Cambiavento

Acqua

Pubblicata il 12 agosto 2017

Vai alla sezione Lettere e Commenti »

Chi la spreca verrà assetato.
Chi sporca l'acqua verrà sporcato...
Giusta sarà la sorpresa di chi ascolterà la prima domanda appena morto: quanta acqua hai versato?
Ognuno di noi sarà pesato a gocce. (Erri De Luca)


L'acqua è vita.
Prima di ogni altra cosa, della ricerca delle colpe, del conto dei danni e dei lamenti per i disagi provocati dalla sua penuria in questa lunga estate calda, bisogna imprimersi nella mente con caratteri di fuoco che l'acqua è la sorgente della vita.

Tanto dovrebbe bastare per riservarle attenzioni coerenti. Il filosofo greco Talete l'identifica come Arché, principio costitutivo da cui tutte le cose derivano.
Il mio amico Carlin onora ogni due anni i custodi dimenticati del pianeta con un grande evento etico.
Gli ha dato il nome bellissimo di Terra Madre.

Ma è l'acqua la madre biologica. Senza di lei onoreremmo solo polvere. Alla quale, di questo passo, rischiamo di tornare prima del tempo.
La prima battaglia da vincere per predisporci al compito gravoso che ci attende nei giorni che piangono di un pianeta surriscaldato, è culturale.
La compromissione e lo spreco nascono dalla convinzione fallace che l'acqua sia una risorsa “facile”.
Che si può compromettere, come hanno fatto a lungo industria e agricoltura, che si può sprecare, come facciamo un po' tutti, senza grandi turbamenti.

Dobbiamo restituire all'acqua il suo valore. Dedicarle attenzioni assidue e non volubili come le mode, pagarla il giusto anche, almeno chi può farlo, in una civiltà nella quale il danaro é diventato la misura di tutte le cose e solo quel che costa viene rispettato.
Preservare l'acqua, conservarla, non disperderla, non inquinarla, usarla con intelligenza: sono i comandamenti di un mondo antico che dobbiamo reimparare a rispettare se vogliamo che ce ne sia uno nuovo.

Il referendum sull'acqua bene comune é stata un'occasione perduta. Una battaglia politica per ribadire un confine, come a volte é bene fare, che non ha tuttavia lasciato nulla dietro di sè.
Le acque si sono immediatamente rinchiuse dopo il passaggio della nave.
Da allora è solo silenzio.
E grida solitarie nel vuoto.

Le Istituzioni sono rimaste inerti, i Movimenti si sono dissolti. Forse appagati di quel SI inconcluso.
Che ci ha rassicurati ma non é andato al fondo di una questione che trova risposte solo nei modi di produrre e di consumare, che chiama in causa gli stili di vita, la scienza, la tecnica, l'educazione, l'etica perfino, e pretende una nuova gerarchia delle attenzioni individuali e sociali.
Ci siamo concentrati sulla natura pubblica del bene, dimenticando che essa, di per sè, non ne garantisce la preservazione.

Le vicende romane di questi giorni ci dicono che i problemi sono sempre gli stessi, che le modalità di gestione e fruizione non sono migliorate.
Non come l'incedere veloce del surriscaldamento richiederebbe.
Ancora ai miei tempi una stima Censis quantificava in 65 miliardi di euro la cifra necessaria a ridurre le perdite della rete, avvertendo che lo Stato avrebbe potuto garantire solamente il 10/20% di questo importo.
Se girate per le campagne del centro nord vedrete tuttora grandi macchine sputare verso il cielo, nelle ore più calde, l'acqua di fiumi e canali ormai privi del minimo deflusso vitale, perdendone la metà prima che ricada al suolo.
Queste latitudini non sono prive di precipitazioni, non ancora: se si programma, se ci si organizza, se si vuole, si può fare meglio.
Come nelle nostre case del resto, o nei nostri giardini.
Piccole cose che, messe assieme, possono dare grandi frutti.
Quel che serve é che Istituzioni e cittadini prendano a riferimento una nuova stella polare.

Presente e futuro si tengono per mano: con le azioni di oggi costruiamo il domani ma, di converso, è l'idea di futuro che abbiamo in testa che ci determina a quei comportamenti in luogo di altri.
Questa é, dovrebbe essere, la politica.
Cos'altro?
Molti di coloro che hanno gioito per l'ingresso alla Casa Bianca di uno spostato che, di fronte alla più grave minaccia collettiva alla sopravvivenza della specie, liquida il Climate Change come una bufala cinese, in questo momento staranno certo imprecando contro la calura.
Da qualche tempo l'ordine logico delle cose sembra capovolto.

Vediamo quello che sta accadendo ma anziché cercare di prevenirlo o mitigarlo, quando si può, preferiamo inseguirne le conseguenze, vanamente, recriminando su ciò che avrebbe potuto essere e non é stato.
Il ministro Galletti, dopo quattro anni, si è accorto del problema. Dice che è l'anno zero. Quando è almeno l'anno trenta. Non é un rilievo personale, coi suoi predecessori non era andata meglio. L'ultimo o forse il solo Ministro per l'Ambiente è stato quel testardo di Edo Ronchi.

A dare un giudizio sugli altri si rischia la querela. In Italia non è mai stato fatto quanto era necessario e possibile. Perché non c'è mai stata una politica ambientale. E non c'è mai stata una politica perché non c'è mai stata una sensibilità, una visione del futuro.

La responsabilità, quando insorge, è figlia della consapevolezza.
Benedetto il giorno in cui non ci saranno più ministri e assessori a far da timide vestali all'ambiente e quella di uno sviluppo durevole diventerà una cultura di popolo e di governo che permea di sè ogni provvedimento e ogni atto che compiamo.

Dubito che lo vedrò.

(Guido Tampieri)

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.IVA 02226881205
© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl