Cambiavento

Auschwitz-on-the-beach

Pubblicata il 8 agosto 2017

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auschwitz-on-the-beach
Cara lettrice, Caro lettore.
il 24, 25 e 26 agosto, alla Rotonda del Fridericianum di Kassel, nel contesto di “documenta14” porterò una performance dal titolo "Auschwitz on the beach".
L'istallazione visuale è opera di Dim Sampaio, la colonna sonora di Fabio Berardi, e il testo è mio.

Pur occupandomene professionalmente da circa cinquanta anni non ho mai saputo cosa sia la poesia, cosa sia l'arte. Fin dalle prime lezioni di estetica cui assistetti nel novembre 1967 alla Facoltà di Lettere dove insegnava il professor Luciano Anceschi imparai che l'opera di poesia non si può definire, è soltanto un tentativo di fare quello che non siamo capaci di fare con nessun altro degli strumenti di cui disponiamo, è un tentativo di saltare un muro troppo alto, di parlare con parole di cui non disponiamo, di andare oltre il limite del linguaggio che è il limite del mondo.

Il mondo nel quale viviamo è entrato in una spirale di atrocità, di infamia, e di violenza. La miseria materiale e morale alimentata dal capitalismo finanziario ci ha reso incapaci di provare sentimenti umani, fino al punto che in questi mesi assistiamo impotenti e anche un po' indifferenti a un'operazione di deportazione razziale, di sterminio sistematico, di annegamento di massa a carattere razziale. La popolazione europea, nella sua grande maggioranza, rifiuta di assumere la responsabilità della migrazione provocata dallo sfruttamento coloniale e dalle guerre che hanno alimentato le nostre economie.

E' legittimo usare l'espressione "Auschwitz on the beach", come io faccio insieme a Dim e a Fabio, per parlare del respingimento sistematico di milioni di uomini e donne che cercano di sfuggire alle terre che lo sfruttamento coloniale e la guerra imperialista hanno trasformato in un inferno senza speranza? E' legittimo equiparare ciò cui stiamo assistendo al nazismo?

Qualcuno tra i miei amici più cari mi ha sconsigliato di farlo, ma credo che questa volta sia necessario varcare quella soglia.
Vogliamo forse contare il numero delle vittime? Non possiamo, perché lo sterminio è in corso.
Oppure vogliamo aspettare che tutto sia finito per valutare se il numero delle persone torturate schiavizzate uccise nei campi di concentramento che abbiamo commissionato ai nostri Gaulateir turchi e nordafricani raggiunga il limite tecnico che abbiamo stabilito di identificare con il male assoluto, così da poterci poi assolvere?

Il cinismo e l'ignoranza della classe politica alimenta l'egoismo conformista della maggioranza della popolazione europea, impoverita da trent'anni di capitalismo finanziario e abbrutita dai media di regime.
L'intellettualità europea è scomparsa, e ha lasciato il posto a cialtroni come quelli che durante questa estate d'infamia si chiedono perché un irrilevante individuo di nome Renzi sia amato da alcuni e odiato da altri, come se fossimo in un romanzo di Carolina Invernizio.
Non siamo in un romanzo, siamo all'inferno, come il black bloc ad Amburgo ci ha annunciato con ironico coraggio.

Io Dim e Fabio andiamo a Kassel per compiere un gesto un po' patetico nella sua impotenza magniloquente. Lo dedichiamo ai medici di Medicins sans frontieres e ai volontari delle Ong che salvano dall'annegamento qualche persona umana, sfidando la protervia delle autorità politiche per le quali la compassione questo è reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Ti chiediamo di aiutarci a far circolare questo messaggio, perché l'evento di Kassel, nella sua risibile inadeguatezza, muova almeno in qualcuno la consapevolezza dell'abisso in cui stiamo sprofondando.


(Franco Bifo Berardi - La foto è di Pierluigi Luceri)

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