Cambiavento

Lugo, l'one man show del sindaco Ranalli

Pubblicata il 11 giugno 2017

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Lugo (Ra). Il sindaco Ranalli, per illustrare i risultati di tre anni di lavoro ha scelto un modello di presentazione che va molto di moda a livello aziendale.

Un teatro e sul palco vanno prima dirigenti e funzionari che illustrano l’attività del comparto, poi arriva un solo soggetto, il sindaco, che rapidamente, con l’aiuto delle diapositive elenca ciò che è stato fatto e rilancia il da farsi fino al termine della legislatura. Questa focalizzazione sul primo cittadino è figlia di una legge che prevede l’elezione diretta ed è in linea con quanto avviene nelle altre democrazie occidentali, ma è un dato di fatto che in questo modo consiglieri e assessori diventano silenziosi comprimari. E anche lo spazio per eventuali interventi popolari è praticamente nullo.

Davide Ranalli ha detto molte cose (alleghiamo il comunicato ufficiale) ma è giusto soffermarci anche sui silenzi.

Non sappiamo bene perché Lugo abbia cambiato tre assessori in tre anni, non sappiamo perche non c’è ancora il nuovo  Rue dopo che ogni anno veniva promesso in tempi brevi sono soprattutto due i temi su cui merita soffermarsi.

Non si è ancora rimarginata la ferita del difficile rapporto con le imprese (la prima assessora dimissionaria fu proprio Simonetta Zalambani): Ranalli ha molto insistito sugli investimenti culturali ma non ha dedicato pari attenzione alla città manifatturiera. Solo ora, dopo tre anni di continue pressioni è stata individuata una figura per seguire il comparto industriale e queste lunghe attese hanno consumato una fiducia che agli inizi di mandato era molto alta.

Il secondo silenzio riguarda l’Unione dei comuni. Davide Ranalli si era inizialmente sbilanciato in mabniera forte per il comune unico poi, quando ha visto che era una strada senza uscita ha finito progressivamente per disinteressarsi dell’Unione, al punto da essere molto spesso assente  nelle riunioni della Giunta di qusto organismo.

Possono sembrare omissioni marginali, ma forse non lo sono se consideriamo che si comincia a sussurrare di primarie per definire il candidato  del prossimo giro.

 

(m.z.)

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