Cambiavento

La mossa del cavallo di Virginio Merola

Pubblicata il 26 maggio 2017

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Bologna.In questi giorni a Bologna sono successe molte cose, e partiamo dal convegno sulle periferie. Ora c'è la certezza che le risorse ci sono e quindi cosa farà l'amministrazione?

“L'idea che noi abbiamo, con risorse importanti, 18 milioni solo per il capoluogo, è di lavorare perché non ci siano periferie sociali anche perché non mi pare esistano periferie degradate; la vera sfida per noi è un approccio integrato urbanistica, servizi sociali e cultura per lavorare insieme e per fare in modo che con la partecipazione dei cittadini si creano situazioni di nuove centralità urbane.La nostra idea di partecipazione è semplice. Condividere con i cittadini dei progetti perchè non chiediamo  una cittadinanza passiva o semplicemente reclamante (i comitati del No) teniamo conto di tutte le critiche ma quello che è più importante è condividere, per esempio, come ristrutturiamo un parco, che utilizzo facciamo di un insieme di spazi vuoti da riempire con iniziative.  Lavoriamo quindi per un'idea di partecipazione legata all'idea del bene comune, non solo in via teorica ma in modo concreto.”

 

Ma la partecipazione è più convinta se può decidere anche sugli investimenti.
“La definizione dei beni comuni è molto importante e per questo abbiamo dato il via all'idea del bilancio partecipato. Ogni quartiere avrà un proprio budget da decidere in modo autonomo insieme ai cittadini su elementi di qualità della vita nelle zone interessate; l'importante è costruirlo insieme una volta fatto l'intervento urbanistico o architettonico o edilizio sedimentarlo davvero con un'autogestione dei protagonisti.”

Se si parla di periferie si pensa anche al tema della sicurezza e abbiamo questo curioso concetto della percezione. Come ci si rapporta con la percezione?
“La percezione è determinata da tanti fatti, anche  dalla solitudine persone che guardano solo la televisione; noi abbiamo una città di con più di 100.000 anziani e questo fatto determina una situazione concreta che vede un forte rischio di isolamento che a sua volta fa aumentare la preoccupazione e la paura. L'antidoto non può essere interpretare e/o assecondare il sentimento e basta, perché diventa molto determinante la conoscenza. Conosci gli altri che ti stanno vicino? hai un'idea all'idea della religione musulmana o altri credi?, hai concretamente frequentato altre persone? le reti dei cittadini non possono, non debbono assecondare la percezione limitandosi ad additare un nemico da distruggere ma devono anche sapere diffondere dati conoscenza.”

Come dicevamo all'inizio fra le novità di questa fase c'è la svolta impressa dall'assessore Lepore alla relazione fra l'amministrazione e il variegato mondo giovanile, dove qualcuno stava già aspettando lo scontro e la protesta contro l'eventuale repressione. La giunta invece ha aperto nuovi momenti di confronto.
“Proprio così. In questo momento gli spazi assegnati venivano gestiti in maniera autoreferenziale da una minoranza; ma non si poteva andare avanti così perché stiamo parlando di spazi pubblici, di un patrimonio collettivo e quindi abbiamo deciso di non partecipare al gioco ormai logoro della repressione e abbiamo scelto di andare ad una nuova sfida: i posti che hanno avuto in uso sono posti da ristrutturare ed è quindi l'occasione giusta anche per loro per mettersi in gioco e sapere cosa vogliono fare con tutti gli altri che operano e vivono in quelle aree della città. Questo è quel che intendiamo per cittadinanza attiva non di ghetto quindi li sfidiamo a “dire quali contenuti avete da portare alla comunità che sta intorno”?”

E veniamo al patto insieme per il lavoro
“Lo abbiamo chiamato insieme per il lavoro  perché la novità è che il Comune e le associazioni economiche tutte fino  alla curia ognuno nell'autonomia dei propri fondi, hanno deciso di integrarli, cioè di condividere la programmazione e le scelte. E' una novità importante nel senso che pubblico non è solamente l'intervento del comune, pubblico è la società che si autoorganizza per svolgere servizi di interesse generale. in questo caso la priorità sono i giovani  perché anche noi soffriamo anche se in percentuali diverse dal resto d'Italia di un problema di disoccupazione giovanile; quindi abbiamo bisogno a ricominciare dagli ultimi da quelli che non hanno neanche le risorse di conoscenza per cercar lavoro per non fare assistenza e quindi dare sussidi ma per orientare i contributi alla ricerca attiva di lavoro perché il lavoro dà pieno titolo alla cittadinanza.”

 

(m.z.)

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