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A proposito di migranti: cosa e chi è illegale?

Pubblicata il 14 luglio 2017

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A proposito di migranti: cosa e chi è illegale?
La lettura dell'articolo su La Repubblica on line  mi ha sollecitato alcune riflessioni a proposito dell'oggetto a cui comunemente si applica il termine illegale. Provo a illustrarle di seguito confidando che possano essere un contributo alla riflessione sul tema in particolare riguardo ai migranti.
Della dichiarazione di Generazione Identitaria, gruppo internazionale di destra che raccoglie aderenti in Italia, Francia e Germania, ciò che più mi ha colpito di più è l'espressione - ormai ben permeata nei discorsi a tutti i livelli - «migranti illegali». Un'espressione che dà conto del tempo in cui viviamo.

Quando si definisce qualcosa come illegale il nostro pensiero tendenzialmente corre verso qualcosa di sbagliato, di contrario alla legge, all'ordinamento giuridico, e dunque alle regole in cui siamo cresciuti: qualcosa di contrario al nostro senso comune di giustizia. La legge, infatti, non è (im)posta a caso: è quella storia dell'art. 1 della Costituzione che ogni tanto si cita per rendere più altisonante una dichiarazione.
Di recente, ad esempio, quando si parla di lotta per la legalità, si pensa subito alle azioni contro la mafia e la criminalità organizzata. Un male molto forte, insomma, nella scala di valori della collettività.
Ecco, qui si apre un dibattito molto ampio e mai finito, imperituro, su cosa la legge in sostanza sancisca. Un tempo, non così lontano o che diviene solo una distanza spaziale alle volte, poteva essere la volontà divina o del monarca.
Cosa guida la legge? Chi definisce la regola? Quali valori individuano cosa è giusto?
Emerge in questa sede la natura duplice del diritto, ad un tempo regola e garanzia di diritti.
È, infatti, in nome della Costituzione che oggi si rivendica il lavoro - con tutte le precisazioni del caso - come condizione necessaria allo svolgimento della vita democratica; in nome della stessa Costituzione vige il dovere di concorrere tutti alle spese dello stato pagando le tasse.
Si tratta di due anime che non possono essere scisse e che oggi, invece, vengono in continuazione strattonate secondo esigenza.
E allora si interpella il diritto, lo si reclama addirittura, per dar voce alle proprie istanze, quelle che si avvertono più vicine. E il legislatore, così prossimo a quel popolo che rappresenta, risponde in modo più che accondiscendente, formulando nuovi reati (un esempio l'omicidio stradale) che regalano la suggestione della sicurezza - perché ognuno si sente più sicuro se qualcosa che non piace o che spaventa è vietato dalla legge.
Quella stessa legge, ricordiamo, in cui però non abbiamo fiducia, perché il sistema non funziona, per cui a volte è giustificato trovare vie alternative in via individuale.
È proprio secondo questo sentire che si sceglie quale parte del diritto prendersi. È così che diviene giusta la regola che mi garantisce un diritto, ed ingiusta quella che mi impone un dovere, perché mi limita nella mia aspettativa. Può accadere così che la stessa legge divenga bandiera di libertà ed impositrice di ingiustizia. E le storture del sistema aggravano solamente questa percezione.
È giusto infatti ricevere l'assistenza sanitaria, ma non è poi così giusto che io paghi le tasse per tutti, perché alcuni meritano questo diritto più di altri.

Questi ragionamenti non criticano gli errori che sono certo presenti nell'impianto e che creano danni concreti, ma intaccano i principi che vi sono alla base. In questo caso, ad esempio, quello di concorrere alle spese pubbliche. Poi un giorno è stato fatto un passo ulteriore; e il legislatore, ormai dimentico del suo compito difficile e nobile di educare attraverso il diritto, si è seduto a guardare, accennando distrattamente con la testa. Davanti a lui il diritto è stato forgiato a mo' di scudo non solo contro le azioni considerate sbagliate, ma contro le persone. La condanna è divenuta l'arma contro l'uomo, non contro le sue azioni.
E allora il clandestino non era una persona che entrava o soggiornava sul territorio nazionale senza regolari documenti: era proprio lui irregolare. Irregolare era la sua condizione. Irregolare la sua pretesa.
Così come oggi sono illegali questi migranti. Sono contro la legge, contro l'ordinamento, contro il nostro sentire. Non è che ci interessi davvero se abbiano documenti regolari o legittimi diritti. Sono illegali loro. È la loro persona che ci dà fastidio, qualsiasi cosa facciano o dicano.
E il legislatore, la politica, mi pare che dopo l'ultima risata sia andata al bagno.

 

(Giulia Barelli)

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