Cambiavento

L'impegno sociale per battere il nichilismo

Pubblicata il 4 luglio 2017

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Giuliano Bugani (Foto Massimiliano Valentini)
Ozzano Emilia (Bo). “I piloti non devono morire” (Bruno Alpini editore, Dethector, Stella Nera) è il titolo dell'ultima raccolta di poesie di Giuliano Bugani, un personaggio poliedrico che nella sua vita culturale spazia dalla narrativa alla poesia, dal teatro agli audiovisivi di impegno sociale.
Insomma un uomo difficile da inquadrare, anche perché fatica lui stesso a darsi un'etichetta. Proviamo a capire se esiste un filo conduttore che lega le sue varie attività.
“Nelle mie battaglie politiche utilizzo strumento culturali diversi (poesia, documentari, teatro,narrativa) per alcuni motivi molto semplici, intanto non voglio essere inquadrato da un sistema che tende a catalogare tutti, mi piace l'idea di essere imprendibile. Inoltre la possibilità di aprire più fronti permette di arrivare a un pubblico più vasto. Infine tutto ciò che faccio nasce dal mio essere che si porta dietro un grandissimo senso di colpa: il fatto di essere consapevole di non fare mai abbastanza per cambiare le cose. Il mio limite è che riesco solo a vivere il presente…”.

Concentriamoci adesso su questa raccolta: “I piloti non devono morire”.
“La raccolta nasce a gennaio del 2015 gennaio, quando i mass media di regime insistono per diversi mesi sulla vicenda del pilota Jules Bianchi. Nello stesso tempo però ignorano ciò che succede non tanto distante, dove stanno morendo decine di partigiane curde, donne che combattono a Koban. Nella mia mente matura pian piano l'idea di dare una risposta a questo lavaggio del cervello mediatico, così nasce la poesia che dà il titolo a questa nuova raccolta”.

Un lavoro che ricorsa nello stile e, in parte anche nei contenuti, precedenti scritti.
“Questa raccolta ripercorre lo stile di Anorkoressia, pubblicata per la prima volta in rete da 'Operai contro' nel 2010, realizzata in collaborazione con gli Anarchici di Imola e la casa editrice Bruno Alpini (per questo e anche per l'ultima raccolta ringrazio Claudio Mazzolani). Questo tipo di poesia sperimentale è formato da un aspetto grafico tipico della narrativa e non della poesia, con una punteggiatura velocissima e brevissima, con neologismi e metafore, utilizzando un linguaggio che le frasi di Ermete Trismegisto, mitico autore della letteratura ermetica della tarda età ellenistica. Quindi una poesia completamente fuori dai canoni tradizionali, una poesia fortemente politica aggressiva e cruda”.

In molte delle tue poesie affermazioni e negazioni si rincorrono, palese è l'esempio della “Poesie d'amore (l'amore non esiste)”.
“io la considero la più grande poesia d'amore che abbia mai scritto, considero l'amore un sentimento parallelo agli ideali, quindi l'amore è un ideale, l'amore è degli idealisti. Però a questo punto viene da chiedersi: esistono ancora gli idealisti? Esistono gli ideali? Alla mia età (55 anni, ndr) e partendo dalle mie esperienze e dalle analisi che faccio sulla situazione dell'umanità mi sento di affermare che non esistano né idealisti né ideali. Ed io sono il primo, dopo anni di ideologie, ad essere caduto, forse, in un patetico nichilismo. In questo contesto l'uomo, per caratterizzare la propria sopravvivenza, deve fare in modo che l'amore esista, quindi cerca di essere idealista attraverso la ricerca dell'amore. Ma tutto questo esiste veramente? Lo possiamo scoprire soltanto attraverso una continua ricerca”.

Quindi lasci una porta aperta...
“Sì. Il titolo è composto da un affermazione e da una negazione, perché ci sono entrambe le cose, solo la ricerca può aiutarci, consapevoli però che la stessa ricerca può porta a due verità: una verità che fa sopravvivere e una verità che uccide”.

