sanità senza distinzione di ruolo".

Infine, Collina mette l'accento sulla questione che più direttamente riguarda l'autonomia della organizzazione della sanità imolese: "Non ci pare affatto secondario e corretto il metodo che porta a formulare una proposta di tale portata, secondo cui 'la fusione non si deve ridurre solo tra il policlinico Sant'Orsola e ospedale Maggiore, ma è un'idea che va allargata anche ad Imola', senza aver sentito prima la necessità di avviare un confronto con questo territorio, sia con la parte istituzionale che, dalle dichiarazioni sulla stampa, sembra non essere d'accordo come noi sul modello proposto, sia con le organizzazioni sindacali. Siamo in attesa dell'incontro richiesto al sindaco di Imola ma allo stesso tempo, come Cgil Imola stiamo predisponendo nel territorio un calendario di assemblee aperte ai cittadini, come luogo di discussione, informazione, raccolta di opinioni e problematiche ma anche di consigli che possono migliorare la nostra sanità imolese. Perché la sanità è di tutti!".

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