Cambiavento

Si fa presto a dire emergenza migranti!

Pubblicata il 9 luglio 2017

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“Con pressione migratoria crescente e con flussi migratori continui e in larga misura incontenibili risulta di gran lunga piu' opportuno gestire il fenomeno dell'immigrazione che non subirlo...anche regolando al meglio il mercato del lavoro stagionale dal momento che l'economia sommersa e il diffuso lavoro nero spingono i datori di lavoro a valersi di immigrati irregolari che sono i lavoratori piu' flessibili e piu' economici presenti sul mercato, e spingono i potenziali emigranti dei paesi di origine a tentare l'avventura dell'arrivo e della presenza irregolare” scrive Antonio Golini docente di Demografia alla Universita' La Sapienza (Roma)... nel lontanissimo 1999 su “Il Mulino”no.381 “La questione migratoria e il quadro demografico italiano” p.122.
Il fenomeno migratorio iniziato in Italia negli anni ottanta faceva registrare nel 1997 1.086.000 immigrati regolari, fra cui 100.000 minori e forse altri 300.000 irregolari. Egli prevede dall'Africa per i successivi 10/20 anni (fino al 2017) flussi contenuti di molti giovani uomini e anche donne. “Ci si puo' dunque aspettare che nel secondo decennio del prossimo secolo, superata la soglia di sviluppo minimo al di sotto della quale non si prende nemmeno in considerazione l'emigrazione come scelta di sopravvivenza, cresca la pressione migratoria delle popolazioni dell'Africa sub-sahariana” p.121 Egli scrive che ci possiamo “ragionevolmente aspettare” la pressione migratoria in base a diversi dati economici e statistici, ma erra prevedendo flussi contenuti (max. 80.000 all'anno). Non puo' prevedere tutte le guerre e i conflitti in Africa e Medio oriente che spostano oggi milioni di persone ( flussi paragonabili ai milioni di sbandati in Europa alla fine della seconda guerra mondiale), ne' immaginare il caos della Libia ( al tempo uno dei paesi piu' ricchi e stabili dell'Africa grazie al petrolio).
Demograficamente, egli afferma, per la prima volta in epoca moderna in Italia la popolazione in eta' lavorativa (20-59 anni) sta per calare a causa della bassa natalita' “Nel Centro-Nord la diminuzione attesa fra il 1997 e il 2017 e' di 4,8 milioni, a un tasso annuo medio eccezionalmente elevato pari al 3.8 per cento”.Diminuzione della natalita' si registrera' in misura piu' ridotta nel resto del paese e in in EU: Spagna, Germania e anche nell'est europeo. La natalita' scende in percentuale nel Medio oriente e Nord Africa ma vi sono gia' nati 52 milioni di giovani nei 20 anni precedenti (al 1999) e 50 milioni ne nasceranno nei venti anni anni successivi. In Africa subsahariana (orientale e occidentale) vi e' stata una esplosione demografica con incrementi superiori al 3% “incremento di 61 milioni nello scorso ventennio e di 119 nel prossimo” (per chi legge il 2000-2020). Il numero dei giovani crolla in Europa ed esplode nei vicini paesi del Sud. Considerando anche la differenza economica (tabella 3 a p.120, fonte World Bank) si nota che nel 1995 il reddito medio pro capite in dollari era in Italia 19.020, in Egitto 790 e in Etiopia 100, in quest'ultimo paese un terzo della popolazione viveva (nel 1995) con meno di un dollaro al giorno!
Profeticamente il Prof. Golini afferma: “Il vero paese di frontiera per le migrazioni dell'Unione Europea non e' piu' la Germania, che lo e' stata per lungo tempo, ma l'Italia. Il “muro” e' ormai costituito dal Mediterraneo che si trova a separare paesi a elevato benessere economico e con regimi democratici da paesi con forme piu' o meno gravi e diffuse di malessere economico...e in questo quadro vere e proprie regioni di frontiera sono diventate Puglia e Sicilia in primo luogo e Calabria e Basilicata in secondo luogo” p.119. Quest'ultima riflessione e' degna di nota: forse le regioni che hanno i primo impatto dei migranti si sentono abbandonate dal resto del paese tanto quanto l'Italia si sente poco sostenuta dal resto dell'Europa.
. L'ottimismo 1999 e' notevole ( noi viviamo nel 2017, dopo la grande recessione e la stentata ripresa): “L'immigrazione ha fin ad ora dimostrato di essere del tutto conveniente per il nostro paese dal punto di vista economico. Ha coperto segmenti importanti del mercato del lavoro lasciati scoperti dalla manodopera italiana, rivitalizzando importanti settori economico-produttivi: dalla pesca, all'agricoltura, alla pastorizia, all'industria delle costruzioni, all'industria manifatturiera, oltre al lavoro di assistenza a domicilio agli anziani… Ha contribuito per di piu' al mantenimento o anche alla creazione di posti di lavoro per italiani, a monte e a valle dei settori rivitalizzati” pp.117-118.
