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Sanità: chi meno spende, più spende

Pubblicata il 3 luglio 2017

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E' da molti anni che le sigle sindacali più attente contestano l'appalto ai privati di interi servizi ospedalieri, sottolineando come la compressione verso il basso dei diritti dei lavoratori (che, pur lavorando fianco a fianco con i dipendenti del servizio sanitario, hanno contratti peggiori e non sono messi nelle condizioni di svolgere al meglio le loro funzioni per carenza di tempi, formazione e materiali) possa preludere a una riduzione, a danno dei pazienti, della qualità dei servizi erogati. C'è del vero in questi timori ?

Considerando uno dei servizi più esternalizzati in sanità, quello dei servizi di pulizia degli ospedali, abbiamo oggi una prima risposta: l'appalto ai privati è associato a una incidenza significativamente maggiore di infezioni ospedaliere nei degenti. Lo documenta uno studio, condotto in Inghilterra e pubblicato su una rivista scientifica internazionale (Social Science and Medicine), che ha confrontato la frequenza delle infezioni nosocomiali nei pazienti ricoverati rispettivamente negli ospedali in cui il servizio di pulizia era appaltato ai privati e in quelli che provvedevano in proprio.
Le infezioni prese in considerazione sono quelle dovute a un ceppo batterico diventato resistente ai comuni antibiotici (denominato Stafilococco aureo meticillino-resistente), ben noto per il ruolo dominante nelle infezioni contratte in ospedale e considerato (anche in Italia) un rilevante problema di sanità pubblica.

Su un arco temporale di 5 anni, dal 2010 al 2014, all'appalto esterno dei servizi di pulizia si associa un 15% in più di infezioni nosocomiali, un minor numero di addetti alle pulizie per posto letto, una percezione di minor pulizia da parte dei pazienti e degli operatori e una minore disponibilità di materiali per l'igiene delle mani. Le pulizie appaltate all'esterno costano circa il 7 % in meno rispetto a quelle gestite internamente, ma tale risparmio - avvisano i ricercatori - è solo apparente in quanto non tiene conto dei costi legati al maggior numero di infezioni (giorni supplementari di degenza, terapie, eventuale contenzioso, etc.) e non considera, vorremmo aggiungere, il “costo umano” di sofferenza e malattia.

Tutto ciò pone l'accento sulle responsabilità del vertice della piramide decisionale, non certo sui singoli addetti alle pulizie. Ad esempio, già da tempo era stato fatto notare che la frammentazione delle responsabilità tra dipendenti ospedalieri e gestori privati avrebbe causato lacune nel coordinamento e che condizioni di lavoro più precarie, faticose ed economicamente svantaggiose demotivano i lavoratori, mentre l'appartenenza allo stesso ente favorisce lo spirito di gruppo e una migliore esecuzione del lavoro.

Per queste ragioni i parlamenti della Scozia e del Galles (nel 2008) e dell'Irlanda del nord (nel 2010) avevano deciso di non appaltare più all'esterno le pulizie ospedaliere, trovando le risorse economiche per assumere gli addetti e re-internalizzare il servizio come “parte dello sforzo” - con le parole del Ministro scozzese della Sanità - “per ridurre le infezioni, come quella da Stafilococco aureo…”. Decisioni lungimiranti, come ora si vede.

Siamo consapevoli che il problema è complesso e, senza pretendere di traslare direttamente i risultati alla realtà imolese che, come molte altre Aziende sanitarie, appalta all'esterno i servizi di pulizia ospedalieri, sollecitiamo l'attenzione delle Istituzioni verso le evidenze emerse. Vogliamo anche sottolineare che i lavoratori esternalizzati sono importanti per l'andamento delle attività sanitarie e per il benessere dei pazienti, ma sono invisibili. Come cittadini ci piacerebbe conoscere quanti sono, chi sono, quali interventi formativi sono loro dedicati, la loro soddisfazione o insoddisfazione nel lavoro.

Le conseguenze delle esternalizzazioni riguardano tutti noi e averne consapevolezza è un tassello necessario per garantire un Servizio Sanitario pubblico degno di questo nome.

(Cittadinanza Attiva)

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