Cambiavento

Rilancio dell'editoria in Emilia: una lunga strada tutta da percorrere

Pubblicata il 21 giugno 2017

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L'editoria: un mercato che ha fatto la storia dell'Italia e del suo popolo, ma anche uno dei settori che ha risentito pesantemente della crisi economica. Oggi gli editori non investono più, perché il crollo delle letture dovuto ai prezzi e all'invasione dei nuovi dispositivi tecnologici è stato tale da produrre una contrazione del mercato difficilmente riscontrabile in altri comparti. Eppure, c'è chi non si arrende e prova a riportare in auge una delle abitudini più sane e amate di sempre: la lettura di un buon libro. Parliamo della regione Emilia Romagna, che ha annunciato lo scorso mese a Ferrara il lancio di una serie di incentivi per il settore editoriale: una scelta che però nasconde anche delle ombre.

Emilia Romagna: la Regione annuncia gli incentivi per il settore editoriale
Il 19 maggio, presso il Teatro Anatomico della Biblioteca Ariostea a Ferrara, l'assemblea regionale dell'Emilia Romagna ha annunciato il lancio di una serie di incentivi per il settore editoriale. Lo scopo delle suddette strategie è intervenire in supporto dell'editoria cartacea e online, che ha dovuto vivere un processo di passaggio dovuto al digitale e alla crisi economica molto traumatico: al punto che questi incentivi sono stati addirittura presentati come un “antidoto alla globalizzazione”, che corre sempre più frenetica e che ci allontana da una informazione di qualità e tutelata. Da ciò si evince già la prima caratteristica degli incentivi: verranno indirizzati soprattutto all'editoria dell'informazione, dunque ai giornali e alle testate online, e solo una minima parte riguarderà la piccola editoria dei libri che, però, è anche quella che versa nelle acque peggiori.

La piccola editoria in crisi: per quali motivi?
Innanzitutto perché in Italia manca una diversificazione delle proposte editoriali: la maggior parte dello spazio presso le librerie è appannaggio dei grandi editori, che puntano sulle cosiddette “mucche da mungere”, ovvero sui grandi nomi o sugli stessi argomenti di sempre. Anche la distribuzione fa il gioco delle major del settore editoriale, per via delle acquisizioni verticali che hanno visto le case editrici più grandi inglobare i distributori. Senza poi dimenticare la crisi economica, che ha ridotto le capacità di spesa degli italiani, e le nuove tecnologie, che hanno sostituito la lettura con i videogiochi e con gli smartphone: aspetti culturali che purtroppo fan parte del nuovo che avanza. Nonostante tutto, ancora oggi esistono delle realtà che cercano di valorizzare la piccola editoria indipendente, come ad esempio la catena di librerie aperta dal gruppo Coop, i cui numerosi negozi aperti nei centri commerciali offrono un grande disponibilità di libri, ponendo particolare attenzione alla piccola editoria e ai titoli legati al territorio e alla storia locale. Questo, però, non basta per risollevare un comparto che fa parte del nostro patrimonio genetico, e che in quanto tale va tutelato.

Crisi della piccola editoria: le soluzioni
La piccola editoria è attualmente al centro di una crisi che, però, sta anche stimolando delle risposte dal settore. Basti ad esempio pensare ad attori come Cna Editoria Toscana, che si propone l'obiettivo di creare un network di librerie indipendenti, per poter aumentarne la diffusione sul territorio. Iniziative come questa sono fondamentali, dato che la piccola editoria continua a mantenere un potere educativo ed istruttivo che non appartiene agli altri media: perché i file ed i dispositivi si rompono o si perdono, al contrario dei libri, che durano per sempre.

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