Cambiavento

Macron e la sinistra radicale

Pubblicata il 9 maggio 2017

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Nei primi discorsi il neoeletto presidente è sembrato meno "di destra" di quanto si potesse superficialmente prevedere. Perciò fanno impressione certi commenti di una parte della sinistra alla Melenchon, anche a proposito del Pd

 

Le presidenziali francesi equivalgono a uno sconquasso del vecchio sistema politico d’Oltralpe. Che per fortuna non ha avuto come sbocco la destra estrema di Le Pen. I due partiti storici – gollisti e socialisti – sono ridotti al lumicino, vincitore è un non ancora quarantenne come Macron che in pochi mesi ha bruciato tutte le tappe insinuandosi tra la crisi della destra e della sinistra tradizionali con un movimento tutto da costruire En Marche!

 

Si tratta di un caso da manuale per la politologia, che verrà studiato a lungo per la sua fenomenologia e che forse ha qualche analogia con la scesa in campo di Berlusconi nel 1994 o di Podemos in Spagna. Non secondario è stato il fattore “fortuna”, cioè gli scandali che hanno travolto la destra classica di Fillon: la buona stella accompagna sempre i vincitori.

 

Quindi, prima di emettere sentenze, bisognerebbe studiare a fondo la biografia di Macron e le sue idee, come il suo staff e il governo che formerà. A parte la bandiera di un europeismo da correggere nelle sue pretese di rigore burocratico diventato lo spartiacque della campagna elettorale, il programma del neo presidente è infatti quasi sconosciuto. Nei due discorsi della sera dell’elezione è sembrato meno di “destra” di come si poteva superficialmente prevedere.

 

Diritti, ecologia, riforma morale, inclusione sociale, equità, sicurezza, riforme hanno fatto parte del suo vocabolario. Lo staff di Macron, inoltre, sarà tecnocratico ma è pur fatto da ex dirigenti socialisti (Collomb, Ferrand, Goulard), verdi (Cohn-Bendit) e liberali. Risultano perciò affrettati, superficiali e sbagliati alcuni giudizi tranchant su Macron, che sarebbe solo la versione liberista e non apertamente reazionaria della destra. Essendo il fenomeno complesso e forse paradigmatico di altri, richiederebbe almeno un supplemento di indagine.

 

Fanno perciò impressione certi giudizi che circolano sui social e sul web targati all’ingrosso sinistra radicale che considerano pressoché uguale nei suoi effetti la vittoria di Macron o Le Pen. Un’ottica di giudizio del resto già sperimentata nel confronto Clinton-Trump, quando alcuni settori della sinistra radicale hanno quasi esultato per la vittoria anti-establishment del secondo. Ecco così che il primo giudizio di Sinistra italiana sul voto francese mette in evidenza l’indubbio buon risultato di Mélenchon e oscura il resto.

 

Ricordare che non sono indifferenti le condizioni in cui si svolge la lotta politica democratica diventa a questo punto questione preliminare e teorica. Bisognerebbe citare il Marx che auspicava compiute rivoluzioni industriali e democratiche/borghesi per porsi obiettivi più avanzati o ricordare cosa sono stati i regimi reazionari di massa, non solo il fascismo. L’illusione che si aggira in qualche anfratto della sinistra della sinistra è che più le contraddizioni sociali e democratiche sono brutali più facile sarà suscitare movimenti di massa. È vero invece proprio il contrario.

 

A proposito di Sinistra italiana, infine, colpisce un passaggio del documento approvato nell’ultima riunione di direzione: “A Renzi e al suo partito non vanno offerte alleanze prima e dopo il voto”, si legge dopo considerazioni quasi di soddisfazione per la vittoria di Renzi nelle primarie del Pd perché confermerebbe l’inutilità di ogni dialogo. Il che significa un secco “no” a ipotesi di nuovo centrosinistra con ambizioni di governo. Sarebbe interessante a questo punto sapere cosa ne pensano Pisapia, gli ex piddini Bersani e D’Alema e pure i piddini Orlando ed Emiliano.

 

Ci si può stupire fino a un certo punto di questa posizione. Se Hillary Clinton, Trump, Macron e Le Pen sono più o meno la stessa cosa, il teorema è perfetto: inutile lavorare sulle contraddizioni di Renzi e della destra. Meglio un ruolo simile ai “testimoni di Geova”?

 

(Aldo Garzia)

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