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Autodromo, le mie contestazioni ad una gestione insostenibile

Pubblicata il 11 agosto 2017

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Autodromo, le mie contestazioni ad una gestione insostenibile
Dopo il mio ultimo articolo sull'autodromo si è acceso un interessante dibattito. Vorrei quindi arricchirlo con alcune considerazione che, spero, aiutino a fare chiarezza sul mio pensiero.
L'attuale situazione e conduzione del nostro autodromo cittadino è fin troppo spesso la scintilla di discussioni, critiche, denunce da un lato e, come del resto normale in tali situazioni, esattamente il contrario dall'altra parte. Tuttavia, non per riaccendere per l'ennesima volta la luce del contendere, ma per riuscire, se del caso, in un attimo di chiarezza, tento una via di semplicità nel contendere.

Inizierei con l'affermare che so bene quale sia il termine corretto per definire l'attuale competizione di auto elettriche e che ho utilizzato il termine F1E per il semplice fatto che da ormai troppo tempo si narra del grande ritorno della vera ed unica F1 sulle rive del Santerno per non utilizzare una sorta di "diversificazione" a mo' di ironia.
Ci terrei poi anche a precisare che nel mio articolo sostengo esattamente la tesi a me contestata: il nostro tracciato non è, al momento, adatto alle auto elettriche e quindi si rischia di vederle correre su di un tracciato cittadino, ma sono ben certo che quando le auto elettriche diverranno numerose sulle vie cittadine, le case automobilistiche si esibiranno in salti mortali per farle correre su piste come il nostro autodromo. E non sarà certo tra decenni, ma tra pochissimo. Ritenevo di essere stato sufficientemente chiaro: evidentemente era un errore.

Se da un lato mi è ben chiaro il perché tanti appassionati sostengano la gestione attuale dell'autodromo Enzo e Dino Ferrari, stento a comprendere come ancora sia possibile affermare che non si capisce come mai possa esistere tanta e siffatta critica (oltre che, ovviamente recidiva): tenterò un breve e non esaustivo elenco di tali ragioni.

Dal momento della chiusura per lavori della pista, dopo un tragico evento, per il rilancio (splendida idea di un politico che ora lo stesso suo partito ha confinato fuori dai ruoli per evidente incapacità, e non si tratta solo di una mia idea) nell'impianto sono stati persi e spesi 30.000.000 di euro, tralasciando quanto il Con.Ami ha optato per trattenere tra le righe del proprio bilancio: in un momento dove il cosiddetto oro a mezza gamba manca davvero, non sono cose da poco.
Si comincia con il mutare le condizioni di assistenza sanitaria (accentramento di funzionalità e di ruoli), asfaltature di strade cittadine fatte " a pezze" o tralasciate, forme di assistenza domiciliare con pecche grandi come voragini, genitori che devono intervenire nelle spese scolastiche per mancanza di fondi pubblici, licenze edilizie rilasciate pur nella consapevolezza dell'errore, ma per far cassa questo ed altro e mi fermo per quanto riguarda il vile denaro.

Sono state raccolte numerose testimonianze di maestri e professori, ora in pensione, che hanno avuto ruolo di insegnamento nelle scuole imolesi (e non si parla solo di Montebello) che narrano di situazione insostenibile, di incapacità di tenere lezione da un lato e di comprendere dall'altro, fino ad arrivare alla dichiarazione di un membro esterno presente all'esame di stato al Luigi Paolini che afferma di non aver potuto capire cosa l'esaminando stesse dicendo: poi ci parlano di dati raccolti da professionisti, di limiti di legge, di interventi rassicuranti, ma fino a quando i fonometri verranno spostati distanti dalla pista per poter registrare volumi di rumore inferiori, mi sento in diritto di avere qualche dubbio. È tutto questo perché? Per poter presentare un bilancio che non sia in rosso spaventoso si noleggia la pista a chi paga molto bene e se ne va la sera stessa: ma il frastuono quotidiano resta e l'inquinamento pure.

Poi il peana oramai familiare dell'indotto tanto decantato da assumere l'aspetto di una penosa melma: fino a quando Formula Imola prevederà 4500 presenze e se ne conteranno appena 18 fra la sola tribuna aperta e la terrazza dei box, credo verrò scusato se mi viene da sorridere ed esprimere qualche dubbio.
Che poi dai box esca una notevole quantità di auto e persone apportando ossigeno all'economia cittadina è cosa da sfatare: controlli effettuati alle due uscite dalla zona box evidenziano al contrario un esiguo numero per tale fenomeno: in vero si tratta di controlli non sistematici e non facilmente documentabili, ma si saprà fare di meglio.
Sono poi rattristato e non poco nell'assistere a capovolgimenti di pensiero politico e di azione amministrativa: ero presente (e con me numerosi altri testimoni) nella sala del centro sociale Zolino quando l'attuale sindaco, Daniele Manca, affermava con voce ferma di essere per la riduzione del rumore derivante dall'autodromo per poi assumere decisioni esattamente di linea contraria: certo si trattava di promessa elettorale, ma il valore dell'uomo e del politico, per quanto mi riguarda, non brilla.

Per finire, ma non da ultimo, non mi sembra una linea educativa corretta il portare le scolaresche in visita all'autodromo, luogo dove si corre per divertimento e purtroppo anche si muore per la stessa ragione e mi rattrista il constatare che importanti esponenti dell'istruzione cittadina una volta apertamente contrari alle competizioni in pista e al mantenimento dell'autodromo ora siano di parere contrario: mutazione di pensiero o leggera pressione di chi può decidere del tuo trasferimento o della tua promozione? Una mia cattiveria? Accetto critiche al riguardo, ma non muto pensiero.

Credo di essermi dilungato troppo ma ritengo altresì di aver messo ben in chiaro per quale ragione la mia critica verso l'attuale conduzione dell'autodromo si possa leggere nelle mie righe pubblicate e credo quindi che tale punto di vista debba essere compreso, come del resto io non esito a comprendere il pensiero contrario di appassionati, di direttamente interessati a tale sport, ecc. ecc..
Ho sempre pensato che il valore di una persona si possa misurare nella sua capacità di affermare di aver sbagliato e la mia esperienza personale di vita mi ha sempre dato ragione.

(Mauro Magnani)

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