Cambiavento

Circondario imolese, com'è l'acqua del sindaco?

Pubblicata il 19 luglio 2017

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Imola, com
Imola. 25 rotture nel territorio della Ausl di Imola su tubazioni in cemento-amianto nei primi sei mesi del 2017 (dati forniti dall'Uopsal-Ausl).

Se un amico vi invita a cena voi probabilmente accettate volentieri; ma se vi dice: "Devo avvisarti che uso stoviglie in cemento-amianto" voi probabilmente rispondete : "Va bene l'invito ma andiamo in pizzeria".

Cosa succede nel territorio di Imola? Qualcosa di meno peggio che a Bologna, città dove le rotture sul cemento amianto nel corso del 2016 sono state 500: ma queste 500 rotture - notificate agli organi di informazione, durante la inconcludente (in quanto a buoni risultati) kermesse del G7 ambiente - non hanno suscitato particolare attenzione.

Le 25 rotture nell'imolese sarebbero state così distribuite: 11 a Imola, ben 9 a Medicina, 5 a Castel San Pietro (città slow?). Fatto è che a Imola non sono stati mai fatti campionamenti per la ricerca delle fibre di amianto nell'acqua.

Il sindaco Daniele Manca (cui pare sia stato affidato un ruolo di “controllore” nei confronti di Hera) tempo fa a chi gli rivolgeva domande rispondeva con il classico "Chiedete alla Ausl".

Eppure il rischio amianto si è concretizzato (per i lavoratori) in alcuni casi di mesotelioma: "Pare tre" e diciamo “pare” perché la Regione E-R si ostina a non compilare il registro regionale mesoteliomi come noi andiamo proponendo da alcuni lustri. Ovviamente il rischio per gli operatori era cosa totalmente diversa (ben più grande) che per i consumatori ma il dato sanitario ed epidemiologico che citiamo è importante.

Un'altra precisazione: l'amianto non è presente solo nelle zone in cui la tubazione si è rotta. Tuttavia la focalizzazione del tema “rotture” è importante per osservare la dinamica della dispersione di fibre. Infatti cosa succede e cosa bevono i consumatori nella fase temporale che intercorre tra l'inizio della lesione del tubo e la rottura definitiva?

I nodi vengono al pettine comunque ma noi vogliamo scioglierli prima che facciano danni.
Cosa chiediamo:

- che l'acqua sia dichiarata e considerata potabile solo se indenne da amianto: cioè amianto zero!
- le tubazioni devono essere bonificate tutte con urgenza;
- i lavoratori ex esposti devono essere destinatari di un programma di monitoraggio finalizzato alle possibilità di diagnosi precoce.

Tutto questo deve essere garantito con urgenza anche se la strada non pare semplice visto il servilismo mostrato di recente nei confronti del Canada, Paese “produttore” di amianto e quindi di morte ma accolto con tutti gli onori a Bologna nel G7 ambiente, ovviamente senza che il governo italiano abbia minimamente accennato a problema.

Speriamo che il territorio di Imola “si svegli”.

(Vito Totire - Medico del lavoro, presidente di Aea, l'Associazione esposti amianto e rischi per la salute)

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