Se pensiamo al quotidiano vediamo tutti questi immigrati oggi radicati nelle pieghe del tessuto sociale, i loro figli non si distinguono dagli italiani se non, a volte, per il colore della pelle; ma i migranti oggi in arrivo sono diversi. Sono anch'essi in grande maggioranza migranti economici e nel 2016 sono stati 123.600 a traversare il Sahara, l'inferno libico e il Mediterraneo, il 93% dall'Africa. Il 2015 e' stato l'anno dell'esodo siriano (meta' della popolazione) . Nel Marzo '16 un accordo UE con la Turchia ha molto ridotto gli arrivi dai Balcani(aiutato dal muro ungherese), e bloccato 54.000 siriani nei campi in Grecia. Il 2016 e' stato l'anno dell'Africa, dove quattro nazioni vedono i quattro cavalli dell'Apocalisse: fame, siccita', colera e guerra civile: Yemen (che per il vero e' in Arabia), Somalia, Sud Sudan e Nigeria. I dati Frontex per gli arrivi in Italia tra Gennaio e Novembre 2016 sono i seguenti: dalla Nigeria il 21%, dallEritrea l'11.7%, dalla Guinea il 7,2%, dalla costa d'Avorio il 6,7%, a seguire Gambia, Senegal, Mali, Marocco, Sudan ed Eritrea (dall'Asia il primo contingente e' dal Bangladesh col 4.4%). Il diritto di asilo si giustifica per Somalia,Eritrea, Sudan, Etiopia ma e' l'immigrazione dall'Africa dell'Ovest e dal Golfo di Guinea che mostra un incremento notevole , probabilmente duraturo. Mettiamo questo flusso in prospettiva: (i dati citati si trovano nel dossier di Le Monde in data 17.01.2017): di un totale di 32 milioni di emigrati africani 9 milioni si trovano in Europa e 4 milioni in Asia ma 16.4 milioni sono rifugiati in altri paesi africani, Sud Africa, Kenya, Nigeria ed Etiopia (!) ne ospitano ciascuno poco piu' di un milione. Di regola prima di arrivare sul Mediterraneo il migrante africano ha passato diversi mesi in paesi intermedi dove ha cercato di sopravvivere, 80% dei migranti si fermano nei paesi limitrofi, ma si immagina facilmente che essi sono i primi ad essere espulsi se il paese che li accoglie incontra difficolta'. Molti restano sfollati all'interno del loro stesso paese.
Intendiamoci, se fosse per lui il migrante vorrebbe passare le Alpi anche se le reti di mercanti di uomini fiorenti in Europa (di certo danno un contributo al PIL) chiedono 5000/6000 euro. Con i droni che sorvegliano il confine con la Francia e la Svizzera e i severi controlli al Brennero tuttavia questo viaggio verso i paradisi nordici diventa sempre piu' difficile. Il numero di minori non accompagnati e vulnerabili e' in costante aumento. I tre paesi che producono il maggior numero di rifugiati sono Siria, Afganistant e Somalia e i paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati sono la Turchia (2.5 milioni), il Pakistan (1.6 milioni) e il Libano (1.1 milioni).Dati agenzia ONU per i rifugiati (2015).
Come si vede potrebbe andar peggio: i flussi sono inevitabili e in aumento; forse se nel 1999 si fosse preparato un piano ventennale invece di contare sul deflusso verso il Nord Europa...ma non e' mai troppo tardi. L'integrazione sia sul mercato del lavoro che a scuola (dove occorre piu' coordinamento e meno eroismi) va programmata in base ai bisogni del paese (per esempio pesca, agricoltura, sostegno agli anziani, idraulici). Qualche extracomunitario negli effettivi dei Carabinieri e della polizia sarebbe utile .
Sulle macerie della Bossi Fini votare nuove leggi e' imperativo: al momento si raccolgono le firme per una legge di iniziativa popolare promossa dal Senatore Luigi Manconi “per la promozione del regolare soggiorno e della inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri non comunitari”. Ricordo che queste persone lasciano il loro paese non avendo alcun canale legale per entrare in EU. Le loro rimesse ai parenti si calcola ammontino al doppio della cifra offerta dai paesi industrializzati per aiuti umanitari. Organizzare in modo sempre piu' efficace l'accoglienza per migranti e richiedenti asilo mi sembra il modo migliore di contenere la comprensibile ansia degli Italiani per una sorta di invasione. L'incremento e' reale: nel 2016 vi sono stati in Italia 520.000 richiedenti asilo (ma ne saranno accettati meno della meta'). Nel 2006 ve ne furono circa 18.000, ma la Confindustria ritiene che per i prossimi 10 anni il sistema produttivo Italia avra' bisogno annualmente di 140/150.000 immigrati, spesso per coprire posti di lavoro che giovani nati in Italia non prendono nemmeno in considerazione o magari vanno a fare quel lavoro, ma a Londra.
Possiamo andare orgogliosi della generosita' fino ad oggi mostrata dalla societa' civile, da volontariato e miriadi di cooperative (che creano lavoro per italiani) testimonianza di una energica volonta' di accoglienza e integrazione. Certo vi sono delle ombre e delle organizzazioni che sfruttano in maniera criminale soggetti che non possono difendersi, ma una polizia italiana che e' riuscita fino ad oggi a prevenire attacchi terroristici nel paese puo' essere in grado di penetrare tali reti criminali che inevitabilmente cercheranno di sfruttare gli immigrati. Ogni famiglia italiana ha una storia di migrazione, forse sarebbe utile ricordarla

(Cecilia Clementel)

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