Cambiavento

Bologna è sicura se garantisce lavoro e certezze ai cittadini

Pubblicata il 19 settembre 2017

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Bologna. La sicurezza rimane uno dei temi più gettonati di questa stagione politica ed è altrettanto ovvio dire che in molti casi il senso di insicurezza è presente in tanti cittadini.

Iniziamo però dalla 'questione Labàs'. Cosa ne pensa della manifestazione di sabato scorso e del futuro del centro sociale?

“È stata una manifestazione pacifica, in cui è davvero scesa in piazza la gente di Bologna. E il fatto che si siano schierati in così tanti pubblicamente per Labàs ha un significato importante. È chiaro che l'occupazione di un immobile privato costituisce un reato: il tribunale ha disposto il sequestro e la questura ha deciso di intervenire, perché questo dice la legge. Ma non è sancita la fine dell'esperienza, che deve dimostrarsi matura per diventare finalmente strutturale e non improvvisata. Come accaduto in passato per il TPO, per fare un esempio. “

Per toccare un altro punto dolente di Bologna, com'è andata l'estate in Piazza Verdi?

“Molto meglio degli ultimi anni. Grazie alle diverse iniziative portate avanti da comune e teatro è stato possibile un ricambio di persone e un controllo sociale diverso, che unitamente all'attività delle forze di polizia ha garantito un miglioramento sensibile della vivibilità. Sono andato un paio di volte ad ascoltare del jazz sulla terrazza del teatro, e ho avuto veramente l'impressione di essere in un posto finalmente ridato alla città. Dobbiamo continuare a proporre iniziative che mantengano la zona viva e plurale, accessibile non solo agli studenti universitari. Fino al 30 settembre ci sarà 'Guasto Village', ma stiamo lavorando di comune accordo con teatro e università per proseguire su questa strada.”

Cambiamo argomento. Il dibattito politico nazionale si concentra sul binomio migrazione-sicurezza, temi inscindibili secondo la destra populista che gode oggi di grande consenso. Cosa può fare un'amministrazione comunale per smontare la macchina della paura che sembra dominante in questo momento storico?

“In Italia la paura del diverso non solo esiste, ma viene anche alimentata da politici che la strumentalizzano per prendere voti. Ad esempio, lo ius soli è rientrato in questo problema, quando non si capisce per quale motivo dovremmo negare cittadinanza e diritti a chi condivide lo stesso percorso dei nostri figli. In ogni caso, bisogna capire che se parliamo di extracomunitari, parliamo di persone che lavorano, pagano le tasse e contribuiscono alla crescita del nostro Paese. E il tema del lavoro è centrale anche in questa prospettiva: l'amministrazione deve puntare su una strategia che crei delle opportunità di crescita assieme, con cui italiani ed immigrati possano trovare una stabilità economica e quindi anche sicurezze nella propria vita. In questo momento ci stiamo occupando con la Curia del fondo di formazione e lavoro, che dovrebbe partire a breve con una dotazione di 5 milioni di euro e che va in questa direzione. Nella giornata di sabato (15 settembre) vengono firmati sia il Patto contro la povertà in Regione e il Patto per Bologna: quest'ultimo mette a disposizione più di 100 milioni per gli investimenti sul nostro territorio. La logica della paura può essere vinta solo in questo modo, con una politica che riesce a dare delle risposte concrete alle esigenze concrete delle persone. E queste risposte partono dal lavoro, dalla costruzione di una prospettiva per il futuro. “

Di fatto, al tema della sicurezza abbiamo solamente girato attorno…

“Ho una visione della sicurezza molto diversa da quella in voga tra i nostri politici. Parlare di sicurezza significa capire i problemi di una città, ovvero fare un'analisi nello specifico di due tematiche fondamentali, quali povertà e tossico-dipendenze. La visione della Lega, che professa una militarizzazione della città al fine di proteggere i cittadini, lascia completamente irrisolti i problemi su cui bisogna agire. Della strategia per la povertà ne ho parlato in precedenza, sul problema delle tossico-dipendenze la strada da percorrere deve essere quella del socio-sanitario. Per esempio, oggi come a cavallo tra anni '60 e '70, abbiamo un grandissimo problema di eroina. Una droga il cui consumo è inevitabilmente legato a gravi reati di carattere predatorio. Lo stato deve farsi carico delle situazioni di questo tipo, per permetterne la soluzione da un punto di vista sanitario e per garantire sia un inserimento nella società al soggetto interessato sia una buona prospettiva per il futuro. Una politica sulla sicurezza deve partire da un'analisi seria di questi temi, altrimenti non risulta né efficace né tantomeno positiva per la nostra comunità. “

(Alberto Pedrielli)

la foto è del coordinamento migranti

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