Casola favola d'autunno con in tavola piatti preparati con i frutti dimenticati

Pubblicata il 18 settembre 2017

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Casola favola d
Casola Valsenio (Ra). Casola è un favola soprattutto d'autunno. Quando fra i colori gialli e rossi delle foglie sopra gli alberi mette in primo piano i frutti dimenticati (giuggiole, pere spadone, corniole, nespole, mele cotogne, corbezzoli, pere volpine, noci, melagrane e ovviamente marroni) durante una Festa dallo stesso nome che si svolgerà in due week-end: sabato 7 e domenica 8 e sabato 14 e domenica 15 ottobre. Il direttore di "If". la società di promozione turistica Imola-Faenza Erik Lanzoni ha sottolineato che "il ruolo giocato da If è stato quello di permettere all'iniziativa di fare un salto di qualità, di uscire dalla sola Casola che rimane il luogo per eccellenza, cercando di mettere in rete operatori del settore della ristorazione, Comuni e Pro Loco puntando molto sulla gastronomia che è un punto forte del territorio coperto dalla nostra società".

Infatti. la novità più importante di questa 27esima edizione sarà il concorso “L'indimenticabile. Frutti dimenticati sulle tavole dei ristoranti”, che si propone di coinvolgere e appassionare un pubblico sempre più ampio alla riscoperta dei sapori tradizionali. Otto i ristoranti coinvolti, a ognuno dei quali è dedicata una serata: Casa Spadoni (Faenza) il 21 settembre, il Ristorante Aquavitae (Riolo Terme) il 24 settembre, il Ristorante La Grotta (Brisighella) il 26 settembre, l'Osteria del Vicolo Nuovo (Imola) il 28 settembre, l'Accademia già Locanda Solarola (Castel Guelfo) il 29 settembre, il Ristorante Le Fonti (Castel San Pietro Terme) il 1° ottobre, la Locanda Senio (Palazzuolo sul Senio) il 5 ottobre e il Ristorante Le Bistrot (Dozza) il 6 ottobre. Nella serata del 5 ottobre inoltre, alla Tenuta Montecatone, si svolgerà una serata di degustazione fuori concorso. La ripresa d'interesse verso i frutti di un tempo è rivolta anche al recupero di antichi metodi di conservazione, lavorazione e consumo alimentare. Ogni ristorante, fra i faentini e gli imolesi, sceglierà un piatto da presentare alla giuria il giorno della premiazione: domenica 15 ottobre alle 16.30 verrà svelato il prescelto cha sarà preparato in diretta.

Maurizio Nati, assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Casola Valsenio ha spiegato: “Ce la mettiamo tutta perché la Festa non sia una sagra o un 'mordi e fuggi' qualsiasi, ma sia cultura e anche turismo. Quindi miriamo a portare non tanto una folla, bensì una folla veramente interessata, che impari ad amare questa terra come la amiamo noi. Ogni anno arrivano visitatori non solamente dalle regioni vicine, ma pure da Abruzzo, Lazio e Piemonte che è molto interessato all'argomento principe della festa. Ringrazio l'istituto alberghiero di Riolo Terme perché metterà a disposizione i suoi studenti per prepoarare e mettere in tavola i piatti”.

La ripresa d'interesse verso i frutti di un tempo è rivolta anche al recupero di antichi metodi di conservazione, lavorazione e consumo alimentare. Per questo, nel corso della festa si svolge un concorso di marmellate e uno di dolci al Marrone, mentre i ristoranti della zona propongono per tutto l'autunno la “Cucina ai frutti dimenticati”. Si tratta di piatti che utilizzano i prodotti tradizionali del territorio, sia secondo la consuetudine sia in modo moderno, proponendo una cucina gradevole, naturale e dal forte potere evocativo. Fra le ricette a base di questi frutti ricordiamo: la salsa di rovo e di gelso, le composte di corniole e di cotogne, la torta di mele selvatiche e i dessert con protagoniste le pere volpine, le castagne, l'alkermes, il vino e il formaggio. Un gruppo di frutti dimenticati serve per preparare un antico piatto tipico, il "migliaccio", che richiede mele cotogne, pere volpine, mele gialle, cioccolato, pane, raffermo grattugiato, canditi, riso e, secondo l'antica ricetta, sangue di maiale in aggiunta.

A Casola Valsenio, infine, i frutti dimenticati si sposano perfettamente con le piante aromatiche del locale Giardino delle Erbe e danno vita a piatti straordinari come le insalate di sedano, ribes bianco e rosso in agrodolce, o di finocchio selvatico con tarassaco, cerfoglio e salsa di melagrana, ottime se condite con l'olio extravergine Brisighello. Nei menù compaiono i risotti di pere volpine, l'arrosto di arista con castagne e lamponi o il rotolo di vitello alla melagrana, la crostata di marmellata di sorbe, le prugnole ripiene di noci e zabaione, il sorbetto alle corniole.
La ripresa d'interesse verso i frutti di un tempo è rivolta anche al recupero di antichi metodi di conservazione, lavorazione e consumo alimentare. Per questo, nel corso della festa si svolge un concorso di marmellate e uno di dolci al Marrone, mentre i ristoranti della zona propongono per tutto l'autunno la “Cucina ai frutti dimenticati”. Si tratta di piatti che utilizzano i prodotti tradizionali del territorio, sia secondo la consuetudine sia in modo moderno, proponendo una cucina gradevole, naturale e dal forte potere evocativo. Fra le ricette a base di questi frutti ricordiamo: la salsa di rovo e di gelso, le composte di corniole e di cotogne, la torta di mele selvatiche e i dessert con protagoniste le pere volpine, le castagne, l'alkermes, il vino e il formaggio. Un gruppo di frutti dimenticati serve per preparare un antico piatto tipico, il "migliaccio", che richiede mele cotogne, pere volpine, mele gialle, cioccolato, pane, raffermo grattugiato, canditi, riso e, secondo l'antica ricetta, sangue di maiale in aggiunta.

Non mancheranno escursioni, laboratori per bambini, visite guidate e altri eventi culturali. Buongustai di tutta Italia, unitevi per un week-end per assaggiare questi piatti da favola a Casola.

(m.m.)

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