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“La Perla”, ancora incertezze sul futuro

Pubblicata il 17 luglio 2017

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“La Perla”, ancora incertezze sul futuro
Bologna. Nuove preoccupazioni per i lavoratori e le lavoratrici de "La Perla", la storica azienda tessile bolognese, come dimostrato anche dallo sciopero dello scorso giugno per denunciare straordinari e turni notturni eccessivi, cambi di dirigenza a più riprese, licenziamenti in particolare tra il personale amministrativo.
Intanto il 9 giugno 2017 è scaduta la Cassa integrazioni guadagni straordinaria per ben 283 lavoratrici e lavoratori. Ora il personale è rientrato in azienda, nelle prossime settimane vi saranno le ferie, ma cosa succederà alla ripresa?

Se scorriamo la storia recente dei rapporti tra proprietà e lavoratori la preoccupazione è più che legittima, anche per percorsi sindacali non sempre trasparenti e condivisi.

Il gruppo "La Perla", di cui è patron Alberto Masotti, erede e figlio di Ada Masotti, fondatrice della storica azienda nel 1954, nel 2007 vende un ramo d' azienda della società, con 1300 dipendenti, a un fondo di private equity americano. Nel giro di pochi anni però, la nuova proprietà porta La Perla, con un organico già fortemente ridimensionato, a un passo dal fallimento, e cioè a un concordato preventivo.

Il Tribunale di Bologna, incaricato dalla procedura concorsuale, bandisce una gara d'asta per trovare il miglior acquirente per lo storico marchio. All asta si presentano Calzedonia Holding di Sandro Veronesi ( già in trattativa con la proprietà per l' acquisto), Delta Galil Industries e SMS Finance di Silvio Scaglia, che il 4 giugno 2013 riesce ad aggiudicarsi la gara con un offerta d'acquisto per un ramo dell' azienda e l' impegno di salvare 703 lavoratori degli 860 in organico.
La gara si conclude anche con la soddisfazione dei magistrati che si occupano della procedura, tant'è che nel decreto di omologa è scritto: “ (…) un offerta d acquisto vincolante la quale presenta condizioni complessive largamente migliorative rispetto al contratto stipulato tra La Perla e Calzedonia Holding spa (…)”.
Le lavoratrici e i lavoratori, e la stessa azienda storica è salva. Almeno così è la storia, ma per soli 15 giorni.

Il 19 giugno 2013, quindi esattamente due settimane dopo l'acquisto della Perla e l'accordo che prevedeva il mantenimento di tutta la forza lavoro, al Ministero del Lavoro, proprio Scaglia, attraverso i suoi legali rappresentanti di azienda e i sindacati confederali di categoria, Filtcem-Cgil, Femca-Cisl E Uiltec-Uil, Stravolge tutto. Il nuovo "padrone" avvia una procedura di Cassa integrazione guadagni straordinaria.

Ma la storia non finisce qui. A distanza di soli due giorni dalla firma di questo scellerato accordo, viene sottoscritto un altro accordo, ancora più crudo, con le organizzazioni sindacali, che prevede il cosiddetto "Piano di riorganizzazione aziendale". Licenziamento con messa in mobilità “ volontaria “ di 98 persone, tra lavoratrici e lavoratori. Un altro accordo ancora, che smentisce tutto ciò che era stato sottoscritto il 4 giugno 2013.

E' l'inizio di un percorso che vedrà azienda e sindacati portare avanti fino al 2017, una sorta di stillicidio occupazionale, violando tutto ciò che era stato stipulato il 4 giugno 2013.
Le procedure di Cassa integrazione guadagni straordinaria si susseguono ininterrottamente fino appunto al 2017. L' ultimo accordo di Cigs, firmato dai sindacati, risale al 3 maggio 2016, e prevede la sospensione del lavoro fino al 9 giugno 2017 per ben 283 lavoratrici e lavoratori. Ora questi lavoratori sono rientrati in azenda, ma per altri non è stato.

E nello stesso accordo si legge: “Per i lavoratori già sospesi in cassa integrazione a zero ore alla data del presente accordo, per effetto di precedenti riorganizzazioni, l'Azienda non prevede la possibilità di ricollocazione neppure in ambito di Gruppo (...)".

Queste sono le parole che allarmano. Ora si attende la riapertura post feriale per capire le prossime mosse.

(Giuliano Bugani)

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