Las Vegas, una strage che viene da lontano

Pubblicata il 3 ottobre 2017

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Una sessantina di morti. Oltre cinquecento feriti.
Ogni angolo di strada è stracolmo di luci. Quasi non riesci a distinguere i contorni e le forme dei fabbricati tanto sono ricoperti da luminosissime insegne multicolori. Immagini brillanti decisamente ammiccanti ti sovrastano, ti confondono, ti convincono. Tutto intorno a te la cosa più vicina al tuo sogno di sempre: un domani diverso.
Ma diverso da cosa? Bisognerebbe approfondire e parlarne, ma forse non c'è tempo. Forse è tardi. Dentro a quei palazzi, quei santuari immensi di illusione e promesse si cela, ai tuoi occhi, la soluzione a tutti i tuoi annosi problemi: forse basta saper scegliere il numero giusto o la combinazione vincente, il colore in uscita. Ti senti come pervaso da una leggera euforia e un recondito senso di partecipazione, la sensazione dell'esserci, una volta tanto, la convinzione che questa potrebbe essere la volta buona.

Per completare il quadro già di per sé estremamente allettante ed invitante, oggi, nella piazza più luminosa e sfolgorante che ci sia, finalmente potrai assistere alla manifestazione musicale dei tuoi sogni. Hanno già montato, su tralicci di acciaio e legno, un palco immenso, opportunamente sopraelevato e pronto ad accogliere l'evento del momento. Senza dubbio alcuno hanno provveduto a montare milioni di luci fantasmagoriche che lanceranno, a comando, strisce di fuoco multicolore che, mischiate a nubi di fumo, renderanno il tutto assai simile al cielo tanto sfolgorante che da sempre sogni: finalmente un po' dei tuoi sogni sta per diventare realtà. Accarezzi, accuratamente custodito nella tasca interna della giacca, il biglietto che attesta la tua volontà di esserci, di condividere. Che il tutto, finalmente abbia inizio. Sei pronto.

Poco lontano da tanta luce e tanta irrealtà, in una delle tante cittadine che hanno conservato l'aspetto dell'antico west senza preservarne lo spirito, sei nato quasi per caso, per un senso del dovere, una cosa scontata e hai trascorso gran parte della tua vita nello stesso identico modo. La scuola, hai scoperto (è stato facile) che non era fatta per te: anche se gli altri non se ne rendevano conto, da mediocri espliciti, dentro di te si annidavano i veri valori, puri e sicuri da sempre.
Nel silenzio della tua partecipazione, appartata e solitaria, sentivi tuttavia crescere dentro di te la voce della verità, non della tua verità, ma la verità vera, quella che deve essere urlata ai venti e alle orecchie dei tanti sordi che si trascinano tra schiamazzi e false illusioni.
Nel trascorrere dei tuoi giorni, mentre te ne stavi dietro i vetri della tua cameretta al secondo piano ad osservare il monotono via e vai del traffico cittadino o mentre te ne stavi appartato, seduto in fondo al bancone del bar da Hally, davanti alla tua birra preferita, quella che solo tu sai apprezzare e distinguere in mezzo ad altre mille, una luce sempre più forte ti penetrava e la necessità di modifica all'asfissiante squallore tutto intorno a te, diveniva sempre più forte, impellente, determinante, invasiva.

Niente di meglio, per far finalmente sentire la tua voce, quella voce per troppo tempo seminascosta nel silenzio della tua esistenza, che misurare finalmente la potenza della tua verità, farla sentire come un tuono.
All'angolo, in fondo al corso, c'è quello che serve: ben allineati su lucide scansie, gli strumenti della verità, dell'equilibrio, della giustizia, attendono solo la tua mano, una mano sicura, capace di indirizzare tali strumenti verso il giusto e degno bersaglio. Sono lucidi, precisi, quasi brillanti, composti da meccanismi di estrema precisione; ora giacciono silenziosi, ma tu si che sai come ridare loro la voce e che voce. I risparmi di una vita silenziosa ti aiutano nel procurarti gli strumenti di cui hai bisogno e che non si lesini nella qualità e nella quantità! Quando le cose si fanno, si fanno e basta.

E il giorno è finalmente arrivato: poco traffico oggi nel corso e la birra di Hally non era neppure fresca giusta: un altro senso di decadenza e di stolta passività. La valigia è pronta da tempo (la tua ansia di sicurezza aveva previsto saggiamente tutto), una rapida sistemazione ai tuoi capelli ribelli e via, verso la proclamazione della tua verità. La camera scelta apre la sua finestra proprio nel posto e nel modo giusto: laggiù, simili a tante formiche multicolori, gli ignari stupidi e ignoranti non sanno, non sospettano, non possono capire.
Tu sì: prendi posizione con calma, un ultimo sguardo agli altri strumenti di morte che ti sei procurato e che giacciono in ordine li vicino a te e che la musica abbia inizio. Ecco, finalmente, il tuono della verità, la liberazione da ogni vincolo, la sicura potenza del giusto: Il percussore centra la piccola capsula di ottone, le polveri esplodono assordanti, nuvole di proiettili si librano finalmente in libertà, il gas di recupero alimenta nuovamente l'otturatore, tanto oliato osservato e accarezzato, che è pronto a ripercorrere la sua strada di morte, di verità, la tua verità. Laggiù, nella piazza, un caos indescrivibile di formiche impazzite che tentano di fuggire, di nascondersi. Gli illusi! Ormai sazio, e anche un po' stanco, afferri il tuo strumento preferito, con l'ultimo colpo rimasto. Qua, ben sotto la tua gola, con il calcio di legno lucido ben stretto tra le gambe e che tutto abbia fine.

Una sessantina di persone uccise da un vento sconosciuto pur nella sua ineluttabilità. Oltre cinquecento quelli che potranno, forse, raccontare da testimoni, una vicenda assurda e inevitabile. Ma il Presidente, biondo ed accigliato, assumendo una posa estremamente misurata opportuna per la triste circostanza, ha affermato che occorre fare qualcosa.

(Mauro Magnani)

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