Cambiavento

Le radici delle Acque minerali

Pubblicata il 14 ottobre 2017

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Acque minerali 1913. Festa dei ciclisti rossi
Imola. Oggi si fa un gran parlare di memoria e di radici. Ma non tutte le memorie sono uguali e non tutte le radici sembrano meritare rispetto. La memoria che riguarda il parco delle Acque minerali è corta, e le radici dei suoi alberi sono considerate una specie di appendice del nastro di asfalto che gli corre attorno. L'autodromo ha poco più di sessant'anni, ma il parco è ultracentenario. Gli amministratori imolesi sembrano dimenticarlo, nonostante che ricercatori attenti ne abbiano documentato passo dopo passo la nascita.

Come area verde frequentata in occasioni diverse dagli imolesi risale all'Ottocento. L'inizio della sua storia e il nome stesso, datano all'anno 1830, quando un medico imolese, Gioachino Cerchiari, scoprì le sorgenti dell'acqua sulfurea e dell'acqua marziale ai piedi della collina del Castellaccio, e ne scrisse in un suo saggio intitolato Sulle acque minerali imolesi osservazioni terapeutiche e regole da osservarsi nell'uso loro.

Settimanale Annunziatore, agosto 1886Fu allora creato uno stabilimento idroterapico e cominciò la frequentazione dell'area arricchita via via di alberi che oggi possiamo ben dire secolari. Nella bella stagione accorrevano anche forestieri, sì che, per l'interesse della città e dei suoi commerci, nel 1872 il Comune decise di prendere in affitto lo stabilimento, allora gestito dalla Congregazione di Carità e lo dotò di servizi per renderlo più accogliente al pubblico. Sono documentate sulla stampa locale di fine secolo varie iniziative di intrattenimento con bande e spettacoli.
Le Acque minerali erano un luogo di loisir, e per facilitare l'accesso ogni anno d'estate veniva collocata più o meno dove ora c'è il ponte che porta all'autodromo una passerella di legno. "Il parco era un luogo di ritrovo per le persone di tutte le età e di tutti i ceti sociali - scrive la studiosa Lucietta Villa -, non solo dove si passavano le acque, ma anche dove trascorrere le calde giornate estive, tra passeggiate e giochi in compagnia".
La mossa decisiva per consegnare il parco alla città tutta fu nella scelta del Comune di acquisirlo mediante permuta con altri beni. È il 1924 e i flussi conoscono un incremento anche grazie alla costruzione del viale Dante e del ponte in cemento.

Nei decenni seguenti mentre perdeva attrattiva come stabilimento termale anche per problemi relativi Le Acque tra le due guerrealle sorgenti minerali e alla loro captazione, il parco, anche per il sorgere di impianti sportivi (tennis, stadio, campo di calcio) diventava sempre più uno spazio privilegiato del tempo libero, e tale rimase nonostante i danni che la guerra portò.

Ma forse non è neanche il caso di andare tanto lontano per documentare l'esistenza di un forte legame tra la città e il suo parco storico. Sono abbastanza vecchia e abbastanza imolese, e non ricordo un momento felice dell'infanzia e della giovinezza che non abbia qualche legame con le Acque minerali. D'estate c'erano mattini speciali in cui, dopo la chiusura delle scuole, bambini e ragazzi andavamo a schettinare (ma noi dicevamo scattinare) nella pista da ballo. L'autodromo non c'era ancora, e anche quando fu tracciato non avrebbe eretto se non dopo molti anni quelle barriere di acciaio e cemento che lo separano dalla città.

Oggi tuttavia la barriera più grande è il rumore che, se è vero che per ben 29 fine settimana dell'anno il circùito è sede di attività motoristiche (peraltro raramente affollate di spettatori), tiene lontani i cittadini, producendo un vero esproprio a loro danno. Qualcuno può forse sostenere che un ambiente d'alberi, prati e campi sportivi si sposi con il rumore continuo dei motori a scoppio? Dire, come pure qualcuno fa, che l'attrazione del parco sia proprio l'autodromo, mi sembra più che un'opinione una menzogna.

E la statua di Senna? Obietta qualcuno che nota le bandierine brasiliane aggrappate alle reti sul bordo della pista. Già Senna. Il destino scelse il 1° maggio, giornata densa di storiche battaglie nella città di Imola, di manifestazioni e raduni popolari proprio al parco, per fare morire il giovane pilota e per infliggere un'amputazione dolorosa alle nostre Acque minerali. Si attribuì infatti al tracciato della pista la causa dell'incidente mortale, e per ridisegnarlo si procedette, senza pietà e con molta fretta, al taglio del vasto campo del tamburello con la folta riviera d'alberi che lo incorniciava. Una cicatrice ancora visibile per chi ricorda e sa.

Credo però che in questa difficile situazione, quando la fruizione di un grande parco viene sacrificata all'utilizzo dell'autodromo che assorda e inquina con gli scarichi di auto e moto, non si tratti tanto di discutere di priorità storiche, decenni o secoli che siano, di radici o di memorie più o meno nobili, ma di una scelta di benessere e di futuro per i cittadini, una scelta di salvaguardia di un bene che dovrebbe essere prioritario, perché col suo verde, con gli spazi di gioco per i bambini, con i campi di tennis e lo stadio contribuisce alla salute di chi lo frequenta.

(Giuliana Zanelli)

Il saggio di Lucietta Villa, Un secolo di storia delle Acque minerali di Imola: dalla scoperta, alla concessione, allo sfruttamento in "Pagine di vita e storia imolesi" n. 13 (2011).

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