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Discarica Tre Monti, si vuole l'ampliamento, mentre Arpae segnala violazioni

Pubblicata il 30 giugno 2017

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Imola. Discarica Tre Monti, si corre per avere le autorizzazioni al raddoppio, mentre Arpae segnala nuove violazioni. Un ampliamento voluto a tutti i costi, audizioni in luglio con metodi e tempi discutibili, polemiche decennali tra Amministrazione e cittadini: tanti ingredienti per una discarica che ha da tempo esaurito il suo ciclo e che oggi la si vorrebbe raddoppiare in un sito già pressato da tonnellate di rifiuti con reali rischi geologici e d'inquinamento del terreno.

E ora si scopre che nel settembre 2016, in piena discussione sullla necessità dell'ampliamento e sui rischi legati alla salute delle persone e alla sicurezza del territorio, la copertura giornaliera dei rifiuti avviene con materiale non autorizzato. Ma c'è di più, i campioni di tale materiale, che dovrebbero essere conservati in loco per 60 giorni, non ci sono. Scatta così la segnalazione all'Autorità giudiziaria.

Cosa succede allora in via Pediano? Come si può credere a chi parla di sicurezza garantita, quando poi si cade in vicende come queste?

I controlli di Arpae nel settembre 2016 sono partiti in seguito ad un esposto presentato dal Comitato “Osservatorio per la discarica Tremonti”, relativo alla presenza di polvere molto sottile, depositatasi sia sul terreno che sulle piante, nell'area limitrofa all'impianto di discarica Herambiente Tre Monti, di un materiale “che, apparentemente, sembra cemento triturato” per la copertura dei rifiuti.
Il primo controllo di Arpae viene effettuato, congiuntamente a dell'Ausl di Imola, in data 30 settembre 2016.

Nel sopralluogo, Arpae e Ausl “non ravvisano dispersione di materiale polverulento nell'intorno del fronte di abbancamento di rifiuti". Però nell'ambito del sopralluogo stesso viene presa visione delle modalità e dei materiali utilizzati per la copertura giornaliera dei rifiuti; nello specifico si è accertato che Herambiente aveva acquistato dalla ditta Recter Srl di Faenza un materiale denominato “materiale inerte recuperato – terreno A4”, che è stato utilizzato in discarica per le operazioni di copertura giornaliera del fronte rifiuti.
Dalla documentazione, acquisita nel corso del sopralluogo, Arpae accerta che tale materiale non rientra tra nessuno di quelli previsti dall'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) come materiale idoneo all'utilizzo per la copertura giornaliera del fronte dei rifiuti. Nello stesso tempo "Herambiente non ha mai presentato richiesta di preventiva valutazione da parte dell'Autorità competente, nè ha mai ottenuto l'autorizzazione all'utilizzo del suddetto per la copertura giornaliera del fronte dei rifiuti".

Anche nel corso di un secondo sopralluogo effettuato in data 4 novembre 2016 non si è riscontrata dispersione di polvere dal cumulo del materiale e dal fronte di abbancamento rifiuti.
Quindi Arpae, pur non avendo accertato l'inconveniente segnalato dal comitato “Osservatorio per la discarica Tremonti”, ha ravvisata la violazione delle prescrizioni contenute nell'Aia vigente.

Arpae ha poi segnalato un'ulteriore violazione. L'autorizzazione rilasciata prevedeva che il gestore procedesse ad effettuare verifiche in loco a campione sui rifiuti in ingresso all'impianto, nel rispetto del D.M. 27/09/2010, conservando i campioni prelevati presso l'impianto di discarica, a disposizione dell'Autorità competente, per un periodo non inferiore a due mesi, funzionale a permettere ad Arpae l'acquisizione dei campioni per effettuare delle verifiche analitiche presso i propri laboratori.

Ebbene nei sopralluoghi eseguiti il 4 e l'8 novembre 2016 Arpae ha accertato che tali campioni, pur non essendo ancora trascorsi i due mesi previsti, non erano più disponibili nè presenti in impianto.
Si è pertanto ravvisata una ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nell'Aia vigente. A questo punto Arpae non ha potuto fare a meno di segnale le violazioni accertate e a trasmettere notizia di reato all'Autorità giudiziaria.

Una vicenda quantomeno inquietante, soprattutto se collocata in un contesto nel quale si parla di raddoppio dell'impianto. E oggi credere alle garanzie sull'uso dell'impianto e sulla sua sicurezza da parte di chi lo gestisce è un po' più difficile.

(Valerio Zanotti)

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