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GAP: il lato oscuro del gioco su cui non vi è certezza

Pubblicata il 21 luglio 2017

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GAP: il lato oscuro del gioco su cui non vi è certezza
Da tempo, ormai, si discute del gioco d'azzardo patologico. La sua esistenza è, ormai, accertata, eppure, a causa della mancanza di dati certi, questa patologia rischia di diventare il “Fantasma dell'opera del XXI secolo”. Forse, pochi sanno che la storia di Erik e Christine, magistralmente scritta da Gastòn Leroux, fu ispirata, da un fatto di cronaca veramente accaduto durante l'epoca dello scrittore. La finzione del romanzo ha avuto talmente tanto successo, da far sparire la cronaca, dietro a vecchi ritagli di giornali ingialliti.
Il GAP rischia di essere come quella storia: tutti ne parlano, ma manca quella che in gergo poliziesco viene definita “pistola fumante”, che permetta di certificare il fenomeno.

GAP tra realtà e finzione
Cos'è il GAP? Alzi la mano chi sa rispondere senza esitazione a questa domanda. È una patologia? Uno stato psicologico? L'insieme di alcuni fattori sociali e ambientali vissuti dall'individuo? Nessuno è stato in grado di dare una definizione precisa di quella che definiremo patologia solo per convenzione.
La cosa non deve stupire perché, come ha spiegato il Direttore dei Monopoli di Stato, Alessandro Aronica, al momento non vi sono neanche numeri certi sugli effettivi malati. Aronica ha recentemente affermato che “i Monopoli di Stato hanno promosso e finanziato una ricerca dell'Istituto superiore di sanità che, sulla base di un campione fortemente rappresentativo, fornirà un quadro aggiornato del gioco cosiddetto problematico nonché di tutta una serie di caratteristiche della domanda di gioco in Italia”. Questo per dire che, al momento, di cifre certe non ne girano.

Per il momento ci si affida sui numeri del ministero della Salute che “parlano, nel corso del tempo, di cifre comprese tra le 10 mila e le 20 mila unità. Per quanto ne sappiamo, si tratta di un dato sottostimato, ma dà un'idea dell'ordine di grandezza". L'ultima frase esprime già il senso di approssimazione sulla questione.

Soluzioni senza certezza
Immaginate un individuo che debba essere sottoposto ad un prelievo del sangue. Se l'infermiere addetto non trova la vena, si rischia solo di fare del male al paziente, senza riuscire a portare a capo la missione. La situazione sul GAP è più o meno la stessa. Al momento non vi è certezza neanche su quale definizione dargli.

Questa patologia è presente nella quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali con questa descrizione: “l'incapacità di resistere a un impulso, ad un desiderio impellente, o alla tentazione di compiere un'azione pericolosa per sé e per gli altri”. Nella quinta, però, viene spostato nell'area delle dipendenze. Il GAP, quindi, rifuggirebbe da una fenomenologia strettamente comportamentale, o più precisamente come spiega un'infografica pubblicata su Giochidislots.com una malattia neuropsicobiologica nascosta.

È chiaro, quindi, che senza certezza su cosa si debba curare, non si può abbozzare nessun rimedio. Non a caso, al momento, le azioni intraprese contro il GAP sono per lo più di prevenzione e non di guarigione.

GAP: chi sono i malati?
Uno dei punti più oscuri relativi al GAP è come si riconosce un soggetto che ne è affetto, da uno che, invece, non lo è. A tale riguardo, la frequenza di gioco, non viene visto come un fattore discriminante.
Il punto di non ritorno, per gli studiosi del settore, arriva con l'alienazione del soggetto dalla vita di tutti i giorni. Quando l'individuo inizia a pianificare la sua realtà in funzione del gioco, allora mostra i sintomi della patologia. Il problema sta proprio qui: un drogato rimane tale anche se si fa una volta ogni tanto perché la droga è sempre vista come una sostanza negativa.

Un giocatore, invece, non viene classificato come potenzialmente patologico se gioca un euro al giorno per 365 giorni: eppure, se non vince mai, ha buttato 365 euro in una macchinetta. Fino a quando non si stabiliranno dei paletti reali su questa patologia, il campo di studio sarà sempre astratto e, di conseguenza, anche quello relativo alle possibile cure di un fenomeno che continua a rimanere sottotraccia.

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