Anche questo è un tema ricorrente nei tuoi lavori.
“E' una filosofia ben presente nella mia mente. Già nel 2007 era evidente nel monologo 'Il processo di Dedalo', vincitore del primo premio al concorso del teatro Fara Nume di Ostia. Lì si raccontava la storia di un ex comunista, guardia del corpo di un importante dirigente del partito, che, all'indomani dell'abbandono del nome e del simbolo del Pci, sentendosi tradito, lascia il nuovo partito nascente e diventa un militante fascista. Il monologo è un dialogo mentale tra Dedalo, nome di battaglia di quest'uomo, e un giovane di sinistra che lui ha catturato. Comincia un processo che non lascia vie di mezzo: o il giovane abbandona la sua ideologia e diventa anch'esso fascista o verrà ucciso. Il ragazzo, ovviamente, rimane della sua opinione e Dedalo gli spara. Il colpo di scena, che ha fatto vincere il premio a questo monologo, avviene un attimo prima dello sparo, quando nella mente di Dedalo si apre uno squarcio e la voce del ragazzo gli grida: 'Tu sei pazzo, non puoi uccidere tuo figlio', ma ormai è troppo tardi, non resta che un ulteriore colpo di scena: Dedalo in un istante di lucidità si rende conto di ciò che ha fatto e si uccide”.

Parli di nichilismo, ma la tua poesia è piena di impegno
“In Dedalo è chiara la necessità di una ideologia, io mi pongo ancora la domanda se un'ideologia deve esistere oppure no, resta il fatto che se non c'è la cerchiamo continuamente. Questo tema è presente nella raccolta 'I piloti non devono morire'. Non a caso molte poesie sono dedicate a figure femminili, diverse tra loro, tutte però impegnate in ambienti politici e o coinvolte politicamente”.

Tra le varie poesie mi piace ricordare quella sulla figura di Muhammad Alì.
“La prima televisione in casa mia arrivò che avevo quasi 10 anni e una delle prime cose viste fu un incontro di box, che in famiglia seguivano, in particolare ricordo l'ammirazione di mio nonno e mio padre per Cassius Clay (solo successivamente il nome cambiò in Muhammad Alì, ndr). Essendo la mia una famiglia comunista, capii da adulto il motivo di questa stima. Pochi giorni dopo a sua morte, nel 2016, gli dedicai questa poesia, 'L'ultimo campione'. Volevo esaltare l'immagine di questo uomo che decise di combattere sul ring, in uno scontro alla pari con altri uomini, come nella vita, andando anche in galera per non uccidere i suoi simili nella guerra del Vietnam. Questa sua immagine si contrappone a quella di tanti mercenari che si fanno pagare per uccidere in Siria, come in Ucraina, in Kurdistan, per non parlare di tante altre guerre. 'L'ultimo campione' ci riporta al ragionamento sugli idealisti e sugli ideali”.

Nei tuoi lavori spesso si incontra il sindacato, in questa raccolta ricordi la Fiom.
“Dopo il successo del documentario 'Fiom, viaggio nella base dei metalmeccanici' del 2012, non potevo da ex delegato Fiom non dedicare una poesia ai 16 tra delegati e delegate Fiom di Atessa espulsi dalla Fiom di Landini per avere scioperato nell'azienda Fca amministrata da Marchionne, un fatto ignorato dalla stampa. Ritorna anche qui lo scontro tra idealisti e non: da un lato le lavoratrici e i lavoratori espulsi e dall'altro Landini e la sua segreteria. Da qui il titolo 'La Fiom non esiste'. E su questo tema non mi sottrarrei di certo ad un bel dibattito con Landini”.
La raccolta è stata pubblicata grazie agli anarchici di Imola e di Marco e Marta Pandin. L'immagine del testo è di Massimiliano Valentini, ed è diventata un simbolo comunicativo usato dei social network per accompagnare i posto delle poesie.

Per altre informazioni e per leggere le poesie: https://www.facebook.com/giuliano.bugani - https://www.facebook.com/Giuliano-Bugani-1663528340588133/

(Valerio Zanotti - Foto di Massimiliano Valentini)

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